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Esteridi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 25 gennaio 2010 alle 09:56 dallo stesso autore - torna alla home

Il responsabile della Protezione civile va nell’isola per criticare gli Usa e l’Onu. E si becca le rispostacce del Palazzo di Vetro e le reprimende del governo.

un haiti Povera Haiti, dopo la tragedia anche la Bertolaso S.p.a.«Bertolaso ha fatto proposte importanti al governo e al presidente di Haiti sulla sorte di tanti bambini e sulle linee di evacuazione. Poi qualcuno gli ha chiesto di parlare da giornalista e lui ha attaccato frontalmente l’America e le organizzazioni internazionali. In queste ultime dichiarazioni il governo italiano non si riconosce». Così parlò il ministro degli esteri Franco Frattini a proposito delle critiche mosse dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ai soccorsi prestati ad Haiti dagli Stati Uniti e dalle organizzazioni internazionali.

PAROLE, PAROLE, PAROLE – Che aveva detto, Bertolaso? Nulla di così sorprendente: si era semplicemente, da italiano, fatto riconoscere. Collegato dalla capitale haitiana con la trasmissione In mezz’ora di RaiTre, aveva parlato di situazione “patetica“, che “si sarebbe potuta gestire molto meglio. Una volta arrivati sul luogo di un disastro, si pensa subito a mettere un grande manifesto con lo stemma della propria organizzazione, a fare bella figura davanti alle telecamere, piuttosto che mettersi a lavorare per portare soccorso a chi ha bisogno“. Insomma, secondo la logica di Guido, arrivare sul luogo del disastro per farsi vedere dai fotografi è male; fare la stessa cosa in collegamento con la tv italiana, invece, è roba da encomio. Una logica tutta sua.

ANCHE L’ONU SI ARRABBIA - Che ieri era stata esecrata anche dall’Onu: “Non condivido assolutamente quello che dice Bertolaso” a proposito della situazione degli aiuti trovata ad Haiti definita “patetica“, ha detto Roberto Dormino, uno dei capi della logistica Onu ad Haiti, a Radio Capital. E poi è anche sceso nel tecnico, per spiegare quali sono le differenze con le altre tragedie: “Col terremoto dell’Aquila sono potuti confluire centinaia e centinaia di migliaia di militari, potevano essere requisiti tutti i mezzi pubblici“, ha ricordato Dorminio ai microfoni di Radio Capital. “Qui che cosa facciamo confluire? A Port-Au-Prince non c’è nulla. Non ci sono né strutture né mezzi. Qui non c’è un parco veicoli che può essere utilizzato. Non c’è un taxi, né una macchina o un camion. Più di tanto non si può fare. Il governo non esiste, le frontiere sono aperte. E’ tanto facile dire è ‘patetico’. Se le Nazioni Unite fossero state in Italia quando c’è stato il terremoto avremmo fatto la stessa cosa che ha fatto Bertolaso. Qui invece arrivano solo persone ma mancano le macchine”, ha sottolineato Dormino. E sulla proposta di un vertice dell’Onu per gestire quest’emergenza nel mondo uno dei capi della logistica Onu sull’isola ha detto che “potrebbe essere una proposta giusta se tutti questi aiuti fossero stati coordinati prima di arrivare. Ma bisogna vedere le condizioni del Paese in cui stiamo“.

MA NON ERA UN ESPERTO? – Le parole di Dormino fanno riflettere. Perché spiegano con dovizia di particolari che quello che vorrebbe fare Bertolaso, ad Haiti, non è possibile. Per questioni tecniche. Ovvero, quelle questioni di cui uno come il responsabile della Protezione Civile italiana dovrebbe essere esperto. Bertolaso vorrebbe fare il “coordinatore del mondo”, come dice di lui Frattini al Corriere. Così, rischia di essere soltanto un’attention whore.

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