Benedetto XVI punta sul popolo del web
25/01/2010 - STRATEGIE – Per quanto ancora vagamente espressa, l’idea del Papa per la cyber-catechesi del millennio duepuntozero si chiama multimedialità. “Ai Presbiteri, invece, è richiesta la capacità di essere presenti nel mondo digitale nella costante fedeltà al messaggio evangelico, per esercitare
STRATEGIE – Per quanto ancora vagamente espressa, l’idea del Papa per la cyber-catechesi del millennio duepuntozero si chiama multimedialità. “Ai Presbiteri, invece, è richiesta la capacità di essere presenti nel mondo digitale nella costante fedeltà al messaggio evangelico, per esercitare il proprio ruolo di animatori di comunità che si esprimono ormai,
sempre più spesso, attraverso le tante “voci” scaturite dal mondo digitale, ed annunciare il Vangelo avvalendosi, accanto agli strumenti tradizionali, dell’apporto di quella nuova generazione di audiovisivi (foto, video, animazioni, blog, siti web), che rappresentano inedite occasioni di dialogo e utili mezzi anche per l’evangelizzazione e la catechesi.” Non a caso, manca qualsiasi riferimento all’ultimo grido in fatto di moda digitale, cioè il social networking. A qualcuno sembrerà l’ennesima dimostrazione dell’incapacità di questi biechi reazionari tradizionalisti di comprendere il nuovo orizzonte, ma ci sono ragioni fondamentali (e giuste) che spiegano l’omissione. E che spiegano il perché si può affermare fin da ora che, per quanti sforzi facciano i preti, in rete sarà ben difficile che possano sfondare sul serio.
NON POSSIAMO, NON DOBBIAMO, NON VOGLIAMO – La Chiesa cattolica, ma vale per quasi tutte le grandi religioni, alcune cosette non se le può permettere, a prescindere dal mezzo utilizzato per farsi pubblicità. Tra questi lussi eccessivi rientra la possibilità di decentrare la responsabilità di elaborare il messaggio. Detta altrimenti, non è pensabile che il Vaticano possa anche solo considerare l’idea di promuovere contenuti generati dai fedeli per cui è costretto a restare ancorato alla comunicazione ad una via: il prete parla, gli altri ascoltano e scelgono se pigliarlo per buono oppure no. E non vale nemmeno per tutti preti. Questo tipo di comunicazione è efficace in tivvù, va bene alla radio, ma nel web è peccato mortale che si paga con l’eterna dannazione all’oblio. Del resto, è difficile pensare che si possa aprire un dibattito sulla Verità Rivelata o che si possa discutere la versione ufficiale dei Dieci Comandamenti senza entrare un tantino in contrasto con la mission aziendale. Qui lo spazio per il compromesso non è neanche minimo per cui, al massimo, si può optare per la moderazione dei commenti. Troppo poco
per solleticare la fantasia dei potenziali fedeli. Se escludiamo dal possibile bouquet d’offerta anche l’intrattenimento facile e il porno, va da sé che qualsiasi operazione possano inventarsi le porporate commissioni vaticane sia destinata a perdersi tra i milioni di cataloghi aziendali che nessuno va a guardare.
QUALCOSA, PERÓ … – Tuttavia, volendo rinunciare al sogno di catechizzare il globo, l’internet potrebbe pur tornare comodo agli interessi della Santa Sede, specie se si volesse tornare sul serio alla tradizione della Chiesa medievale che Ratzinger ha mostrato in più di una occasione di rimpiangere in modo sincero. A patto che si decida, pur tenendosi strette le nobili ragioni e i valori cardine, di ispirarsi più a E-bay che a Facebook. Sarebbe anche un’idea più in linea con le professionalità storicamente espresse dalle organizzazioni che ruotano intorno al cupolone le quali, quando si tratta di trasformare in denaro terreno le paranoie dell’anima hanno pochissimi rivali. Allora sì che un sito dove si possa comprare a rate la redenzione, dove ci si possa prenotare un posto d’elite nell’ultimo viaggio verso il Bengodi Eterno, dove si possa fare incetta di reliquie scaccia-malocchio o dove sia messo all’asta il salvifico prodigio capace di far camminare gli storpi avrebbe un successo planetario. Probabilmente, se si partisse da lì si potrebbe perfino sperare di riempire di nuovo le chiese. In fondo, l’internet non ha per nulla modificato il rischio di estinzione dei grulli: ne ha semplicemente cambiato l’indirizzo. Per gli altri, per quelli che ci credono seriamente, web o non web cambia niente. Resta da capire quale platea abbia in mente il Sommo Pontefice: se sono i secondi, quel che c’è oggi in rete basta e avanza, ma se sono i primi allora cambia tutto.













Secondo me dovrebbero puntare sui giochini online tipo Farmville. Che ne dite di “Catholicville”? dove giochi a costruire la tua bella comunità di fedeli virtuali
p.s. bell’articolo
ce n’era uno lanciato da famiglia Cristiana. Un annetto fa mi avevano invitato a giocare. Era una specie di test per misurare la propria familiarità con i vari protagonisti del Vangelo o per vedere a quale di loro si rassomiglia. Mi pare. Qualcuno se lo ricorda?
Eccolo, era questo che ricordavo: “Vota il più simpatico del Vangelo” http://www.facebook.com/topic.php?uid=71682892936&topic=8360#/famigliacristiana?v=box_3
Non credo che la Chiesa sia in cerca di clienti, cerca semplicemente di allargare gli orizzonti in maniera diversa, offrendo, anche attraverso i social network, delle risposte “concrete e mature” ai bisogni dei giovani: ma è una strada irta, difficile e piena di ostacoli!
La Chiesa entra nel web, un pò come dire: se maometto non va alla montagna, è la montagna che va da maometto… ma maometto si farà perscare? ho i miei dubbi!
L’ostacolo più grande è la Chiesa stessa e la sua struttura di potere, intrinsecamente antitetica al concetto di condivisione e quindi di rete.
L’articolo è lucidissimo e centra appieno la questione. Come può il Papa, che, come ben sai, è infallibile, aprire un blog e mettersi a discutere con migliaia di comuni mortali che lo prendono per il culo?
Ma te lo immagini il vicario di Cristo, il mini-Dio, che difende la transustanziazione, il purgatorio, la verginità della Madonna, dall’assalto di una torma di peccatori miscredenti?
La Chiesa cattolica rappresenta l’ultimo esempio di assolutismo teocratico occidentale. Se si mettesse in rete verrebbe fatta a pezzi e si esporrebbe al ridicolo.
La rete è sinonimo di comunità (ecclesia) e trasparenza.
Il Papa non può permetterselo. Se il re fosse nudo mostrerebbe la propria vera identità.
La pelle incartapecorita sotto la sottana, il crine irto di sangue rappreso, sulla gobba che sostiene i mali del mondo; gli zoccoli da satiro, le possenti cosce, le articolazioni rivolte. Le corna ritorte da sotto la mitria. Densa la barba, immersa sino al gozzo, nel corpo vivo delle ingiustizie. Rivoli di sangue da quell’unico anello, che li domina tutti. L’occhio svelto e sottile sulla prossima preda. La lingua avida e triforcuta, come tentacoli di lumaca, esplora il terreno di caccia. L’anticristo.
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Z, fantastica risposta. Che condivido e sottoscrivo.
Comunque, la Chiesa Apostolica romana può fare quel che vuole. Su internet nessuno è costretto a sentire le baggianate di B4x4.
La Rete non è Raiset!!!!!!!!!!!
E questo è fonte di immenso gaudio!!!!!!!!!