Gloria
24/01/2010 - In quell’occasione Alamaro scoprì che non amava essere rifiutato, che non apprezzava di subire l’atteggiamento distaccato che invece a lui piaceva molto mantenere. Forse gli era già accaduto qualcosa di cosa simile, ma aveva come al solito rigettato l’esperienza. Ora
In quell’occasione Alamaro scoprì che non amava essere rifiutato, che non apprezzava di subire l’atteggiamento distaccato che invece a lui piaceva molto mantenere. Forse gli era già accaduto qualcosa di cosa simile, ma aveva come al solito rigettato l’esperienza. Ora si sentiva ferito. Non che nutrisse il minimo interesse nei confronti di Gloria, ma si compiaceva nel sapere che un’altra donna ancora lo trovava irresistibile. “Dispiace tantissimo anche a me, ma ti comprendo. Ti auguro ogni bene, Gloria.” “Anch’io. Ora scusami, sto uscendo.” Gloria riattaccò e pianse. Era stato il suo analista che le aveva insegnato a comportarsi così. Aveva imparato che un rifiuto può essere gratificante, quando lo si impone a chi ti fa soffrire.
Appena aveva riconosciuto la voce di Alessio, aveva ben chiaro il no che gli avrebbe detto, qualsiasi fosse stata la domanda. Comunque non era stato un gesto liberatorio, e lei era più depressa di prima. Alamaro provò un senso di fallimento e per distrarsi nuotò un paio d’ore in una delle due piscine dell’albergo, che aveva fatto costruire per sé. Di solitudine in solitudine, era diventato un ottimo nuotatore. Nuotare lo liberava dai brutti pensieri, che defluivano dal suo corpo e si scioglievano nell’acqua. E quella notte dormì benissimo, come se si fosse liberato non già di un peso, ma di una colpa. Portò in ufficio un bisogno di conferme latente, e, dopo una giornata di lavoro intensa, visto che si faceva tardi, Alamaro ritenne simpatico invitare a cena Aurora. Riaccompagnandola a casa, la baciò e lei, consenziente e felice, lo invitò a entrare. Lui accettò, entrò, ma alle quattro del mattino Alamaro era nel suo albergo che si tuffava e guardava la sua ombra nera allungarsi sul fondo come una macchia. Qualcuno doveva compensare il rifiuto di Gloria, e Aurora era lì. Si augurò fosse una ragazza che scordava con facilità. Aveva lasciato l’ombra e la colpa impressa sul fondo della piscina e si sentiva rilassato. Per questo decise di non chiudere occhio, perché aveva paura di addormentarsi malgrado il torto che aveva fatto. I due giorni seguenti trattò Aurora con immensa dolcezza e percorse decine di vasche, finché la terza sera, dopo cena, cadde in un sonno riprovevole, ma sano. Fu svegliato la mattina dopo dal telefono.
“Signor Alamaro, c’è per lei la Signora Costanza. Gliela passo?” Il bello di vivere in un albergo di lusso è che ti chiamano con il nome che tu scegli per te stesso senza fare storie. “No, le dica di salire un attimo, per favore.” Come aveva fatto a dimenticarsi il pranzo a Sirmione? Si alzò di corsa, aprì la porta del suo appartamento e si fiondò in bagno a prepararsi. Quando lei entrò era già uscito dalla doccia. “Scusami, Costanza, stavo dormendo.” “Sono stupefatta, Alessio. È la prima volta da quando ti conosco che sei in ritardo. Hai un aspetto orrendo, di uno che ha passato la notte in bianco. Ma cosa ti succede?” “Ti sbagli, ho dormito come un sasso. Semplicemente c’è che non sono più Alessio, questo mi succede.” Le sorrise. Voleva solo piacerle, nient’altro. “Sbrigati.” Perché continuava a ostinarsi a cercare uno che aveva cambiato prima nome e poi personalità? Costanza aveva preparato molte domande da fargli, ma per i primi cento chilometri le sembrò che lui fosse sveglio da troppo poco tempo e per il restante tragitto che mancasse troppo poco per affrontare un discorso così complesso. Così parlarono di stupidaggini, finché lui, quando ormai erano sul lungolago, all’improvviso pose una questione a dir poco inopportuna. “Sai, ho scoperto di recente che piaccio alle donne. Perché, secondo te?” Costanza lo giustificò dicendo a se stessa che in fondo uno concentrato negli affari e nella finanza poteva aver mantenuto sul fronte sentimentale un certo candore, ma poi si disse che uno così non era ingenuo da almeno quattro decenni. Se c’era innocenza in lui, era per forza simulata. E comunque la sua anima di seduttore era intrinseca, non dipendente dal nome né dalla personalità né dal successo. Alamaro era una tentazione che scalava il suo spirito di donna senza che lei lo volesse. Era così, ma non voleva confessarlo. Anche le altre dovevano provare la stessa attrazione.
“Ma non ti viene in mente che chiedere proprio a me una cosa del genere non è per niente simpatico?” protestò, ma non era arrabbiata. “Scusa, ma non mi è venuto in mente nessun altro con cui trattare l’argomento.” Quando Alessio voleva qualcosa, la desiderava infinitamente, ma lei non aveva mai capito per quanto tempo infine egli desiderasse conservare ciò che gli otteneva la sua volontà. Doveva resistere al pensiero piacevole e urticante di essere diventata un desiderio per un uomo, in fondo, partito con un nome e tornato con un altro. E che, partendo, l’aveva abbandonata. Erano arrivati. Costanza parcheggiò e, prima di uscire dalla macchina, aveva una risposta. “Piaci alle donne perché sei bello e ricco, ma io ti ricordo contorto e freddo.”












