Enrico Musso (Pdl): “I favorevoli al processo breve sono in minoranza. “Se tutti avessero fatto i propri comodi il provvedimento avrebbe anche potuto non passare”. Secondo il senatore di maggioranza che ha votato contro l’ultima discussa norma voluta dal Cavaliere, molti suoi colleghi avrebbero votato a favore solo per convenienza
“Ho avuto centinaia di messaggi di sostegno via e-mail, facebook e altro”. Il senatore Enrico Musso non si sente isolato nel suo partito, né crede la sua permanenza nel Pdl possa essere messa in discussione. Anche se qualcuno ha posto la questione dalle colonne dei giornali. Il parlamentare ligure, docente di economia applicata e candidato alla carica di sindaco di Genova, mercoledì scorso ha manifestato il suo malessere per il processo breve allontanandosi dall’aula del Senato al momento del voto. “Stiamo commettendo un errore grave – aveva detto nel suo intervento, poco prima della votazione – quello di non ammettere pubblicamente che c’erano due obiettivi, quello della ragionevole durata dei processi e quello che è diventato una sorta di agenda nascosta, la tutela del presidente del Consiglio”. Un intervento che gli era valso dure critiche da parte del coordinatore regionale ligure del Pdl, Michele Scandroglio, e del compagno di banco a Palazzo Madama Giorgio Bornacin. Lo accusano di non aver saputo afferrare la valenza politica della legge e di voler semplicemente strappare voti a sinistra in occasione delle elezioni comunali genovesi. Musso non ci sta. Apre a legittimo impedimento e lodo Alfano costituzionale e respinge le accuse: “La mia posizione non è affatto isolata”. Tra la base e tra i dirigenti.
Dopo il no (non voto) al processo breve lei è stato duramente accusato dalla sua maggioranza e dal coordinatore regionale del suo partito. Crede che, in regime di liste bloccate, la sua candidatura ed elezione, per le prossime tornate elettorali sia compromessa. O crede che questa divergenza col Pdl non influisca in alcun modo sulla sua “eleggibilità”?
La mia posizione non è affatto isolata fra gli elettori del Pdl, soprattutto fra i più moderati e liberali: ho avuto modo di rendermene conto in queste 24 ore, nelle quali ho avuto centinaia di messaggi di sostegno via e-mail, facebook e altro. Di conseguenza dovrebbe essere comunque importante mantenere nelle liste la rappresentanza di tutte le posizioni significative. Chiaramente, questa importanza non è decisiva come in un sistema elettorale basato sulle preferenze, ma resta comunque preferibile “offrire” una lista che raccolga posizioni articolate.



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Sulla legittimità o meno del processo breve, si possono tranquillamente sbizzarrire, diversi ragionamenti giurisprudenziali; il problema principale sta proprio, come ha ben sottolineato lei, nell’errore di aver aggiunto una norma transitoria: ed è questa la forza del processo breve che fa ricorso a leggi interpretative autentiche ammissibili anche nei settori in cui opera il principio della irretroattività…però è anche vero che, l’emanazione di una norma transitoria presuppone proprio l’esistenza di un dubbio interpretativo che ci cerca di ovviare dettando disposizioni legislative per tutti vincolanti: ecco quello che è stato fatto, a mio avviso.
Ma, resta il fatto che, si oltrepassano i limiti della ragionevolezza sancite dall’art 3 della Cost. cosi come è accaduto per il lodo Alfano…principio che non può essere violato nemmeno da una legge, almeno che non venga modificata la prima parte della Costituzine e i suoi principi fondamentali: ma a questo provvederà, vero, Silviuccio!
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