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pubblicato il 22 gennaio 2010 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Per l’Istat tra il 2000 e il 2008 è aumentata. Eppure, sempre per lo stesso istituto nazionale di statistica, siamo solo dodicesimi in Europa per il pro capite. Ecco come i numeri e il buon senso smentiscono il buon governo dell’amore & Confindustria.

Negli anni che vanno dal 2000 al 2008, secondo l’indagine dell’Istat sulla “Spesa delle amministrazioni pubbliche per funzione”, pubblicata proprio ieri, si è avuto una forte crescita soldi del recupero crediti Con Berlusconi & Tremonti è esplosa la spesa pubblicadella Spesa pubblica, ovvero l’insieme delle spese del settore pubblico per l’acquisto di beni e servizi e per i trasferimenti, inclusi gli interessi sul debito pubblico, in rapporto al Pil, passata dal 46,2% del 2000 al 49,3% del 2008. Anche la spesa primaria, vale a dire la spesa generale al netto degli interessi, mostra un brusco aumento, tale che in rapporto al Pil sale dal 39,9% del 2000 al 44,1% del 2008. Già  ce ne siamo occupati in passato , ma questa indagine dell’Istat ci permette di aggiungere alcune altre importanti considerazioni. Innanzitutto, nel periodo considerato, è bene ricordarlo, per quasi 6 anni, l’Italia è stata guidata da governi di centrodestra; anzi, ha avuto in quella che Pietro Nenni amava definire la “stanza dei bottoni”, addirittura gli stessi protagonisti. Silvio Berlusconi a capo dell’esecutivo e Giulio Tremonti ministro dell’Economia. Mai come questa volta, quindi, i responsabili politici di questo pesante aggravio dei nostri conti pubblici che peraltro si ripercuoterà (spiegheremo poi perché) su tutti i cittadini, specie quelli meno abbienti, sono perciò evidenti.

PAGA PANTALONE, PAGA! - E allora soffermiamoci su questa importante indagine dell’Istat, sulla quale, manco a dirlo, nei diversi tg nazionali è calata o quasi la sordina. L’istituto nazionale di statistica ha evidenziato “un aumento della spesa per consumi finali, dal 18,5% del 2000 al 20,2% del 2008, attribuibile in gran parte all’aumento dei redditi da lavoro, dei consumi intermedi e della spesa per prestazioni sociali in natura“. Un aumento, come si vede, tutto sommato modesto, di nemmeno 2 punti percentuale in otto anni, assai inferiore, per esempio, all’aumento del costo della vita nello stesso intervallo di tempo considerato. Ancora meno crescono le “prestazioni sociali in denaro in rapporto al Pil”, che passano dal 16,4% del 2000 al 17,7% del 2008. A riprova di quanto e male, per esempio, s’investa in welfare ed assistenza. E allora com’è che il dato complessivo (che poi è una media ponderata) segna un aumento più alto di questi aumenti parziali? Nel periodo 2000-2008 si nota dal rapporto una flessione dell’incidenza delle funzioni tradizionali: servizi generali delle amministrazioni pubbliche, difesa, ordine pubblico e sicurezza. In sostanza, sono questi i settori dove ci sono stati i tagli più consistenti. Il che, tanto per restare in tema, “taglia la testa al toro” a quel luogo comune (o se vi pare spot elettorale) che vorrebbe con il centrodestra al governo maggiori investimenti per la sicurezza dei cittadini, per la difesa ecc. L’andamento della spesa risulta, invece, crescente per la funzione “Affari economici”, soprattutto a causa di operazioni “straordinarie” come i “trasferimenti in conto capitale al gruppo Fs, la cancellazione dei crediti dello Stato nei confronti della società Tav (sempre gruppo Fs), il ripiano dei debiti della Presidenza del Consiglio per l’editoria e i rimborsi dell’Iva sulle auto aziendali“. La funzione “Protezione dell’ambiente e il riassetto del territorio” registra anch’essa un lieve aumento, mentre le funzioni “Sanità, Cultura, e Protezione sociale” mostrano tendenze di aumento sostenuto. In particolare, la sanità e la previdenza. Tra il 2000 e il 2008, la spesa per queste due funzioni è passata da 279 a 407 miliardi; in percentuale, rispetto al totale della spesa pubblica, si è avuto un aumento dal 49,5% del 2000 al 52,5% del 2008. Inutile ricordare però che nel nostro Paese, più che altrove, è in atto un repentino invecchiamento della popolazione con tutto quello che ne consegue, appunto, in termini di previdenza e spesa sanitaria.

NOI, ITALIA - Sempre l’Istat, appena un anno fa, ci ricordava nell’indagine denominata “Noi, tremonti%202 Con Berlusconi & Tremonti è esplosa la spesa pubblicaItalia”, che nel 2008 il rapporto Debito pubblico/Pil nel nostro Paese è stato del 105,8% mentre nel 2007 era al 103,5%. “Il più elevato tra i 27 paesi membri dell’Ue”. Nel 2009 il debito è continuato a salire, anzi a schizzare verso l’alto, con un aumento di oltre 10 punti: 115% . Nel 2008 (il dato ufficiale del 2009 è di prossima uscita) la spesa pubblica per abitante, è ammontata a circa 12.800 euro, valore che ci ha collocati  al 12.mo posto nella graduatoria europea. Questo dato, a sua volta, smentisce un altro refrain sempre molto caro a certi osservatori “d’area” (basta leggere certe paginate economiche de Il Giornale, di Libero o Il Tempo) vicini al centrodestra o dello stesso Sole24ore di Confindustria. Su questi quotidiani si è spesso letto che “in Italia, la spesa pubblica è eccessiva, specie rapportata agli altri paesi europei“. Come si vede non è così. In particolare, per le spese correnti, ossia le spese destinate al normale funzionamento dello Stato: stipendi, pensioni, acquisto di beni e servizi ecc. la spesa risulta essere ampiamente nella media europea. In realtà, da noi si spende male ed in questi anni, i governi targati Berlusconi hanno dato sempre un formidabile contributo affinché ciò avvenisse. Mediamente, inoltre, sono le regioni del centro-nord ad avere i livelli di spesa per abitante più elevati: questo spiega, ma non solo ovviamente, anche perché in quelle stesse regioni la “qualità” dei servizi pubblici offerti, risulta migliore che altrove.