Fabrizio Corona, innocente e vittima
21/01/2010 - Prosciolto dal gup, e pronto alla giubilazione: se la prende con i magistrati e col destino barbaro e cieco. Ma soprattutto, come dice la canzone, non perdona. Fabrizio Corona oggi che è stato prosciolto si vergognerà un po’ meno di
Prosciolto dal gup, e pronto alla giubilazione: se la prende con i magistrati e col destino barbaro e cieco. Ma soprattutto, come dice la canzone, non perdona.
Fabrizio Corona oggi che è stato prosciolto si vergognerà un po’ meno di essere italiano. Un gup dal cognome terrone come
Corona, Barrella, gli ha ridato l’onore (ma non il tempo passato in prigione). L ’ ”associazione per delinquere finalizzata all’estorsione e allo sfruttamento della prostituzione” è un “fatto che non sussiste”. Niente. “Le mie parole e tutte le battaglie che ho combattuto fino ad adesso non sono state battaglie perse”.
HENRY JOHN, CHI ERA COSTUI? – Woodcock, ve lo ricordate ? Quello che il Riformista tradusse in “cazzodilegno” perché Polito s’era tanto raccomandato ai suoi tempi, ragazzi l’inglese boys l’inglisc wuagliù dimostrate di sapere l’inglese. Ecco. “Da ieri comincia una mia piccola rivincita perché è stata fatta la prima giustizia. Rivivo in questo momento una sensazione di adrenalina, di rivincita, come se fossi tornato a vivere”. Woodcock, quel magistrato centauro di Napoli quartiere sedotte e abbandonate dalla flotta inglese che da Potenza si precipitò a iscrivere nel registro degli indagati Savoia, Corona, i casinò di Montecavolo, la razza cafonal di Roma. Quello che agli interrogatori delle bonazze chiedeva di scendere nei particolari manco fosse stato un ginecologo o Alfonso Signorini. Il collega di menabò di De Magistris. E d’aula del pm Frank Di Maio (ce ne fosse stato uno d’italiano a Potenza, per questo non capivano l’Italia). “Sono sicuro che mi prenderò tante rivincite e aiuterò le persone giuste che credono nella legge a far rispettare i miei diritti e a far si che le mie battaglie non siano valse a niente”. Ecco, quello sul quale si divise l’Italia in Woodcock ha ragione contro Corona ha torto s’era sbagliato. Trascurati gli elementi a favore dell’imputato.
INNOCENTE! – Corona strano a dirsi non ha estorto danaro in concorso e non ha sfruttato la prostituzione di nessuno. “Vi assicuro che nei prossimi giorni non sarò assolutamente tranquillo: non mi interessa quello che ho fatto, i film, i soldi, le linee di abbigliamento”. Oddio, soldi è sicuro, fare l’amore al chiaro di luna con la fidanzata d’Italia al mare con le chiappe chiare in un paese islamico altrettanto. Film e vestiti non se li ricorda nessuno, a parte un par di mutande che lanciò quando stava ai domiciliari. Mettiamola così, come vuole il giudice Barrella: ha fatto quasi tutto. “Quello che più mi dispiace è che in Italia manca una legge: la legge della responsabilità oggettiva del magistrato quando esso stesso sbaglia; oggi mi sembra banale fare i soliti insulti anche perché la rabbia non c’è più, però una persona che fa delle indagini per avere visibilità spendendo tantissimi soldi, e poi l’inchiesta finisce in niente, è ingiusto che continui a fare il suo lavoro e gli si permetta di continuare a fare delle inchieste”. Gli mancava soltanto la sdrucita, sputtanata e inutile retorica su poteri e responsabilità, Montes-chié e il carcere vero trova le differenze, la morale con l’accento di Catania e l’ignoranza di Milano alla responsabilità di chi giudica dritta al cuore benaltrista di un popolo d’eterni incensurati. “Come pagano le persone che vanno in carcere, devono pagare, ovviamente non con il carcere, le persone che sbagliano le inchieste, perché se io sono finito in carcere e ho fatto 150 giorni di detenzione, quei 150 giorni potrebbero avermi cambiato la vita per sempre e nessuno può più darmeli indietro”.
E NON PERDONA – Avrà fatto altro nella vita, sesso, pensare, ridere, magari senso ma non questo. Non ha fatto, amen. O almeno. Non ha fatto nulla per cui dovesse scontare 150 giorni tra gattabuia e stanza da letto che detti così sembrano meri numeri. Ma che rappresentano ben cinque mesi di vita di un uomo. Sono pur sempre la metà quasi di un calendario. “Oggi apriamo un capitolo del quale dovremo parlare per molto tempo; io non riesco ad accettare neanche adesso che sono passati 3 anni dall’inizio delle indagini, perché il pm Woodcock nella sua inchiesta e nelle sue intercettazioni aveva le stesse cose che hanno adesso gli inquirenti, però le ha lasciate stare. Questa non è legge”. Insomma, “Fabrizio non perdona” (vuole la canzone) ma alla fine, Barrella dixit, non è mica tanto sveglio. Pure lui ha ceduto a quella compagnia giusta e infamante come una puttana dal cuore d’oro della campagna sulla giustizia giusta. Che è quella cosa che come la cominci manda in Parlamento qualcun altro. Corona strano a dirsi non ha estorto l’esibizionismo di alcuno e non ha sfruttato l’ambizione di nessuno. Ma ancora più strano a leggerlo è provarci adesso. Fabrizio non perdona ma alla fine nonostante tutti i suoi ricordi sembra aver dimenticato.












