L’avvistamento di Denise a Kos: quando l’export italiano è il razzismo

Quello che è successo nella piccola isola di Kos è l’emblema del pessimo giornalismo che ci ritroviamo e di come...

Quello che è successo nella piccola isola di Kos è l’emblema del pessimo giornalismo che ci ritroviamo e di come il razzismo verso i rom sia tanto diffuso da essere perfino esportato all’estero.

Siamo già abituati ad episodi di falsi allarmi di pericolosità verso i rom: dal faziosissimo presunto tentativo di rapimento di una neonata a Ponticelli, che provocò la cacciata dei rom da tutta la città, a simili episodi in Sicilia o a Verona. Quello dell’isola di Kos è però il primo in cui sono stati superati i limiti nazionali. I fatti di base sono molto semplici eppure incredibilmente traviati dai media: una turista di Viterbo, al rientro da una vacanza in Grecia, vede un manifesto di Denise e ricorda che alcuni giorni prima era stata avvicinata da una bambina rom somigliante che voleva venderle un braccialetto Giunta a Viterbo ha fatto una regolare denuncia alla squadra mobile che ha interessato le autorità italiane e quindi quelle greche.

SOLITI GIORNALAI FENOMENI – Non è dato sapere cosa la turista abbia detto veramente ma i giornali hanno subito capito tutto: che la bimba era identica a Denise (ricordiamo che l’episodio era avvenuto qualche giorno prima e che in quattro anni la fisionomia di una bimba cambia molto) aveva perfetta padronanza dell’italiano (anche qui i ricordi possono essere falsati); che la madre non ha saputo dimostrare la sua maternità (lo sarebbe per tutte le mamme che non portano con sè lo stato di famiglia); anzi, ha detto di non essere la madre (questa poi…) e che per questo era stata immediatamente arrestata dalla polizia greca (che in realtà l’ha solo scortata in un albergo in attesa delle analisi); che le prime analisi hanno provato che non vi era consanguineità (gioiello questo presentato da Il giornale); che la bimba aveva proprio otto anni (e questo senza i documenti non è proprio facile da determinare…). In questo modo si è creata un’aspettativa immensa non solo nella famiglia Pipitone ma in tutta Italia e nel mondo.

CLAMORE INTERNAZIONALE – Infatti la notizia è stata ripresa da tanti giornali stranieri e da tante nazioni (questo link ad esempio è in Australia) che hanno il loro caso nazionale di scomparsa di una bambina piccola. Così la “Madeleine McCann italiana” ha ridato speranza a tutti coloro che sperano che il loro figlio/figlia possa un giorno essere effettivamente ritrovato e non morto (come nella stragrande maggioranza dei casi avviene), accidentalmente o meno. Ma, come dice anche un giornale inglese, la notizia ha avuto una rilevanza mondiale perché ognuno ha cercato in questo caso (che all’inizio, grazie alla numerose “leggerezze” riportate si presentava assolutamente come risolto) la conferma che 

effettivamente i rom rapiscono i bambini. E che le innumerevoli segnalazioni (presenti anche nel caso Pipitone) di persone scomparse in compagnia di nomadi venissero clamorosamente ribadite.LA VERITÀ – E invece ancora una volta è bastata una prima analisi del sangue per capire che la madre era proprio quella “arrestata“, cosa poi confermata dal DNA diverso. Così spegnendosi le luci di questa vicenda sull’immenso dolore della povera madre di Denise ci si è dimenticati completamente dell’altra madre incolpevolmente violentata da questa vicenda e, tacendo completamente sul fatto che mai sono stati riscontrati casi di rapimenti di bambini da parte di rom, si è confermato (e anche esportato un po’ all’estero) la liceità di sospettare di ogni rom che porta con sé un bambino.