di Federico A. Rand (Falkenberg)
postato alle 11:44 del 15 settembre 2008 in EconomiaTorna alla home

Il salvataggio di Freddie Mac e Fannie Mae non è esattamente come lo raccontano i media: non è un fallimento di mercato, ma dello Stato ed in particolare dei progressisti americani, bravissimi a scaricare le proprie colpe su avversari votati al masochismo e ad una certa venalità.

Il Governo statunitense ha salvato Fannie Mae e Freddie Mac, un fatto largamente atteso: gli spread, ossia il differenziale di rendimento fra i titoli delle due società e quello dei titoli di Stato USA, non è mai stato ampio. Vale ribadire un particolare, che sfugge a chi blatera di “fallimento del mercato” e del “liberismo”, dimostrando di conoscere poco la storia delle due società: Fannie Mae e Freddie Mac,  di privato hanno avuto a malapena i fornitori di capitale proprio. La storia di Freddie Mac e Fannie Mae è la storia di due aziende parastatali, create dal Partito Democratico, impiegate come mucche da mungere o come bancomat, difese con le unghie e con i denti da ogni riforma e adesso trasformate in un fallimento dell’amministrazione Bush soltanto grazie alla retorica liberal ed alla coscienza colpevole di repubblicani vendutisi per un piatto di lenticchie.

DUE SOCIETÀ PARTICOLARI - La relazione con il Congresso USA è sempre stata più che simbiotica: le due società sono nate tramite una apposita legge federale, che le ha dotate di almeno tre caratteristiche anomale e ben poco di mercato. Innanzitutto, le due agenzie sono sempre state esentate dal bisogno di seguire il codice civile o la legislazione bancaria: non si applicano loro né le norme a cui soggiaciono le normali società commerciali, né alcuna regolamentazione da parte della Fed o del Tesoro; non si applicano neppure le regole standard nella redazione del bilancio, o gli obblighi di comunicazione alla Borsa, sulla quale sono state quotate d’autorità ed esentate da gran parte degli obblighi previsti per chiunque altro.  Le funzioni di supervisione sono state affidate ad un regolatore creato ad hoc, al quale non sono mai stati concessi poteri e risorse sufficienti a svolgere il proprio lavoro.

OLIGOPOLIO DI FATTO - In secondo luogo, la garanzia statale è sempre stata implicita e molto ipocrita: la legge federale non ne parla, ma le due aziende e numerosi esponenti del governo americano e del Congresso hanno sempre fatto di tutto per far capire che invece una garanzia del genere esisteva eccome e che quindi gli investitori, nazionali ed esteri, potevano acquistare con tranquillità il debito ed il capitale emesso dalle due entità. Questo assetto ha generato e protetto  la nascita di un oligopolio di fattonell’attività caratteristica delle due società e delle “consorelle” Ginnie Mae e FHA: nessuna società privata avrebbe mai potuto competere con i tassi quasi governativi a cui si finanziano le GSE, oppure con i requisiti di capitale molto minori rispetto a banche che volessero svolgere attività simili.

I LEGAMI CON LA POLITICA - In terzo luogo, le regole di governance delle due società sono tali da permettere ai politici di influenzare pesantemente la scelta dei membri del consiglio di amministrazione, mentre d’altro canto lasciano piena libertà di azione alle due aziende quando si tratta di lobbying e sostegno finanziario a congressmen e senatori. Il Parlamento americano ha di fatto sempre potuto determinare strategie e dirigenza delle due società; In cambio di protezione ed aiuto, Fannie Mae e Freddie Mac hanno a loro volta speso centinaia di milioni di dollari per finanziare il Partito Democratico, da sempre il principale sponsor delle GSE, ed i singoli parlamentari repubblicani che si sono dimostrati leali difensori dei privilegi delle due aziende.

GLI IPOCRITI - Arrivati a questo punto non dovrebbe stupire il fatto che i progetti di riforma del settore non siano mai approdati a nulla. Il paradosso di questo salvataggio, infatti, è che l’amministrazione Bush, appoggiata nientemeno che da Alan Greenspan, ha presentato svariati progetti per privatizzare seriamente le GSE, trasformandole in una molteplicità (da 5 a 10) di entità più piccole e per aprire il mercato ad una effettiva concorrenza. Le campagne mediatiche e di lobbying hanno sempre impedito al governo di portare avanti la discussione, anche per colpa dei numerosi “franchi tiratori” fra le fila del partito repubblicano. Quello che stupisce, soprattutto per la faccia tosta, è che fra i maggiori critici dell’amministrazione siano quelli che, sino a poco tempo fa, cantavano le lodi dei due giganti dai piedi d’argilla. Stupisce solo fino ad un certo punto: Paul Krugman, vate progressista del New York Times, ci ha già deliziato una volta con l’ipocrisia di chi fustigava Enron, dopo esserne stato pagatissimo consulente sino a poco prima.

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