I “fatti” di Craxi sul debito pubblico

Non vogliamo tornare sulle polemiche che hanno preceduto la commemorazione all’interno di una sede istituzionale della figura di Bettino Craxi,...

Non vogliamo tornare sulle polemiche che hanno preceduto la commemorazione all’interno di una sede istituzionale della figura di Bettino Craxi, il leader del PSI che finì i suoi giorni in Tunisia dopo essere stato condannato per corruzione e finanziamento illecito. C’è chi lo considera un tangentaro e chi uno statista. Forse era un po’ entrambe le cose. Ognuno ha il diritto di pensarla come crede sul punto.

Ma le opinioni sono una cosa, i fatti un’altra. Nel corso del suo intervento, la figlia Stefania, per smentire le “molte falsità” che secondo lei ancora si dicono sul padre, ha ricostruito la sua attività politica individuando nel “risanamento economico il suo capolavoro: non è vero che lo fece aumentando il debito pubblico”. Sarà anche vero, però negli anni del suo governo, dal 1984 al 1987, come risulta dai documenti di Bankitalia, il debito pubblico italiano passò da 240 miliardi di euro a 430 miliardi di euro. E nei 5 anni successivi, quando Craxi non era più al governo ma era comunque ai vertici della politica italiana, componente del famoso CAF (Craxi, Andreotti, Forlani), il debito pubblico arrivò nel 1992, subito prima dell’esplodere di Tangentopoli, alla cifra di 800 miliardi di euro.

Ognuno è libero di avere tutte le opinioni che vuole. Ma – speriamo senza che nessuno gridi al complotto -  i fatti dicono che con il papà di Stefania al governo il debito pubblico quasi raddoppiò in 4 anni. E che nei 5 anni successivi, con il papà di Stefania al potere anche se non al governo, il debito pubblicò quadruplicò. Un po’ di colpa, non tutta per carità,  sarà stata anche la sua. Se i fatti sono tutti di questo tenore, forse anche sulla vicenda giudiziaria di Craxi è più facile formarsi un’opinione.