Attenzione: questa è la prima recensione direttamente scritta e pensata per il 3D. Per comprenderla a fondo prego ritirare gli occhialini all’ingresso della redazione di Giornalettismo (fanno anche 10 euro, grazie).
E’ il ritorno di James Cameron alla regia, dodici anni abbondanti dopo Titanic. E’ il primo film pensato e girato direttamente per il 3D IMAX, al posto di ciò che abbiamo visto finora: pellicole bidimensionali a cui è stata aggiunta la terza dimensione in post produzione per potersi fregiare della novità. Che tanto novità non è, ricordiamoci che Radio-Mania è del 1922. Un paio di ragioni belle grosse per riuscire a calamitare al cinema una quantità spropositata di spettatori. E in questo, onestamente, Avatar riesce alla grande. Non si può dire che il progetto commerciale, nell’immediato, sia stato un fallimento. Quindi, con tutta onestà e senza alcuna venatura da critico snob, apro questa variazione con una pacca sulle spalle e una considerazione: “Missione compiuta, James”. Ma adesso che la luce del
doppio proiettore si è spenta, si deve accendere anche quella del cervello. E il panorama di Pandora è, ahinoi, poco stimolante.
PANDORA – Protagonista assolutamente indiscusso della pellicola è Sam Worthington. Già da ora qualcuno mi dovrebbe spiegare da dove se ne è uscito il buon Sam, un mascellone come ce ne sono migliaia in giro. Qualcuno, lassù, deve averlo scelto come la nuova icona mainstream e tocca sorbircelo. Comunque sia, Worthington impersona un marine paraplegico, fratello gemello di uno scienziato morto e destinato a una missione di ricerca sulla luna Pandora. In questa luna una popolazione di puffi allungati, i Na’vi, vive sopra un giacimento di un non meglio specificato materiale preziosissimo per gli esseri umani. Compito della missione: con le fattezze di un Na’vi stabilire un contatto e un dialogo per convincere gli abitanti del luogo a sloggiare per il guadagno di una multinazionale mineraria. Una volta stabilito questo contatto, però, il buon marine si accorge di essere stato contaminato troppo a fondo con la cultura del luogo.
3D – Togliamoci subito di mezzo i punti forti del film. Sì: Avatar è molto spettacolare. Sì, il 3D aggiunge effettivamente una profondità visiva e di azione che riesce a coinvolgere la mente a un livello di intrattenimento acritico molto alto. Cameron è maestro nel mettere insieme, col suo indubbio talento fracassone, alcune scene dai toni epici altissimi. Tali toni, se in sintonia col pubblico, reggono alla grande la sospensione di incredulità. E’ un film che passerà alla storia? Francamente credo di no. La corrente di pensiero dei “contro”, tra cui sto io, è bersaglio di una critica. Ovvero quella di non riconoscere il 3D come una vera evoluzione del linguaggio cinema e dall’importanza spettacolare pari a quella dell’audio sincrono o del colore. Una sorta di snobismo che cerca delle ragioni intellettualoidi pur di non ammettere quanto questo circo mediatico sia affascinante per il grande pubblico. Le cose, per quanto mi riguarda, non stanno così.
IL PRIMO DEL GENERE – Innanzi tutto io non so quale sia né il primo film con l’audio sincrono, né il primo film a colori. Questo la dovrebbe dire lunga su quanto conti il primato tecnologico all’interno della storia del cinema. Ovvero, fondamentalmente, zero. Perché il semplice avere a disposizione una tecnologia e usarla non dà alcun merito. Il merito, invece, sta nell’utilizzare la tecnologia nuova o vecchia che sia per dare più spessore al livello semantico delle proprie opere. Per questo, ad esempio, i passi sul soffitto di vetro di Hitchcock (The lodger) in un film muto valgono più di qualsiasi effetto sonoro Dolby. Così come un Dolby sarebbe stato un elemento irrinunciabile e di arricchimento incredibile nel Metropolis di Fritz Lang. Cameron è in grado di apportare un utilizzo semantico vero del 3D? No. Ci sono dei fastidiosi effetti della figura tagliata dallo schermo, ad esempio. O dei tipici stilemi da linguaggio bidimensionale che non sembrano aver motivo di esistere. O l’utilizzo immaturo dell’effetto anche quando è proprio semanticamente sbagliato (perché mettere in 3D delle foto palesemente normali?).
AUGH VISO PALLIDO – Se quindi dal versante tecnico c’è solo una novità tecnologica ma nessuna idea su cui usarla, su tutti gli altri piani della pellicola è palese un concerto di note stonate. La più evidente è quella che entra in fase di scrittura. La domanda di base è questa: per quanto tempo ancora è possibile riproporre sempre la solita storia senza la minima variazione e riuscire ad ingannare il pubblico? Finchè ci sarà avanzamento tecnologico di certo sì. Tuttavia Avatar è mentalmente noioso e poco stimolante. Si riprendono per l’ennesima volta le figure dei nativi americani in pace col mondo e in guerra contro l’Occidente distruttore. Tra l’altro nativi che ogni tanto si comportano come schizofrenici senza coerenza (i comportamenti diversi nelle uccisioni di animali e umani). E anche il solito fastidioso sotto testo razzista e reazionario del “Prescelto” alla Matrix. I Na’vi sono dipinti come degli stupidi, con l’assenza di una benché minima capacità di pianificazione e coesione. Hanno bisogno della balia bianca, del solito eroe americano che scenda dal suo trono di eletto al loro livello per portargli la pace e la civiltà. Eroe americano che è ironicamente bidimensionale, rispetto alla tridimensionalità in cui si muove, e il cui unico guizzo è ricalcato pari pari dal più banale e melgibsoniano dei monologhi (manca solo la Libertà di Braveheart).
TORNO SUBITO – Cameron è il primo firmatario della sceneggiatura e quindi anche il primo responsabile del mare di banalità che invade lo schermo fin dal primo minuto della pellicola. Ma non è solo in fase di scrittura che si avvertono le carenze del film. La direzione attoriale, ad esempio, è totalmente nulla. Worthington mette in campo l’assenza totale di talento, assolutamente incapace di reggere due ore e mezzo di film da solo. Le sue battutine sono lo stereotipo totale. E non solo le sue: tutti i comprimari sembrano lasciati a loro stesso, come se Cameron non fosse presente sul set (nella recitazione si salva solo Michelle Rodriguez, il che è tutto dire). Anche a livello di fotografia assistiamo al solito problema visivo del 3D. La perdita di luminosità e l’alterazione dei colori non è minimam
ente affrontata da Cameron, incapace anche in questo caso di riuscire a gestire l’opera come magistralmente fu in grado di fare per Aliens o Terminator. La spiegazione si può facilmente trovare vedendo il mondo di Pandora: è tutto fin troppo simile all’isola del King Kong di Peter Jackson. Segno che gran parte del progetto è rimasta sotto il timone della WETA e di nessun altro.
IL GATTOPARDO – Per tirare le fila di quanto detto, tutto il progetto Avatar assomiglia alla morale del Gattopardo. “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Ovvero: il cinema sta morendo e c’è urgente bisogno di far tornare la gente al buio hollywoodiano della sala. Cameron in questo non è altro che un burattino delle major perché il 3D venga accettato come la novità in grado di salvare gli incassi. E il 3D lo sarà: il nuovo standard visivo che nei prossimi dieci anni subirà la consacrazione, come è stato per il sonoro, il colore, il Dolby. Tuttavia è proprio l’innovazione tipica dei conservatori: si cambia solo ciò che si sa che è inevitabile cambiare e lo si fa in maniera tale che il vero cuore non muti di una virgola. Ci sono ancora i marine, le morali fintamente terzomondiste e veramente reazionarie, le banalità e i clichè che rendono il cinema mainstream incapace di creare realmente qualcosa di nuovo e intrigante. A parità di fracassoneria preferisco 2012 ed Emmerich. Un cinema onesto e tecnicamente impeccabile. Avatar è invece un film adatto a chi non è interessato al cinema, ma solo ad occupare un sabato pomeriggio di pioggia.









grande sommario (di sicuro non l’ha fatto michele
)!
Qua mi si sottovaluta, cribbio!
ihihi
Concordo!
Tecnicamente quasi godibile, la storia non porta niente di nuovo. Tutto già visto e sentito…c’è il colonnello discendente del Generale Custer; ci sono gli indiani blu e c’è il concetto di Gaia…che Asimov aveva trattato meglio e in modo più intrigante 40 anni fa.
Se volete passare quasi 3 ore a mente vuota andate a vederlo, se no molto meglio “Piovono polpette”
Commento alla recensione..
non capisco a cosa porti di buono questo elitarismo culturale..
chiunque abbia un po di cultura cinematografica, si rende perfettamente conto delle pecche di questo film.
Però mi chiedo,si sta forse rinnegando il sano aspetto ludico/ricreativo di un pomeriggio al cinema ?
Ok, questo film non porta nulla di nuovo dal punto di vista tematico ma a vostro avviso porta qualche cosa di cattivo o dannoso ?
Io credo che questo film, arrivando ad un grandissimo pubblico veicoli in realtà un buon messaggio.. non lo trovo deprecabile
Si sta rinnegando l’aspetto ludico del cinema? No, e infatti lo dico apertamente: è un film per chi il cinema lo vede solo come esperienza ludica, il famoso pomeriggio da riempire. Se si vuol bersagliare recensione e recensore, invece di apportare argomenti a favore del film, almeno si usino bersagli veri, no?
A mio avviso Avatar non porta nulla di cattivo (in più, rispetto a quanto già ci sia) per un semplice ragione: non apporta niente. E’ un upgrade e una reiterazione eterna del kolossal di Hollywood. Le critiche si fanno perchè è ancora più dannoso tacere sul fatto che ancora una volta è tutto fermo e immobile, mentre lo spettatore medio si trova ancora imbrigliato nelle solite banalità.
Il successo di Avatar è dovuto solo ai suoi effetti speciali in 3D…almeno , cosi, ci illuderemo di ritrovarci seduti su di una poltrona degli Universal Studios…invece di stare al cinema!
Potrà essere anche banale la trama fantascientifica del film, però, almeno Cameron cerca di lanciare un messaggio relativo ai problemi climatici che il mondo sta, e ,dovrà ancora fronteggiare!
Non ho visto Avatar, e non so se ci andrò, proprio perché temo fortemente che si sostituisca l’emozione delle idee e la passione dei sentimenti che il cinema riesce a dare senza bisogno della tecnologia, alla fantasmagoria degli effetti.
Sono d’accordo con te: la tecnologia al servizio del progetto film, e non il contrario.
Meglio un buon Hitchcock, senza dubbio.
UN sorriso in 3 d (Ma devo pagare anch’io gli occhialini, direttore?)
C.
A me fanno ridere quelli che lanciano messaggi spendendo 250 milioni di dollari (che potevano essere usati meglio, magari) e sprecando un oceano di risorse (materiali, tecnologiche, soldi).
Un pò come i concerti per sensibilizzare la plebe a consumare meno energia, sprecando in un giorno l’equivalente di una cittadina di 10000 persone in una settimana…
non ricordo chi (forse in un film) disse:
“combattere per la pace è come fottere per la verginità”
A ’sto giro hai cannato Hellequin, quello è uno slogan pacifista e combattere è da intendersi come “fight”, cioè far volare il piombo
Concordo pienamente con quanto scritto nella recensione.
E anzi aggiungo, che a me quegli occhialini pesavano anche.. tanto che a volte li toglievo per guardare lo schermo “al naturale”.
Nulla da dire sul fatto che il film abbia effetti speciali ben fatti e bla bla bla..
Però dopo un pò mi son volati sbadigli e gli occhialini li avrei lanciati volentieri contro lo schermo..
E dell’applauso finale da parte di un angolino del pubblico appena accese le luci, si poteva anche fare a meno
Io a quelli che applaudono nei cinema lancerei qualcosa sempre e comunque…
Mi trovo perfettamente conconrde con l’autore dell’articolo sulla valutazione di Avatar.
Premetto che sono di parte. Ad aprile, se tutto dovesse andare come progetto, dovrei andare alla Gnomon school of visual effect, scuola di Grafica digitale dove lavorano come professori una quindicina dei Boss che hanno ideato i concept e sviluppato la CG di Avatar e dalla quale sono usciti almeno altrettanti ex studenti che hanno collaborato. Quindi potrei gustarmi il film anche solo come un tech demo….e anche applaudire commosso.
Detto ciò Avatar forse non verrà ricordato come capolavoro, e probabilmente neanche dovrebbe, però dà inizio ad un nuovo genere. L’utilizzo semantico del 3D arriverà sicuramente fra un po’, quando le nuove tecnologie saranno a disposizione non solo ed esclusivamente delle baracconate blockbuster fatte per macinare incassi da spettatori che la parola “semantica” neanche sanno cosa voglia dire. Vedo Avatar come un grezzo passo in quella direzione, fiducioso che ci sia qualcuno che sapra sfruttare.
P.s la CG di 2012 io l’ho trovata abbastanza grezza. :/
wow…Gnomon school of visual effect??? O_O
In bocca al lupo
Sulla CG di 2012 inevitabilmente concordo, d’altronde se non erro l’effettistica (come in 10000AC, film che tra l’altro faceva schifo CG a parte) non è di responsabilità nè della WETA nè della Industrial Light&Magic…
“LoL”, come direbbe qualcuno…
E invece no, sarò più snob dello snob. Posso permettermelo.
Talmente snob che snobbo glissando su qualsiasi recensione intellettualoide come questa.
Per cui, [quote]Avatar è invece un film adatto a chi non è interessato al cinema, ma solo ad occupare un sabato pomeriggio di pioggia.[/quote]
Non solo, è adatto anche a chi è riuscito andare oltre, a quei pochi -evidentemente- eletti che i film riescono ancora a gustarseli nonostante un solidissimo background culturale su cinema e dintorni alle spalle.
Il soggetto è interessante e avrebbe potuto svilupparsi in maniera non banale. L’avatar… la vita sognata che diventa più importante di quella reale. Certo con 300 milioni investiti non si poteva pretendere un film che non fosse per tutti. Visivamente è comunque stupendo e il livello della grafica computerizzata e del motion capture è superiore a qualsiasi cosa vista fino ad ora.
Gunny: hai ragione e infatti io rimando anche alla recensione su comingsoon.it di Gironi, che essendo molto più del mestiere di me ha saputo cogliere meglio il punto. Il fatto è che comunque questo livello di profondità è trattato lo stesso in maniera agghiacciante, con una rappresentazione falsamente piatta (anche se in 3D) del mondo reale e la cui morale è una totale rinuncia di ciò che possiamo fare nel concreto per abbracciare le nostre fantasie blu virtuali.
Snob: un commento che si basa su una fallacia logica fin troppo facile da scovare. Io sono kativo kativo perchè non mi so più divertire e quindi voglio rovinare il divertimento agli altri. Purtroppo io i miei due film al giorno me li guardo ancora ora, e sono più i film che mi divertono e mi piacciono rispetto agli altri. Dunque? Solo perchè non mi piace la banalizzazione spettacolarizzata allora sono morto dentro? E’ davvero “andare oltre” quello di farsi plagiare da una morale che ci invita a fregarcene della realtà?
Assolutamente sì: i film di intrattenimento (cioè tutti.. a parte i non-film) devono intrattenere, ed il migliore modo per farlo è quello di passare qualche ora in un mondo estraneo alle logiche e alle morali della realtà.
Si ok, Avatar probabilmente è uno di quei film che se non piace è semplicemente perchè lo si è visto in un cinema con il tendone troppo piccolo.
Tuttavia qualora l’unico pregio del film, rispetto a tutti i suoi cloni, fosse quello di venire proiettato in un tendone più grande potrà anche intrattenere ma non lo farà di certo nel migliore dei modi….
Ma davvero ne vogliamo parlare? Ma c’è qualcuno come Cameron che sa fare spettacolo conciliando come un alchimista diabolico le esigenze di arte e commercio? C’è qualcuno che sa raccontare una storia con una risonanza mitica tale da far vibrare le corde segrete di un’audience trasversale ricorrendo all’utilizzo di archetipi dell’inconscio collettivo junghiano? C’è qualcuno che con una manciata di dialoghi sa delineare ogni singolo personaggio di un ensemble cast? C’è qualcuno che padroneggia l’economia dello storytelling distillando solo informazioni essenziali, non smarrendo alcun dettaglio, e dove ogni innocuo setup ha successivamente un perfetto payoff? C’è qualcuno che sa coreografare la geografia dell’azione rendendone l’esecuzione spazio-temporale cinematica, elegante e perfettamente fruibile? C’è qualcuno che sa trasmettere un messaggio sagace senza declinare nel sermone pretesco? C’è qualcuno che sa narrare con gusto, passione, viscere, autentica e impareggiabile comprensione dei mezzi e una visione artistica avulsa da compromessi? C’è qualcuno che sa trasmettere genuino sense of wonder e dove anche il silenzio è poesia primigenia? C’è qualcuno che usa il 3D non per facili jump scares ma per wellesiane profondità di campo? C’è qualcuno che usa un CGI così fotorealistico virtualmente indistinguibile dal live-action e dove creazioni digitali sono più espressive, vivide, e magnetiche di attori reali?
Ma poi cosa sto ancora a scrivere? Io so solo che sono morto e rinato e potrei anche non interessarmi più di cinema: tutto ciò che verrà dopo non ha più alcun senso.
No, non c’è :nono: e neanche Gigi mi sa..
Ma forse c’è la Cremeria
Monumentale messaggio che mistifica ogni singola riga, complimenti.
In che film Cameron ha mai introdotto elementi di arte da affiancare alla pura commercialità? L’hai mai visto un film di Peter Jackson? E’ tecnica e commercialità totale, impregnata di arte visiva potentissima (King Kong, Amabili resti).
Ti autorizza davvero a trattare come merito il richiamo psicologico che Cameron tratta con Avatar, incitando la gente a vivere di sogni e a rinunciare al proprio corpo e alla propria realtà?
C’è chi, come Blonkamp, in District 9 sa usare personaggi non originalissimi, ma nemmeno talmente piatti da essere invisibili di profilo e mettere comunque in piedi una storia che vada un po’ più nel profondo della solita battaglia “Tornatevene a casa vostra”.
Dove dovrebbe essere perfettamente fruibile un’azione che è ripresa con una tecnica nuova e stilemi vecchiamente bidimensionali come lo sfocato e un taglio dell’immagine ai bordi dello schermo? O l’errore basilare del mostrare in 3D delle foto stampate, sintomo di tutto tranne che di comprensione del mezzo utilizzato? Se a Cameron va dato atto di aver usato finalmente il 3D senza il solo intento di tirare addosso le cose al pubblico, non credo che per tutti gli altri errori basilari si possano fare paragoni con Welles.
Non ti sembra un palloso e banale sermone il discorsetto alla Braveheart?
Non ti sembra che il merito della CG fotorealistica sia più della WETA, che qualità del genere la mostra almeno da 4 anni col già citato King Kong? Sta tutta lì l’estrema impronta che nega un futuro al cinema? In una tecnica già vista nel 2005?
La risposta a questo messaggio dovrebbero essere opinioni corroborate da fatti e considerazioni, non come ciò a cui ho risposto, ovvero un elenco di presunte qualità che Avatar non ha.
E vorrei anche criticare questo estremismo da fanboy: se un film vi fa perdere così tanto la fiducia nel futuro al punto da non far esistere più qualcosa di bello… E’ stata davvero una bella esperienza? Per conto mio un capolavoro non è qualcosa che nega il futuro, ma che dona occhi nuovi per apprezzarlo. Il vero poeta non è colui che non ti farà amare più, ma quello che ha inventato il concetto di amore e ha permesso a tutti di provarlo. Perchè anche l’amore è stato l’invenzione di qualcuno.
@Michele:
:] Bellissimo concetto.. e sono pienamente d’accordo.
@Daimon e @IlpiùSnobDegliSnob:
Ok, c’è a chi è piaciuto e a chi no: è evidente che guardiamo le cose con occhi molto diversi. C’è chi si lascia affascinare da ogni microcosmica cosa anche senza spettacolarità, e chi no perchè ha davanti solo il solito riciclo posto su un piatto d’argento.
Arte…che parolone, vuol dire tutto e non vuol dire niente.
Ho imparato che l’arte è un concetto molto duttile e flessibile, prendendo per buona la sua accezione da wikipedia:
“L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza, porta a forme creative di espressione estetica. Nella sua accezione odierna, l’arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni, per cui le espressioni artistiche, pur puntando a trasmettere “messaggi”, non costituiscono un vero e proprio linguaggio, in quanto non hanno un codice inequivocabile condiviso tra tutti i fruitori, ma al contrario vengono interpretate soggettivamente. Indubbiamente , pero’, esiste un linguaggio oggettivo che prescinde dalle epoche e dagli stili e che dovrebbe essere codificato per poter essere compreso da tutti .”
Allora mi chiedo, Cameron crea qualcosa di creativo visivamente? sì, anche se ispirandosi ad altre opere, ma mai come al giorno d’oggi si può fare un ottimo lavoro prendendo spunto da opere già esistenti.
Per cui abbiamo un prodotto che prende da altri (io a differenza di altri ci ho visto molto Mononoke hime, ma anche panzer dragoon per i volatili, in altre cose è cameron che evolve se stesso – vedi i mech guidati da umani, evoluzione di quegli stessi mech che il buon james aveva introdotto nel sequel di Alien).
Poi riprendendo wikipedia, giustamente viene posto l’accento che ciò che è arte debba suscitare emozioni; in questo il film ci riesce? assolutamente sì, gli effetti speciali/3d sono sicuramente importanti per questo, ma fanno parte di quanto ha realizzato Cameron, non vanno giudicati come parte esterna alla creazione, un altro punto che è centrato.
Seguo Peter Jackson dai tempi di Braindead, ottimo regista ma non vedo perchè sia necessario paragonare ogni volta un regista ad un altro: non mi sembra che il buon Peter abbia mai creato qualcosa di recente da zero, anzi negli ultimi 10 anni non ha fatto altro che ispirarsi a lavori già fatti e di sicuro successo (LOTR, king kong, amabili resti).
Cameron almeno ha avuto il coraggio di creare un brand nuovo, poteva essere successo ma poteva pure essere un flop, chiaro che nella sceneggiatura ci sia poco spazio per l’approfondimento di dialoghi o di personaggi, ma quando a parlare sono le immagini, ad emozionare sono quegli splendidi scorci in CG, bè il film fa fottutamente quello che deve fare, immedesimare, intrattenere ai massimi livelli.
Se non si riesce a godersi un film del genere, bisogna capire che forse il cinema in senso tale non fa per noi: il cinema con la capacità di stupire e meravigliare, di osare nuove strade, di comunicare in maniera semplice un messaggio positivo come può essere il rispetto verso la vita e la natura (temi proposti da moltissime opere, ma sempre attuali e importantissimi nel mondo in cui viviamo)…..se non ci si emoziona di fronte alla maestosità del mondo di pandora, perfettamente ricreato con le sue dinamiche ed i suoi elementi distintivi, tanto vale dedicarsi al mercato home video e vedersi i film a casa, recuperando vecchi film come l’invenzione di morel o i film di tarkovsky, tanto non farà alcuna differenza la sperimentazione moderna delle nuove tecnologie ma si valuterà un film sono in base ai “vecchi” criteri.
“Il progresso è un movimento, non una condizione; un viaggio, e non un porto.”
Voglio ringraziare sentitamente Michele Coscia per la sua recensione che ha confermato i miei timori e mi ha risparmiato di spendere malamente il mio denaro e il mio tempo.
Ero molto stuzzicato dall’idea di vedere questo spettacolare film 3D, tra l’altro campioni di incassi… per cui, almeno a giudicare da quel dato, di provata “bellezza”.
Ma, a parte la durata, che mi ha fatto temere di provare, alla lunga, fastidio nel tenere gli occhiali sul naso, sia per il peso che per l’affaticamento ottico… a parte la durata, dicevo, dopo aver visto il trailer ho temuto veramente di rischiare di trovarmi di fronte alla versione americana del cinepanettone nostrano… ovvero la cosidetta “americanata”.
Ormai sono stufo e arcistufo delle cattocomunistiche e stereotipate rappresentazioni delle realtà dove da una parte ci sono i “ricchi, egoisti, prepotenti” (come gli imprenditori o gli abitanti del nord Italia o gli Israeliani o gli Americani) e dall’altra i “poveri, generosi, e buoni” (come i lavoratori dipendenti o gli abitanti del Sud Italia o i palestinesi o i paesi del cosidetto “terzo mondo”).
Le cose nel mondo reale non stanno affatto così… ci possono essere e anzi ci sono anche “ricchi/buoni” e “poveri/cattivissimi” e non è certo sempre colpa dei “ricchi” se i “poveri” sono quello che sono.
Pertanto, all’idea di dover pagare il prezzo del biglietto e pure il sovrapprezzo del 3D con il rischio di dovermi trovare a “sorbire”, per oltre 2 ore e mezza, la retorica cattocomunistica farcita con i retorici colori dell’eroismo all’americana… beh…alla fine ho deciso di non andare a vederlo.
Fino a prima di leggere questa recensione avevo il dubbio di aver sbagliato intuizione (basata, ripeto, solo sul trailer), ma adesso sono più che convinto di aver fatto la cosa giusta.
Grazie Michele… mi hai tolto il tarlo del dubbio
Saluti.
Alessio
[...] Matt Bateman, Eyes Wide Ciak, Luca su Laramanni’s weblog, L’isola di Mompracem; Temi: Michele Coscia, Arturo su Freddy Nietzsche, Cineblog, CineRoom; Pandora: My Technology, Fabio Ferzetti, Alessandra [...]