Lo ‘Squolabus’ targato Tremonti-Gelmini
17/01/2010 - Il governo taglia i fondi, le scuole cadono a pezzi mentre i Comuni alzano bandiera bianca. Capita persino che i genitori, su richiesta del dirigente scolastico, siano costretti a comprare cassino, gessetti e a tinteggiare le pareti. Ma c’è a
Il governo taglia i fondi, le scuole cadono a pezzi mentre i Comuni alzano bandiera bianca. Capita persino che i genitori, su richiesta del dirigente scolastico, siano costretti a comprare cassino, gessetti e a tinteggiare le pareti. Ma c’è a chi va pure peggio: aule senza riscaldamento, mentre dal tetto piove.
Il Governo Berlusconi vi ama, perciò taglia le gambe alla scuola pubblica. E mentre ci
appassioniamo ai cerotti del premier, alla sua storia d’amore tormentata con Gianfranco Fini e ad un eventuale ritorno di fiamma con Casini, si guarda fuori dalla finestra il temporale mentre la casa brucia. A far da Nerone tra i banchi della scuola pubblica, il ministro Mariastella Gelmini. Al di là delle arringhe accorate sul rigore e la meritocrazia l’unico obiettivo che pare aver realizzato è la riduzione in povertà di tutti gli istituti scolastici sparsi sul territorio italiano. Sembra ieri di sentir tuonare dai pulpiti slogan commoventi a rimembrare i bei tempi che furono, la scuola seria di una volta, con il maestro uscito dalle pagine del libro di De Amicis.
TAGLIARE, TAGLIARE, TAGLIARE - Belle parole che si son rivelate dettate dalla necessità di risparmiare e tagliare il più possibile i costi della spesa pubblica destinati alle scuole elementari, ecco spiegato il provvedimento adottato per il ritorno del maestro unico. Mentre stando alle classifiche internazionali la scuola elementare italiana viene considerata tra le migliori del nostro sistema di istruzione. Ma a spregio della qualità, il governo ha cominciato a tagliare 12 mila posti di lavoro nella scuola primaria e le stime calcolano che alla fine del triennio ad essere stati tagliati saranno stati ben 100 mila tra docenti e personale tecnico. Gli altri tagli riguarderebbero la riduzione di orario in tutte le scuole, nonché la chiusura e l’accorpamento delle scuole più piccole. Niente più tempo pieno nelle scuole primarie per mancanza di fondi, niente più laboratori, le famiglie arrivano al punto di doversi autotassare per garantire un minimo livello qualitativo dei servizi scolastici ai propri pargoli. La Gelmini aveva garantito, rassicurandoci tutti, che i costi a carico delle famiglie sarebbero diminuiti, eppure stando ai dati diffusi lo scorso agosto da Federconsumatori-Adusbef ci sarebbe stato un aumento di circa 400 euro a studente, tra libri, lezioni di riparazione, varie ed eventuali. Vediamo adesso un paio di casi concreti di “Mala istruzione” di cui siamo venuti direttamente a conoscenza.
UN ARCOBALENO “PAY PER VIEW” - Nella scuola Quarati, al Vomero, nella cosiddetta Napoli “bene” quindi, qualche giorno fa è stata consegnata ai genitori degli alunni del 38° circolo didattico, una lettera della direzione scolastica in cui si legge che si “richiede la presenza fattiva e collaborativa dei genitori, qualora si volesse abbellire l’edificio “Falcone-
Belvedere” nei giorni del 23-24 e 25 gennaio“. “L’abbellimento - prosegue la missiva – è inserito nel cosiddetto “progetto arcobaleno” che si è dato il circolo didattico“. Ad un primo acchito si potrebbe pensare che si tratti, sicuramente, di una doverosa comunicazione da parte degli organi scolastici ai genitori, magari per avvisarli di qualche possibile disagio ma, anche, per metterli al corrente di quanto la scuola fa per migliorare le condizioni di studio per i loro figli. Invece, scorrendo la missiva troviamo che per “abbellimento” s’intende: “Anche vari tipi di riparazione come maniglie, infissi e altro ancora, come l’imbiancatura delle aule scolastiche“. Alcuni genitori hanno aderito mentre molti altri, invece, si sono indignati. “La scuola non ha soldi per provvedere alle spese“, denuncia un padre sulle pagine napoletane di Repubblica. Una madre, invece, sostiene che “i tagli della Gelmini non permettono alla dirigente neppure di chiamare i supplenti. Noi genitori acquistiamo persino gesso e cassini, ma chiamarci ad imbiancare le aule ci sembra troppo“. Non meglio va con le riparazioni: ora gli infissi rotti, ora il bagno intasato. Al Comune, dicono, fanno quel che possono. Anche sull’ente locale di Palazzo San Giacomo, come in quasi tutta Italia del resto, si è abbattuta la scure dei tagli alla spesa imposti dal governo Berlusconi. Alcuni genitori si sono così organizzati ed hanno scritto un’ulteriore lettera alla dirigente scolastica della Quarati. Ma pure tra questi ultimi non c’è pieno accordo. Alcune mamme e papà, infatti, hanno avviato una colletta per acquistare pittura e pennelli.
PIOVE! SENTI COME PIOVE… - Restiamo nel capoluogo campano, ma cambiamo quartiere, spostandoci nella zona di San Carlo all’Arena, dove a protestare, questa volta, sono i genitori dei circa 300 bambini, fra i 3 e i 10 anni, che frequentano l’istituto comprensivo “Fausto Nicolini” perché i loro figli sono costretti a seguire le lezioni senza riscaldamento. Con loro c’è anche la dirigente scolastica dell’istituto, Bruna Pasquino, ferma nell’intento di chiedere che la struttura venga sottoposta a interventi strutturali. “Siamo una scuola di quartiere – aggiunge la Pasquino – offriamo un servizio agli abitanti della zona. Senza riscaldamento, i muri delle aule sono diventati umidi, in alcune classi piove anche perché la copertura andrebbe rifatta“. “I bambini -afferma una madre – sono stati mandati a scuola anche con tre cappotti per proteggerli dal freddo“. La risposta del comune, per bocca dell’assessore competente, Gioia Rispoli, è stata la seguente: “Porre rimedio alla difficile condizione dell’Istituto Comprensivo, Fausto Nicolini, dando giusta risposta alle preoccupazione dei genitori e dei docenti, è tra le priorità dell’Assessorato all’Istruzione“… Certo, se non fosse che poi per i “soliti” tagli… ecc. ecc. Ci siamo capiti, è sempre lo stesso refrain. In ogni caso, l’assessore solennemente promette “che i lavori saranno eseguiti immediatamente e senza soluzione di continuità per ripristinare il servizio nel più breve tempo possibile“. Del resto, per dirla col grande Eduardo De Filippo: “Napule è un paese curioso, è nu teatro antico sempre apierto: ce nasce gente ca senza cuncerto, scenne p’ strade e sape recità“.
Ha collaborato Anna Esposito













La squola la conosco piuttosto bene e vi dico che – molto più di come la squola dovrebbe essere – conta la squola come la usano in concreto le famiglie. Ebbene, un 2/3 abbondante dei genitori richiede che la squola tenga i figli fuori di casa una mezza giornata. Nessuna vera richiesta per formazione e didattica. Se la squola è uno shelter, ecco allora che ha senso tagliare i costi e costringere chi ancora ci manda i figli a pagarsi da soli gessetti, ritinteggiature e simili. Del resto, la retta è di meno di cento euro l’anno, cosa si pretende? Solo in Italia ci si lamenta di una situazione del genere.
Non so se è uno scherzo, se lo è, fateci una crocettina(per esempio) così ci ridiamo e non facciamo la figura dei fessi a replicare.
Non è uno scherzo. Confermo che una scuola che costa poco e offre niente non può che finire così. Confermo che un’ampia maggioranza dei genitori non richiede alla scuola vera formazione, ma essenzialmente babysitteraggio (meno vero alle materne/elementari, sempre più vero alle medie/superiori). Del resto lo sfascio della scuola non inizia certo con la Gelmini: generazioni e generazioni di insegnanti “di sinistra” hanno prodotto una società priva di tessuto connettivo, che fa prevalere politicamente un personaggio incredibile come Berlusconi con aspettative addirittura messianiche e tifo da stadio. Molto, molto triste. Per fortuna i bambini se la cavano lo stesso, in un modo o nell’altro.
Perché girare intorno al problema?Questi quattro o cinque ex picchiatori fascisti che oggi ricoprono incarichi ministeriali i più vari,durante la loro adolescenza e prima giovinezza hanno frequentato edifici scolastici nei quali la loro agibilità politica era scarsamente tutelata;ritengono maldestramente che le scuole fossero covi di comunisti,cosa mille miglia lontana dalla realtà.Per questo cercano oggi una sorta di rivincita,spazzando via l’istituzione pubblica e con essa la loro sudditanza intellettuale e la loro terrificante ignoranza.Il piano finale di tutta l’operazione,attraverso l’abolizione del valore legale del titolo di studio,è quello di consegnare l’istruzione nelle mani dei preti e dei padroni,per costruire generazioni prone,attraverso la loro deculturazione,meglio praticata attraverso il ruolo determinante che hanno oggi,nella formazione dell’ideologia,i mezzi di comunicazione,all’idea che la libertà consista nell’inginocchiarsi di fronte a chi gestisce il potere sotto qualsiasi forma,attraverso la ben nota scansione trinitaria di dio,della patria e della famiglia.Che questa operazione permetta poi a lor signori di travasare migliaia di miliardi dalle tasche metaforiche degli studenti italiani verso le proprie,è questione sì rilevante,ma di minore significato prospettico.Che poi,al termine del percorso,la nostra scuola tornerà ad essere un orribile strumento di selezione classista,è cosa talmente ovvia che non merita neppure di essere sottolineata.
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Il risvolto positivo di questa vicenda è che i nostri figli non giocheranno più col pongo o col das, ma con la zappa e col rastrello, se vorranno mangiare a pranzo.
Sembrerebbe che nessuno abbia ancora fatto presente a Berlusconi che le zappe e i badili pesano molto di più delle riproduzioni del Duomo di Milano
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