Dopo la tempesta mediatica ora forse sul fisco calerà il sipario. Peccato, perché sarebbe utile riflettere seriamente sulle tasse, su cosa cambiare, come e con quali obiettivi. Non dimenticando che la vera grande cosa da fare è la lotta all’evasione
Giorni di febbrili annunci, con Berlusconi pronto a promettere mari e a fare i conti con Tre-monti, poi lo stop a fughe in avanti perché non ci sono i soldi. Ma la proposta di un nuovo sistema fiscale, dopo le avvisaglie fatte alla fine del 2009 da Tremonti merita di essere approfondita. Tutto è ancora nebuloso, anche se il punto di partenza, come si è spiegato qui, è la riproposizione del progetto di riforma del libro bianco del Fisco, anno di grazia 1994. E la dichiarazione di Berlusconi sulla preferenza per le due aliquote di irpef e la certezza che “non abbiamo alcuna intenzione di aumentare le tasse. Ecco, questa è l’unica cosa impossibile”
TANTE PROMESSE MANCATE – Di promesse sul fisco Berlusconi ne ha fatte molte. La fece nel 1994 e non iniziò neppure a lavorarci. “Meno tasse per tutti” fu poi uno dei cardini del famoso “contratto con gli italiani” del 2001 e si può dire che fu una solenne presa in giro: il governo varò la legge delega che prevedeva le due aliquote e la famosa armonizzazione della tassazione delle rendite finanziarie, ma essa fu lasciata cadere dallo stesso governo, che si limitò a varare una mini riforma dell’Irpef, rimodulata su 4 aliquote, con un taglio di circa 6 miliardi di euro di gettito, pochi benefici per la stragrande maggioranza dei contribuenti, ai quali però furono regalati una raffica di aumenti per bolli e imposte minori. Il sospetto che siamo davanti all’ennesimo annuncio-spot in vista delle elezioni è forte.
È GIUSTO FARE UNA RIFORMA DEL FISCO? – Lasciamo da parte i sospetti e le recriminazioni politiche. Nel merito, Tremonti ha ragione: il sistema fiscale e
tributario italiano ha davvero bisogno di essere profondamente rivisto. Primo, perché l’attuazione della legge delega sul federalismo fiscale presuppone di per sé una seria revisione del sistema fiscale. Secondo, perché in Italia la pressione tributaria è abbastanza alta e soprattutto concentrata quasi esclusivamente su pochi cespiti e su pochi contribuenti: sono tassati oltre misura il lavoro e il capitale, mentre molto più leggero è il carico fiscale su patrimonio e rendita. E questo rallenta il sentiero di crescita potenziale, riducendo la competitività del sistema, oltre che essere profondamente iniquo: per certi contribuenti (non solo i lavoratori dipendenti!) il carico fiscale è sopra il 50%. La riforma del sistema fiscale è quindi molto importante, ed è giusto che sia stata messa in agenda dal governo.
CE LA POSSIAMO PERMETTERE? – L’idea implicita che hanno un po’ tutti è quella di far pagare meno tasse. Obiettivo non scontato: la riforma si può fare anche a parità di gettito, modificando solo la distribuzione dell’onere tra tipologie di cespiti e tra contribuenti. Una riforma fiscale che riduce il gettito deve tener conto dei pesanti deficit di bilancio e un debito pubblico molto alto. Va quindi finanziata. Strano che nessuno ne parli: dove si trovano le risorse per finanziare il taglio delle tasse che sta dietro l’annuncio di riforma fiscale? Riducendo la spesa pubblica? Facile a dirsi, ma trovare concretamente i 10 (o 20 o 30) miliardi di euro all’anno che servono è diverso. Un taglio alle pensioni (che valgono 235 miliardi) è difficile: tutto il governo sostiene che il sistema va bene così. La riduzione di salari e stipendi della PA (90 miliardi di euro annui), si può fare solo licenziando migliaia di persone. Diminuire le risorse per la sanità (circa 110 miliardi di euro annui) non sembra possibile: anche Tremonti – citando le statistiche dell’Ocse – dice, giustamente, che non è particolarmente elevata. Di ridurre la già bassissima spesa (meno di 60 miliardi di euro) per investimenti pubblici non se ne parla, di tagliare la spesa sociale, anch’essa tra le più basse d’Europa, neppure. Ma tolti questi grandi capitoli di spesa, non è che c’è molto altro nel Bilancio dello Stato. E’ una questione dirimente.




Carlo, questa volta anticipo tutti ed i complimenti te li faccio io, subito. Torniamo al discorso di ieri: “Il rifiuto”. Non pagare le tasse è l’esempio più lampante del rifiuto solidaristico di cui si parlava. In questo caso, poi, c’è un altro macigno grosso quanto una casa. La credibilità in tema di “rigore fiscale” di questo governo. Dal 1994 ad oggi, ogni volta che la destra è andata a governo ci sono stati: condoni fiscali, edilizi, contributivi, scudi, concordati ecc.
Ieri (avevo quasi pensato di scriverci su qualcosa) i soliti tg… hanno dato la notizia che “nessun governo europeo ha recuperato tanto quanto quello italiano dall’evasione”. Hanno “dimenticato” di dire, ovviamente, che l’Italia è in pole position in quanto ad evasione fiscale in Europa e, di conseguenza, anche i “recuperi” sono per forza di cosa maggiori rispetto agli altri paesi dove le tasse le pagano (spesso, in cambio di servizi efficienti). Mettiamoci pure che nel “recupero” ci sono, con ogni probabilità, calcolati anche i proventi di quel 5% di capitali illegali scudati… e come dicono Napoli: “Ti ho fatto il conto e l’imbasciata”…
meno tasse per Totti è l’unica promessa che Silvio potrebbe riuscire a mantenere
e i baroni pagano le tasse?
Mi duole fare un’osservazione sgradevole ma decisiva. Se l’elettorato è diviso tra chi paga le tasse e chi no, e se chi paga le tasse vota per chi non le paga, ma di che stiamo parlando, scusate?
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Giusto che tutti patghino le tasse, se si va al bar pretendere lo scontrino e così via. Ma se si va del meccanico il quale chiede 380 euro per il lavoro, naturalmente senza ricevuta gli euro diventano 250, che fare? Dal dentista stesse cose, cifre enormi fortemente ridotte denza fattura. A questo punto quanti di noi pretendono la ricevuta o preferiscono risparmiare somme enormi sull’ammontare da pagare? Ci sarebbe però una mezza soluzione, se tutti potessero dedurre le ricevute, del meccanico, del dentista, dell’imbianchino ecc. dedurre dalla dichiarazione dei redditi allora molto probabilmente si pretenderebbe la fattura, ma il governo non ci pensa, preferisce che evadono. Inutile fare la pubblicità alla TV paghiamo tutti le tasse e pagheremo meno, pochi la seguono.