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Internidi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 13 gennaio 2010 alle 13:11 dallo stesso autore - torna alla home

Il presidente del Consiglio annuncia in conferenza stampa che la pressione fiscale rimarrà come prima. Decisiva la posizione del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Deluse tutte le attese dopo gli annunci.

tremonti%20berlusconi 280xFree Berlusconi ci ripensa: Nessun taglio delle tasseL’attuale situazione di crisi non permette nessuna possibilità di riduzione delle imposte“. Silvio Berlusconi fa cadere il velo su quello che a questo punto è possibile catalogare come un grande bluff: non ci sarà nessuna riduzione delle imposte, fa sapere durante la conferenza stampa che segue il consiglio dei Ministri insieme al responsabile della Giustizia Angelino Alfano.”E’ possibile lavorare intorno all’ipotesi di introdurre il quoziente famigliare”, concede soltanto il presidente del Consiglio, riportando in auge una proposta di Alleanza Nazionale che nel frattempo era caduta nel dimenticatoio. Ma dichiarando nel contempo che in questo momento c’è poco da fare: “Ribadisco che il quoziente familiare resta un nostro impegno, ma purtroppo non c’è nessuna possibilità che questo possa avvenire in questa situazione di bilancio“.

POLITICA DEGLI ANNUNCI – Il premier aveva ventilato la possibilità di una riforma fiscale in un’intervista a Repubblica di qualche giorno fa, non smentita dal sottosegretario Paolo Bonaiuti come accade in caso di forzature giornalistiche. “La situazione attuale del debito pubblico comporterà, solo di interessi, una spesa di 8 miliardi di euro all’anno. In questa situazione - sottolinea il premier - è fuori discussione poter pensare a un taglio delle imposte“. D’altro canto, continua Silvio, “non abbiamo introdotto nessuna tassa nuova, non abbiamo messo le mani nelle tasche degli italiani, nemmeno nell’ultima Finanziaria“. Allo studio c’è una semplificazione del sistema tributario: “Sarà un lavoro lungo, duro. Spero che possa essere sufficiente un anno, ma è un lavoro davvero improbo. Siamo di fronte a un caso che ci impone una semplificazione. Anche i commercialisti si mettono le mani nei capelli quando devono interpretare queste norme“. Ma semplificare, ribadisce il premier, non vuol dire tagliare.

AVEVANO DETTO – Eppure, a dar retta alla pubblicistica di centrodestra, lo scontro sulle tasse sarebbe stato decisivo per la credibilità del Popolo delle Libertà, al punto che su questo ci si giocava la credibilità dopo i tanti annunci. Libero non faceva mistero che il premier si trovava a un bivio: “Realizzare il suo sogno per spingere il Pdl alle Regionali potrebbe comportare tensioni con Tremonti“. E il Giornale di Vittorio Feltri parlava addirittura di resa dei conti e nell’editoriale del condirettore Alessandro Sallusti non usava mezze misure per spronare Berlusconi ad una rivoluzione fiscale: “Non c’è alternativa – diceva il quotidiano – Questo insieme alla riforma della giustizia è ciò su cui deve puntare un governo liberale e moderno“. Evidentemente l’obiettivo è fallito miseramente. “Perché non ci sono i soldi, è chiaro“, fa sapere un onorevole del PdL, “una cosa sono i desideri, un’altra la realtà. E si vede che Tremonti ha spiegato a Silvio qual è la realtà“. Eppure stavolta gli annunci sembravano così chiari che pareva fosse la volta buona… “E invece è il contrario: quando Silvio fa gli annunci è perchè vuol focalizzare l’attenzione mediatica su una cosa rispetto un’altra“. Il pensiero va subito alla giustizia, ma il parlamentare non ha voglia di entrare nei dettagli. Anche perché è stato Berlusconi stesso a escludere altre ipotesi: “Essendosi avviate le prime avvisaglie elettorali, vorrei chiarire che non intendiamo assolutamente introdurci in questa campagna elettorale per le elezioni regionali e amministrative con delle promesse di riduzioni delle imposte“, chiarisce il premier.

BOCCHE CUCITE, NERVOSISMO DIFFUSO - Alla fine del Consiglio dei Ministri le bocche sono cucite; mentre l’opposizione (PD e IdV) va all’attacco, solo Umberto Bossi ha la forza di ribadire l’ottimismo: “Certo, c’è la crisi economica, il debito pubblico è aumentato ma se Berlusconi dice che il taglio si farà, state sicuri che si farà“. Tra i parlamentari invece c’è maretta, anche se il colpevole è già stato individuato: “Tremonti, Tremonti“, si lasciano scappare tutti a mezza bocca. E c’è anche chi sottolinea altre occasioni di malcontento: “Ora le tasse, poi le candidature nelle regionali, dove non c’è un uomo di Forza Italia che sia uno… è incredibile“, dice qualcuno. E c’è anche chi ipotizza che le cose siano andate proprio così: “Un mese fa Berlusconi promise il taglio dell’Irap durante la Finanziaria, salvo poi doversi rimangiare tutto con tanto di scontro con Tremonti e minaccia di dimissioni. E’ probabile che stavolta sia andata allo stesso modo, ma senza scontri. Giulio avrà mostrato a Silvio i conti e gli avrà fatto capire che i soldi non ci sono. Meglio soprassedere che provarci lo stesso, rischiando il flop. Un po’ quello che il ministro dell’Economia aveva fatto capire nell’intervista al Messaggero qualche giorno fa“.

PARLA GIULIO – E nel pomeriggio è proprio Tremonti a intervenire nel dibattito, attraverso le risposte alle domande di Porta a Porta, mentre registra l’intervento nella trasmissione di Bruno Vespa: “Il sistema fiscale attuale non è molto efficace e non è molto giusto. Io e il presidente del Consiglio – sottolinea – pensiamo sia giusto aprire un grande dibattito. Per essere giusti ed efficienti come paese dobbiamo porci la sfida di un grande cambiamento del sistema fiscale. L’ideale sarebbe un sistema fiscale efficiente e giusto”. E il siparietto successivo con il conduttore è spia del nervosismo del ministro: quando Vespa gli chiede quando ci sarà il cambiamento, Tremonti prima dice “dobbiamo studiare molto seriamente, senza fare stupidate o follie”, e poi gli fa capire che la domanda non è gradita: “Come era nei nostri accordi redazionali… è una domanda che lei deve fare in termini di attrazione, ma sa anche bene che prima bisogna capire come stanno le cose…”. Insomma, il taglio si vedrà nel lungo periodo. Quello in cui, come diceva Keynes, saremo tutti morti.

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