Il figlio del sindaco mafioso di Palermo, nella ricostruzione dell’AdnKronos, dice la sua sulla (presunta) trattativa Stato-Mafia, chiamando in causa Mori e De Donno. E fa anche i nomi di Dell’Utri, Schifani e Cuffaro.
«Ho incontrato il capitano Giuseppe de Donno subito dopo l’omicidio del dottor Giovanni Falcone sul volo Palermo-Roma. E durante questo volo lui mi chiese se mio padre avesse avuto mai intenzione di farsi una chiacchierata con lui». È il 7 aprile del 2008 e Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, condannato per mafia e morto da sette anni, parla per la prima volta con i magistrati di Palermo della cosiddetta ‘trattativa’ tra lo Stato e Cosa Nostra che sarebbe stata avviata, secondo quanto dice Ciancimino junior, dopo la strage di Capaci. Nel verbale, depositato oggi dalla Procura di Palermo – il sunto è dell’ADN Kronos – nell’ambito del processo a carico del generale Mario Mori, accusato di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, Ciancimino racconta anche del ‘papello’, cioè della lista di richieste avanzate da Cosa nostra allo Stato per avviare, a suo dire, una trattativa.
I MAFIOSI E LO STATO – Sono parole confuse, quelle di Ciancimino, ma ad un certo punto prendono una svolta decisiva «Il primo contatto tra me e De Donno – racconta Ciancimino ai pm della Dda di Palermo – lui mi dice ‘ma secondo me tuo papà mi ricever… sarebbe disposto a ricevere me e casomai qualche altro per farsi una chiacchierata?’, io ho detto ‘guarda, lo conosce bene perchè lo conosceva bene il personaggio, non è che è uno… mio papà è uno dei più simpatici o più loquace, dico ci posso tentare perchè devo dire che in questo momentò e lui dice ’sai, sarebbe di aiuto, voi in fondo non c’entrate niente, se voi riusciste a fare leva su suo padre un pò da aprirsi, secondo me’ e ho detto ‘guarda Giuseppe, non ti prometto niente, che già ci davamo del tu, non ti prometto niente, io cerco di far leva su mio padre affinchè possa avere un incontro con te e con chi dici te… non mi aveva… ancora in quel momento non mi aveva completamente nominato il suo superiore diretto, il Colonnello Mori».
DON VITO CI STA – Così, Massimo Ciancimino, come racconta nel verbale avrebbe contattato il padre, Vito Ciancimino, e «mio papà - dice – disse di chiamarlo, mi disse ‘vabbè chiamalo e chiedi al Capitano De Donno quale dovrebbe essere l’argomento della discussione’. Io chiamai il capitano De Donno e mi ricordo che in quell’occasione lo incontrai a Palermo, ci incontrammo di fuori della Caserma e mi disse che mi avrebbe ricontattato il pomeriggio dell’indomani per dirmi bene o male quale sarebbe stato l’argomento». E prosegue: «L’indomani mi disse che l’argomento sarebbe stata la cattura, la resa dei superlatitanti e che visto che Palermo era in questo stato, se lui poteva rendersi disponibile a questo tipo di incontro. Son partito, ho riferito il tutto al mio papà, e il mio papà mi disse allora che aveva bisogno pure lui di qualche giorno di risposta. Ricordo che siamo venuti a Palermo, ho accompagnato mio padre a Palermo, dopodichè mentre mio padre era a Palermo ho ricontattato il Capitano De Donno, ho detto che mio padre era disponibile a un incontro, poi mi ha chiamato…. Lui mi ha detto ‘no, non ti preoccupare che sicuramente se tuo padre ci aiuta in qualche cosa, cercheremo, è normale di aiutarlo, di vedere di fare in modo che insomma qualche beneficio ne tragga… senza dire nè niente, nè come, nè dove”. Massimo Ciancimino prende il primo appuntamento con de Donno.
LO SVENTURATO RISPOSE - «Dove?», chiede il magistrato che lo interroga. Ciancimino junior risponde: «A Roma a casa, in Via San Sebastianello, con abiti… mi ricordo che ho aspettato il Capitano De Donno sotto casa, l’ho accompagnato…». «Lei era presente?», vuole sapere il pm. E Ciancimino: «Io ho accompagnato il capitano… ho aspettato il Capitano De Donno all’angolo della strada, l’ho accompagnato, gli ho fatto compagnia. Ho rivisto il capitano quando andava via perchè io aspettavo nella mia stanza e l’ho accompagnato, già lui mi aveva… mi riferì che era andato bene l’incontro». Passa qualche giorno e, secondo quanto racconta Massimo Ciancimino avviene l’incontro tra il padre Vito e il capitano de Donno, ma questa volta con l’allora colonnello Mario Mori. «…sempre in abiti civili, col… che io non conoscevo, il Colonnello Mario Mori, che De Donno mi presenta sotto casa mia e poi io accompagno sopra assieme a De Donno e lascio in compagnia di mio padre. Quella è stata la prima occasione che io ho visto, mi ricordo, il generale, il colonnello Mori in abiti civili sotto casa mia, è stato anche affabile, mi ha ringraziato che ero riuscito io… mi ha chiesto se il tutto mi metteva a rischio personale… parliamo nel ‘92 quando non è che c’era una gran cultura di antimafia, ho detto ‘rendetevi conto che se si viene a sapere che Massimo Ciancimino, cioè figlio di…’».
























Se quello che ha detto fino ad oggi Ciancimino, l’avesso detto di me o di un Boss nemico del POTERE attuale, saremmo gia in carcere sia io che il Boss rivale del potere attuale. C’è una lista composta di decine di arrestati con l’accusa di Mafia o altra Criminalità, tutti arresti degli ultimi tempi, (meglio che niente) scommetterei che sono tutti “”nemici”" degli “”amici”", non si spiega altrimenti la continua e costante infiltrazione “”Mafiosa”" in tutto il PAESE.
Certamente IO non posso essere al corrente delle afiliazioni dei vari arrestati, però leggo BLOG specializzati e una idea chiara me la sono fatta. (A me che, questi BLOG, siano al servizio della Mafia, leggeteli)
Se quello sostenuto da Ciancimino j., senza riscontri, detto ad compagno già starebbe a marcire nelle patrie galere.
Costui tenta di stravolgere quando asserito e provato da altri collaboratori, mentre lui prova ad avere credito per certi magistrati, i quali sono apparsi in tv dichiarando a chiare lettere che il presidente del consiglio deve andare via.
Se questa è democrazia!!!
Allora meglio essere delinquenti moralmente ineccepibili.