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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 12 gennaio 2010 alle 09:58 dallo stesso autore - torna alla home

La Rete, si sa, è una culla di libertà. A volte però accadono cosine che fanno pensare alla famosa battuta di Alberto Sordi nel film “Un borghese piccolo piccolo“: “La libertà è una bella cosa, peccato che ce ne sia troppa“.

E’ difficile non pensarla così quando si ammira che su Blogbabel è presente in prima posizione tra le discussioni più “calde” della rete niente popò di meno che il seguente, allarmantissimo post pubblicato sul sito Libera Cittadinanza, dal titolo “Il Senato ha già approvato il bavaglio a internet, questa 4267898159 b229c6f2e8 o La censura a internet e la rete che non funzionasettimana il testo approderà alla Camera“. Firmato dall’avvocato Clotilde Giurleo, il testo è giustamente allarmato: “Il 7 gennaio il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet. Questa settimana il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60. Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta”. In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i providers dovranno bloccare il blog”. Quindi, si ricorda la pena da uno a cinque anni di carcere e si dice che della notizia si sono occupati soltanto Beppe Grillo e Punto Informatico.

…non sentite fischiare un pochino le orecchie? Se le sentite, avete ragione. L’appello in questione si riferisce al famigerato emendamento D’Alia al ddl sicurezza, “votato dal senato il 2 febbraio 2009 su iniziativa del senatore Udc D’Alia, e successivamente cancellato alla Camera dei deputati col voto di parlamentari appartenenti sia alla maggioranza che all’opposizione“. No, dico: è successo a fine aprile, non tre anni fa. L’avvocato Forleo ha ricopiato e riscritto, senza citarne la fonte, un appello che girava via mail mesi e mesi fa, prendendolo per attuale, magari addirittura perché recava la data di gennaio (2008, però, non 2009).Era già successo con Padre Butterini e l’Agi a giugno, ma evidentemente non poteva bastare. C’era assolutamente bisogno di un bis, per capire che in effetti la libertà di parola è una bella cosa, ma è un peccato che ce ne sia troppa.

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