Aliquote Irpef, il partito di Di Pietro si divide

12 gennaio 2010

L’Italia dei Valori non è il partito che sa dire solo no. Se una cosa è giusta, come ridurre le tasse e farle pagare a tutti, Berlusconi compreso, allora siamo d’accordo. Se vuole la ridistribuzione e l’equità fiscale noi votiamo a favore, ma lui pensa solo all’equità personale”. E’ un Tonino Di Pietro che non t’aspetti quello che lancia segnali di distensione verso il centrodestra berlusconiano in merito alla riduzione delle aliquote Irpef. Se il protagonista è un partito che si è sempre mostrato estremamente compatto nell’opporsi su tutti i fronti in maniera dura e pura alla linea imposta dal governo e dalla maggioranza, un’uscita del genere fa senz’altro notizia.

E, infatti, i dipietristi si erano così abituati al muro contro muro col Cavaliere che qualche illustre esponente dell’Italia dei Valori, il capogruppo alla Camera Massimo Donadi, ieri non ha fatto in tempo a prendere le misure e si è imbattuto nell’ennesimo affondo in perfetto stile Idv: “La realtà è che si passerebbe di fatto ad un’unica aliquota se si pensa che il 99 per cento dei contribuenti italiani dichiara redditi fino a 100 mila euro – ha fatto sapere il deputato dal suo blog attraverso un post con tanto di video di You Tube – l’aliquota del 33 per cento si applicherebbe soltanto ad una ristrettissima minoranza. In soldoni significa che il pensionato o l’operaio pagherà allo Stato, in percentuale, le stesse tasse di un imprenditore o di un avvocato. Tutto questo non farebbe altro che aumentare iniquità e le ingiustizie sociali, che già vedono il nostro paese svettare al sesto posto al mondo per la crescita delle disuguaglianze, superato solo da Messico, Turchia, Portogallo, Usa, e Polonia”.

Insomma, mentre, l’ex pm non si sbilancia e apre, seppur parzialmente, le porte al dialogo all’avversario di sempre, i suoi uomini più fidati non disdegnano di agire secondo il consueto copione. Dice Donadi: “Noi presenteremo una proposta completamente diversa che ha, invece, l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze sociali nel nostro paese e di attuare un grande trasferimento di fiscalità dal lavoro (sia dipendente che d’impresa) alle rendite e alle speculazioni”. La forza dell’abitudine.

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