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pubblicato il 12 gennaio 2010 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il presidente del Consiglio detta l’agenda del governo, stando molto attento al rapporto con l’opinione pubblica: ha presentato mediaticamente come prioritaria la riforma del fisco, ma ad avere un percorso preferenziato saranno le leggi sulla giustizia


berlusconi tremonti01g Prima i processi, poi le tasse: Berlusconi e le (sue) prioritàMagari alla fine si scoprirà che è stato tutto un grosso scherzo: volevamo ridurre le tasse ma non è stato possibile, lo faremo presto, si dirà prima o poi tra le righe magari incolpando la crisi che è finita anzi no, morde ancora. Intanto però la priorità è una: le varie riforme della giustizia. Di quello si è parlato nel Consiglio dei Ministri di ieri, quelle saranno le prime leggi e leggine che verranno approvate. Perché quelle scadenze sono molto più pressanti delle urne: tra processo Mills in Cassazione e altro, Silvio Berlusconi è sempre più preoccupato per i suoi casi giudiziari.

LE PRIORITA’ - Anche perché ci sono le elezioni regionali, alle quali il Popolo della Libertà si presenta favoritissimo. Ma soprattutto al Nord le attuali pene dell’esecutivo non sono viste poi così bene: l’impressione, dicono i sondaggi, è che le priorità da affrontare siano altre rispetto alle leggi ad personam. Segnatamente, lavoro e fisco.  I due temi considerati più importanti dall’elettorato, sia di destra che di sinistra, mentre la riforma della giustizia è vista più che altro come una necessità per semplificare un sistema che è visto come ingiusto e sentito come un freno all’economia, più che un dovere per fermare un complotto contro il Premier. E, a sorpresa, riferisce un sondaggio della Ipsos di Nando Pagnoncelli, sono proprio gli elettori del Nord a vedere le mosse di Berlusconi in tal senso come una “necessità” soltanto per lui ma non per il paese.

RILANCIO FINTO? - Da qui si capisce l’importanza del rilancio di una riforma del fisco, al quale Giulio Tremonti ha detto di sì a malincuore, ben sapendo che sarà molto difficile toccare qualcosa in un momento in cui i conti pubblici godono di pessima salute. “Un annuncio elettorale“, dicono dalle parti dell’opposizione, quando sentono che il taglio sarà possibile soltanto dopo il 2010 e quella delle due aliquote è soltanto un’ipotesi. “Puntiamo sulla semplificazione“, corregge il ministro Ignazio La Russa, ben sapendo che semplificare non vuol dire per forza far risparmiare qualcosa ai cittadini. Anche soltanto ritoccare un po’ il nostro pletorico e incomprensibile sistema fiscale avrebbe un effetto positivo, sì, ma non farebbe per forza far risparmiare troppo i cittadini. Anzi, a rigor di logica dopo tutto il rumore si potrebbe approdare proprio a un bel nulla, come insegna la storia di questo tipo di provvedimenti proprio quando sono stati annunciati dal centrodestra al governo. Infatti, c’è chi all’interno spinge per il quoziente familiare, una riforma non meno discussa ma di certo più comprensibile e “spendibile” nei confronti degli elettori. Anche questa, è possibile farla semplicemente a costo zero. Con buona pace dell’ala liberal del PdL che invece alla riduzione sembra crederci davvero.

LA GIUSTIZIA - Intanto Il guardasigilli Angelino Alfano ribadisce le priorità della maggioranza: accelerare i tempi della riforma costituzionale della giustizia e, parallelamente, proseguire l’iter delle leggi ordinarie del processo breve e del legittimo impedimento. «Abbiamo deciso di andare avanti sulla riforma della giustizia – ha aggiunto il ministro -. Partiranno immediatamente degli incontri all’interno della coalizione per definire un testo di riforma costituzionale della giustizia, la grande riforma del settore». Per Alfano questo testo «sarà sottoposto al dibattito parlamentare e sarà un lavoro che avrà tempi rapidi». Di certo per qualcosa c’è molta fretta, per altro no. E non è difficile indovinare cosa.

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