Sarubbi (Pd): “Immigrazione, il testo non passerà”

12/01/2010 - L’onorevole del Pd Andrea Sarubbi, firmatario, insieme al deputato finiano Fabio Granata, del contestato ddl sulla cittadinanza, risponde al sottosegretario al ministero degli Interni Alfredo Mantovano, che su Il Tempo di ieri metteva in dubbio la necessità delle nuove norme

     
 

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L’onorevole del Pd Andrea Sarubbi, firmatario, insieme al deputato finiano Fabio Granata, del contestato ddl sulla cittadinanza, risponde al sottosegretario al ministero degli Interni Alfredo Mantovano, che su Il Tempo di ieri metteva in dubbio la necessità delle nuove norme

“Chi viene oggi in Europa da aree meno sviluppate – aveva argomentato il sottosegretario Mantovano – pensa di stabilirvisi mediamente solo in un terzo dei casi: l’altro 70% si pone l’obiettivo di mettere da parte dei risparmi, di acquisire mestieri e/o professionalità, di far frequentare ai figli le nostre scuole, quindi di rientrare dopo un numero apprezzabile di anni nel paese d’origine per sfruttare i risparmi e le conoscenze apprese. A che cosa serve a costoro la cittadinanza? Chi di loro realmente la chiede o la desidera?”.

Onorevole Sarubbi, lei, insieme all’On. Granata è stato fautore della proposta di legge che vuole ridurre sensibilmente i tempi per l’acquisto della cittadinanza. Lei ritiene plausibile che si ritorni a parlare di cittadinanza in relazione alle vicende di Rosarno? La discussione rischia di essere vittima delle querelle tra maggioranza e opposizione, o no?

Il vizio di piegare i fatti di cronaca alle proprie teorie, purtroppo, è duro a morire. In questi giorni, prima ancora di Rosarno, avevamo sentito da esponenti del Centrodestra che l’attentatore nigeriano sul volo Delta era una prova di quanto sia sbagliato dare la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati. Così accadde pure con l’omicidio di Sanaa, la ragazza marocchina uccisa dal padre a Pordenone, e con il kamikaze fai-da-te della moschea di viale Jenner: non mi stupisce, quindi, che con Rosarno ricominci la filastrocca dei falchi. Ma ormai non ci casca più nessuno, o almeno così spero: di fronte ad una riforma così importante, la politica non se la può cavare con la propaganda. Ha il dovere del dialogo, che piaccia oppure no.

Dalle colonne de Il Tempo, il Sottosegretario Mantovano sostiene che non bisogna “ritenere la cittadinanza un punto di partenza dell’inserimento nel contesto sociale, legato al mero decorso del tempo, magari ad accorciare, e a considerarlo invece un punto di arrivo”. Come vanno interpretate dichiarazioni del genere da un rappresentante del governo e in particolare del Viminale?

Quello che Mantovano dice è già scritto, da parecchi mesi, nella nostra proposta bipartisan. Che il sottosegretario, come molti suoi colleghi, evidentemente non ha mai letto. Siamo stati noi i primi a slegare l’acquisto della cittadinanza dall’automatismo degli anni di residenza, proponendo di passare da un’ottica concessoria ad una qualitativa; eppure, nella semplificazione dei giornali di Centrodestra ci accusavano (e lo fanno ancora) di volere la cittadinanza facile. Nessuno ha mai detto che la cittadinanza sia un punto di partenza: siamo tutti d’accordo che debba essere un punto d’arrivo. Il problema è fissare termini certi e ragionevoli, tenendo conto del livello di integrazione e soprattutto guardando ai minori nati qui o arrivati da piccoli, cresciuti nelle nostre scuole, italiani in tutto tranne che nel passaporto. A questo proposito, più che le dichiarazioni del sottosegretario Mantovano mi sembrano eloquenti quelle del ministro Gelmini, che ha detto di voler escludere dal tetto del 30% di studenti stranieri i ragazzi nati in Italia: non so se il ministro se ne sia accorto, ma è un riconoscimento di fatto dello ius soli. E la pensano allo stesso modo molti altri esponenti del Pdl: nella discussione generale del 22 dicembre, alla Camera, ho contato 28 interventi su 37 a favore della cittadinanza ai minori.

Qualche settimana fa lei ha definito “deludente” il nuovo testo, frutto del lavoro in Commissione. Si trattava in effetti di una proposta radicalmente diversa dalla Sarubbi-Granata, che aveva così tanto fatto parlare di sè. Secondo Lei, alla luce delle dichiarazioni di Mantovano dobbiamo cominciare a pensare che l’attuale maggioranza non metterà mano a nuove norme sulla cittadinanza?

Per le ragioni che ho appena spiegato, il testo Bertolini non ha nessuna possibilità di trasformarsi in legge: è così chiuso verso i minori che lo voterebbero solo la Lega ed un terzo del Pdl. Ci si deve lavorare sopra, per arrivare ad una proposta davvero condivisa: che non sia né di destra né di sinistra, ma più equa della disciplina attuale. Se no, tanto vale tenersi la brutta legge del ’92. Certamente, la maggioranza non avrebbe grande interesse a spaccarsi su un tema così delicato, ma credo che – anche grazie al lavoro bipartisan di questi mesi ed alle frequenti prese di posizione di Fini – ormai siamo in ballo e qualcosa porteremo a casa. Certamente sui minori, ma forse anche sugli adulti: bisognerà solo aspettare un momento di relativa calma politica, il più possibile lontano dalle polemiche a fini elettorali.

Il degrado di Rosarno ha acceso più che mai il dibattito sull’immigrazione e in particolare sulla condizione di clandestinità e irregolarità che troppo spesso la caratterizzano. Dalle fila della maggioranza molti attribuiscono le responsabilità di questa degenerazione al buonismo della sinistra e all’inefficienza degli enti locali…

Su Rosarno potrei aprire il capitolo delle contraddizioni del governo: altro che buonismo della sinistra! Potrei parlare a lungo della fallimentare regolarizzazione delle badanti, o di una politica dei flussi che non tiene conto di chi viene qui a cercare un lavoro, o delle tanto sbandierate vittorie sulla criminalità organizzata che continua a controllare il lavoro nero degli immigrati. Prendersela con gli amministratori locali – anziché con la Guardia di finanza, ad esempio – è davvero incomprensibile. Ma poi ti ricordi che a marzo ci sono le Regionali pure in Calabria e capisci tutto. Io cerco invece di tenermi alla larga da queste strumentalizzazioni ed allargo il discorso al livello nazionale: che Paese è un Paese che non ti fa entrare perché non gli servi, ma poi si accorge che gli servivi e non resiste alla tentazione di sfruttarti, senza chiederti mai scusa?

     
 

2 Commenti

  1. ALESSANDRO scrive:

    Sarubbi mi sembra un politico serio ed onesto.
    Praticamente una goccia nell’oceano.

  2. jaska scrive:

    Il titolo di questo articolo è del tutto fuorviante.
    Va bene, attrae l’attenzione, ma ha ben poca relazione con il contenuto, poichè si riferisce specificamente alla “bozza Bertolini” e non alla Cittadinanza tout-court!!!!

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