Cosentino, Bassolino e gli altri: tutti nella monnezza
11/01/2010 - Spuntano fuori nuove intercettazioni (ben 46) dalle quali emerge uno scenario politico-affaristico davvero inquietante. Per il Gip sono “conferme dirette” alle accuse mosse al sottosegretario all’Economia, ma non solo. L’accordo era bipartizan con il presidente della Regione Campania. Il Giudice
Spuntano fuori nuove intercettazioni (ben 46) dalle quali emerge uno scenario politico-affaristico davvero inquietante. Per il Gip sono “conferme dirette” alle accuse mosse al sottosegretario all’Economia, ma non solo. L’accordo era bipartizan con il presidente della Regione Campania.
Il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, Raffaele Piccirillo, torna a bussare nuovamente alle porte della Camera per
richiedere l’utilizzazione al fine d’indagine delle numerose intercettazioni, ben 46, che tirerebbero ancora una volta pesantemente in ballo il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, accusato come sappiamo di “concorso esterno in associazione mafiosa”. La richiesta è già sul tavolo del Presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati, Pierluigi Castagnetti, al quale toccherà convocare, nel giro di qualche giorno, il resto dei componenti della giunta e consegnare un parere alla richiesta del Gip.
SOSTIENE IL GIP - Al di là delle vicende già raccontate dai pentiti e riportate nell’ordinanza di custodia cautelare, peraltro respinta a maggioranza dalla Camera, “Queste intercettazioni – afferma il giudice Piccirillo – sono conferme dirette delle attività di Cosentino nell’intreccio di interessi clientelari ed economici negli anni dell’emergenza rifiuti“. “Le comunicazioni – scrive ancora il Gip – attestano contatti e frequentazioni tra l’onorevole Cosentino e soggetti dei quali è stato accertato il contributo rilevante e consapevole prestato al clan dei casalesi e a sodalizi vicini“. Il riferimento è all’ex presidente del Consorzio Caserta 4, Giuseppe Valente, condannato in primo grado a cinque anni e quattro mesi, ed ai due fratelli imprenditori della società mista Eco4, Sergio e Michele Orsi, quest’ultimo, peraltro, ucciso in un agguato di camorra nel 2008. La Eco4 per lo stesso Gip, è stata una “società mafiosa”. In particolare, nelle intercettazioni emerse tra Cosentino e Valente, secondo Piccirillo “appare evidente il coinvolgimento dell’onorevole Cosentino in un’attività diretta a proteggere il sindaco di Mondragone, Ugo Conte e la sua amministrazione da quello che Valente qualifica come un “omicidio politico”, riferendosi al possibile scioglimento dell’amministrazione per infiltrazioni mafiose“. Sotto la lente del Gip, sulla base delle indagini condotte dai Pm napoletani, Alessandro Milita e Giuseppe Narducci, ci sono pure le conversazioni che riguardano il “conferimento degli incarichi all’interno delle compagini consortili interessate dall’indagine“. Per Piccirillo, “Cosentino conferma di avere un ruolo decisionale“. In un’intercettazione, per esempio, “si parla di un ingegnere da coinvolgere in una commissione consortile, della moglie di tale “omissis”, esperta in materie ambientali; ma anche del peso del parlamentare nella composizione del consiglio di amministrazione della Eco4, il suo intervento per la composizione di un contenzioso tra il Consorzio Ce4 e la Ecocampania dei fratelli Ferraro“. Cosentino, da parte sua, ha sempre smentito ogni suo coinvolgimento ed in particolare l’accusa di aver favorito imprese in odore di camorra. Attraverso i suoi legali ha ammesso, al più, di aver fatto solo qualche segnalazioni e determinato qualche assunzione: “Una ordinaria condotta politica – sostengono i suoi difensori – finalizzata a difendere gli interessi puliti del proprio territorio“. Sarà, ma perché, per ben 11 telefonate con i due fratelli Orsi, il parlamentare del Pdl adotta alcune cautele, diciamo così, nelle sue interlocuzioni, come quando fissa appuntamenti solo “presso stazioni di servizio”?
LA PUZZA DEI RIFIUTI E’ BIPARTIZAN - Un’altra importante intercettazione riguarda invece la discarica di Santa Maria La Fossa, nel
casertano. Era il 5 luglio del 2002, nel pieno della prima emergenza rifiuti. Il Gip riscontra da una telefonata “l’intervento di Cosentino per un ampliamento dell’area del comune di Santa Maria La Fossa, da espropriare per la realizzazione di una discarica e di una serie di impianti autorizzati dal subcommissario, Giulio Facchi. Un intervento finalizzato a favorire l’imprenditore casalese omissis“. Ma per il Gip c’è “traccia di questo intervento anche nelle conversazioni tra Valente e omissis e con l’ex commissario Claudio De Biasio“. Quella che si intravede in questo quadro torbido, quindi, è “una vera e propria direzione politica sulle strategie di Eco4 e del superconsorzio “Impregeco” riconducibile all’On. Cosentino, anche in relazione all’autorizzazione illecita per l’apertura della discarica di Lo Uttaro“. Un affare che, stando alla ricostruzione degli inquirenti, non va in porto grazie all’intervento del Ministrero all’Ambiente. È proprio su questo argomento che si registrano colloqui “bipartizan” tra Valente, Sergio Orsi, il subcommissario Facchi, il progettista Orrico e l’ex subcommissario e “bassoliniano di ferro” Massimo Paolucci (gli ultimi due, peraltro, estranei all’inchiesta), che evidenziano “la superprotezione politica garantita da Cosentino al progetto“. Cosentino, secondo l’accusa, voleva “provincializzare il ciclo di raccolta dei rifiuti, spostandone la gestione dal commissariato di governo“. È in questo scenario che vi è stata la nascita del superconsorzio “Impregeco” che, secondo i Pm della Procura napoletana, avrebbe dovuto assegnare un ruolo preminente proprio al parlamentare indagato. Insomma, Cosentino, era allo stesso tempo, avversario politico ed alleato più che interessato di O’Governatore, Antonio Bassolino.
IMPREGECO, MA CHE È? - E’ un superconsorzio per la gestione degli impianti del ciclo dei rifiuti, come detto, eppure non diceva nulla ad Antonio Bassolino, che almeno così rispose nel corso del suo interrogatorio davanti ai magistrati napoletani. Eppure, la convenzione tra il Commissariato ai rifiuti e il superconsorzio che inglobava pure il CE4 di Valente, la firmò proprio O’ Governatore. “Non ricordo tale sigla societaria – disse Bassolino – anche se rammento che in un certo periodo si realizzò una convergenza tra tali Consorzi per esigenze che in questo momento non rammento specificamente“. Bassolino, all’epoca affiancato dal suo potentissimo factotum, Massimo Paolucci, quindi, firmava accordi e contratti, ma non sapeva con chi e con quali contenuti. Ciononostante per Giuseppe Valente, che di quel consorzio poi divenne presidente in quota Cosentino, “l’Impregeco fu un ente certamente voluto da Bassolino tanto che la stesura del documento fu redatta dallo Studio Soprano, quanto meno in modo informale“. Quel che è certo, come riporta L’Espresso è che in quel “Consorzio “bipartisan”, la maggioranza era rappresentata da fedelissimi bassoliniani come Giacomo Gerlini e Michelino Caiazzo. Il primo, amministratore delegato della società che poi sostituì proprio Valente dopo le sue dimissioni, era stato sindaco Ds di Giugliano. Michelino Caiazzo, invece, è cugino di Michele Caiazzo, ex sindaco di Pomigliano D’Arco, ad oggi uno dei più fidati e votati consiglieri di Bassolino (nonché parlamentare del Pd, n.d.a.). Quell’intreccio pericoloso fu pesantemente stigmatizzato da Lorenzo Diana, a lungo vicepresidente Pd della commissione parlamentare Antimafia, nel corso di un’infuocata direzione regionale del partito“.













grazie a dio non sono molto avvezzo a procedure processuali, ma sbaglio se dico che l’ordinanza del gip scaturisce comunque in seguito alle richieste dei PM??? batto su questo chiodo perchè per mie conoscenze personali conosco almeno 7 inchieste di questi 2 pm che, nonostante nei primi 2 gradi (come in questo caso) chi era preposto ha sempre negato l’autorizzazione a procedere, hanno sempre proceduto, senza lacun risultato, fino al 3° grado, il tutto come sempre a spese della comunità….. secondo me è pazzesco…
poi come ti dicevo prima nello specifico conosco alcuni particolari della vicenda che a mio avviso fanno sì che il castello accusatorio non stia in piedi….
Premetto che quel “Sua nullità” non è rivolto a te ma al mio nuovo su correttore di bozze ufficiali, su Giorn.
No, Mario non è così. Il Gip è un giudice. In questo caso ha ritenuto che le accuse dei Pm sono degne di un approfondimento d’indagine ma, allo stesso tempo, è anche (anche) un atto a tutela dell’indagato, poiché il testo delle intercettazioni (il testo integrale) e non solo quello evidenziato nell’ordinanza, viene messo a disposizione pure della Difesa.
dai immaginavo non fosse rivolto a me, perchè mi pare che stiamo avendo una conversazione assolutamente civile, e ne sono contento in quanto cosa rara… se ti trovo spesso su questo sito, avro davvero il piacere di venirti a rompere le palle ancora con qualche chiaccherata… ciao
D’accordo.
Del resto non c’è riuscito nemmeno “sua nullità”, un tipo che per parlare di sé scrive in terza persona come i marmocchi di Amici, a rompermele
siccome sono tutti na’ munnezza, la scelta piu’ logica e’ l’astensionismo.
Tutti parlano dei politici, spesso sbagliando, senso un contenuto di fondo, mi permetto di portare all’attenzione un aspetto su cui si dovrebbe riflettere.
I consorzi dei rifiuti erano gestiti direttamente da Bassolino e la Regione, gli stessi hanno creato uno sconquasso, ma la realtà è molto più torbita di quello che si possa pensare.
Nessun rappresentante legale dei consorzi è stato inquisito, anzi i direttori tecnici, i consulenti sono stati acquisiti dalle Prefetture per svolgere altra attività in merito.
Ma come, mettono a gestire la nuova situazione in mano a chi ha creato questo sfacello!!!!
E poi, come mani non hanno inquisito i rappresentanti legali dei consorzi???
Una risposta c’è ed è anche semplice.
Non possono, in quanto i presidenti dei collegi sindacali sono dei magistrati, allorchè inquisire i rappresentanti legali avrebbe coinvolto i supervisori, cioè il collegio dei sindaci. Quindi, ergo, insomma di lì sarebbero dovuti essere inquisiti prima i presidenti dei collegi e poi tutti i rappresentanti legali.
Quindi vi dico, l’articolo 3 della Costituzione per i magistrati, giudici o simili come mai non vale????