Malesia : se sei cristiano non puoi chiamare Allah il tuo Dio

11/01/2010 - Tre chiese cristiane bruciate e una tensione che continua a crescere in un Paese a stragrande maggioranza musulmana dopo l’annullamento del divieto per la minoranza cristiana ad utilizzare lo stesso nome per indicare la divinità della propria religione. Dal 31

     
 

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Tre chiese cristiane bruciate e una tensione che continua a crescere in un Paese a stragrande maggioranza musulmana dopo l’annullamento del divieto per la minoranza cristiana ad utilizzare lo stesso nome per indicare la divinità della propria religione.

Dal 31 dicembre non c’è più pace in Malesia tra la comunità musulmana e quella cristiana. La sentenza della Corte che ha di fatto cancellato il divieto imposto dal Governo di poter utilizzare il nome di Allah anche per il Dio cristiano si è trasformato in un putiferio sfociato, durante il fine settimana, nell’incendio e nella vandalizzazione di numerose chiese, per non parlare della crescente tensione politica che si va creando.

C’E’ UN GIUDICE IN MALESIA - Piromani hanno colpito tre chiese e una scuola-convento e ricoperta di vernice nera una quarta. Nessun ferito segnalato e solo una delle chiese, la Metro Tabernacle nella capitale Kuala Lumpur, ha subito gravi danni. Gli attacchi, a differenza di altri che la Malesia ha già vissuto, hanno scosso un Paese in cui molti musulmani sono infuriati per la sentenza della Corte, alla quale un potentissimo team di avvocati si era appellato, sostenendo che il ministro dell’Interno era andato contro la Costituzione federale, che è la legge suprema del Paese, quando aveva introdotto nuove disposizioni che vietavano l’uso della parola “Allah” per qualsiasi altro Dio che non fosse quello musulmano. Il team di cinque avvocati, guidati da Porres Royan, ha evidenziato che la Costituzione federale protegge i diritti fondamentali delle minoranze religiose a praticare il loro culto liberamente e dove, l’articolo 3 della Costituzione federale vede l’Islam riconosciuta come religione ufficiale del Paese, ma al tempo stesso, sancisce che le altre religioni possono essere praticate in pace e armonia.

QUESTIONE RAZZIALE - Anche se questo uso è comune in molti paesi in cui, sia il linguaggio biblico arabo che quello malese descrivono Gesù come “figlio di Allah”, molti musulmani insistono sul fatto che la parola appartiene esclusivamente a loro e permetterne l’utilizzo da parte di altre religioni potrebbe confondere i fedeli musulmani . Tale controversia, a sua volta è stata interpretata da alcuni osservatori come un segno di nuove manovre politiche, da parte del partito di governo che si sforza di mantenere la sua posizione dominante dopo i contraccolpi ricevuti dal pessimo risultato ottenuto nelle elezioni di Stato del marzo scorso. Alcuni analisti politici accusano il primo ministro, Najib Razak, di sollevare questioni razziali e religiose per cercare di tranquillizzare la sua base malese. In un difficile equilibrio, egli deve anche riconquistare gli elettori cinesi e indiani, la cui opposizione ha contribuito alla sconfitta del suo partito lo scorso anno.”La contestazione politica è molto più intensa“, ha detto Elizabeth Wong, un funzionario statale che è membro del partito di opposizione Keadilan Rakyat. “In Malesia il tema principale sarà sempre centrato sull’identità malese e sull’Islam. Le parti hanno elaborato politiche diverse o mezzi per tentare di fare appello agli elettori musulmani malesi“. In un’intervista, il capo dell’opposizione, Anwar Ibrahim, fa capire che il governo soffia sul fuoco delle proteste. “Incitare sentimenti razziali e religiosi è l’ultima spiaggia che hanno per aggrapparsi al potere dopo la disastrosa sconfitta nelle elezioni del 2008”.

SUPREMAZIA MALESE - Il governo ha impugnato la decisione del tribunale ed è stato concesso un periodo di sospensione, ma la controversia si è spostata a livello nazionale, prima con piccole manifestazioni in moschee e accorati appelli su Internet. Più di 180.000 persone hanno aderito a un gruppo di Facebook chiamato “Protesting the use of the name Allah by non-Muslims”. Le tensioni stanno agitando uno Stato multietnico e multirazziale che ha sempre cercato di mantenere l’armonia tra i suoi cittadini: la maggior parte musulmani malesi, che costituiscono il 60% della popolazione, e delle minoranze cinesi e indiane, che praticano Cristianesimo, Induismo e Buddismo. Circa il 9% della popolazione della Malesia su 28 milioni di persone è costituita da cristiani, la maggior parte di essi sono cinesi o indiani. Gli analisti dicono che questo è il primo grosso conflitto tra musulmani e cristiani. “Ma lo scontro è diventato, negli ultimi anni, veicolo delle battaglie politiche” ha affermato Ooi Kee Beng, giornalista presso l’Institute of Southeast Asian Studies di Singapore.”La religione è diventata uno strumento molto utile per le parti che vogliono giocare sulle divisioni etniche. Hanno difficoltà a parlare di questioni razziali, ma non di questioni religiose. Stiamo assistendo al risultato dell’ opportunismo politico che è in corso negli ultimi due decenni “. “La linea di demarcazione tra razza e religione non è netta in un Paese la cui Costituzione equipara l’ identità musulmana a quella malese” secondo Jacqueline Ann Surin, redattore del Nut Graph un sito di analisi di news malesi, che si occupa soprattutto dell’Islam politico. “Il caso Malesia è peculiare se guardiamo gli ultimi dieci anni e le politiche razziali sfociate nell’ escalation della nozione che i malesi sono superiori“, ha detto. “Questo è stato il più evidente tentativo da parte della leadership dell’ UMNO (United Malays National Organization), il partito di governo, di promuovere il concetto di ‘ketuanan Melayu,’ (supremazia malese).Quindi è una progressione logica quella che, se il malese è considerato superiore da parte dello Stato, rispetto a tutti gli altri, poi l’Islam sarà anche considerato superiore alle altre religioni“.

     
 

14 Commenti

  1. Gregorj scrive:

    vedi di farci prendere una fatwa pubblicando queste immagini, mi raccomando

  2. fabKL scrive:

    Complimenti per l’articolo che (per la prima volta) descrive esattamente che in Malesia NON è vietato per i cristiani usare la parola Allah (come hanno scritto i giornali di tutto il mondo contemporaneamente) bensì è vietato a chiunque di utilizzare il nome Allah per identificare il Dio cristiano.

    Sarebbe interessante chiedersi perchè l’Herald (che ha scatenato tutto il pandemonio pretendendo di vendere Bibbie dove Allah creava Adamo ed Eva, Allah dava le tavole a Mosè, Allah era il padre di Gesu Cristo) non si sia fatto il minimo scrupolo sul rischio di tensione che poteva ricadere sulla minorità cristiana e metterla a rischio. Il tutto per l’ostinazione di voler dire che Allah è il creatore del cielo e della terra.
    VOGLIAMO PROPRIO CREDERE QUESTO?

    continua qui http://democrazia.myblog.it

  3. Lucia scrive:

    “sia il linguaggio biblico arabo che quello malese descrivono Gesù come “figlio di Allah”, molti musulmani insistono sul fatto che la parola appartiene esclusivamente a loro e permetterne l’utilizzo da parte di altre religioni potrebbe confondere i fedeli musulmani”.

    Gesù, figlio di Allah? mi risulta nuova! :) ma pur sempre di un Dio, anzi, di Dio si tratta! “Gesù, ha amato farsi conoscere attraverso eventi, parole e scritti intimamente connessi, tanto che gli eventi testimoniano la verità delle parole e degli scritti; parole e scritti spiegano gli eventi che, altrimenti rimarrebbero incomprensibili” (cfr. D.V., 2).

    E’ assurdo che ancora oggi ci siano tensioni religiosi, o almeno, c’è chi uccide in nome di Allah;

    • Tess scrive:

      Credo che si riferisca alle traduzioni arabe e malesi delle Scritture

    • FabKL scrive:

      Posso essere d’accordo con te che ci sia assurdo che ci sia chi uccide nel nome di Allah. Non dimentichiamoci però – e lo trovo molto più assurdo – che ce ne sono molti di più che UCCIDONO nel nome della DEMOCRAZIA.
      Se i prim isono Fondamentalisti islamici, i secondi sono FONDAMENTALISTI LAICI: orientati diversamente ma pericolosi allo stesso modo se non di più per via della quantità immensa di armi e tecnologie di distruzione che hanno a loro disposizione ed anche per la totale mancanza di scrupoli quando si tratta di raggiungere uno scopo (sopratutto economico)

      che dio ce la mandi buona…..

  4. Leftorium© scrive:

    Ma Dio non era morto? (E non mi riferisco a Ronnie James, dei Black Sabbath). :P

  5. Zamax scrive:

    Per coloro che pensano che il Cristianesimo attuale sia solo il risultato di 2.000 anni di secolarizzazione e di meticciato col progresso civile, la vicenda dovrebbe essere abbastanza eloquente di come invece Cristianesimo e Islam siano diversi alla radice. Il “nome di Dio” non è mai stato un problema per il Cristianesimo. Fin dall’inizio, l’universalismo cristiano non ha fatto differenze di razze e di lingue. Per dirla con S. Paolo “non c’è più né Giudeo né Greco”, che oggi sembrano banali ma allora erano rivoluzionarie. Il quarto Vangelo, quello del “Logos”, fu scritto scritto direttamente in greco. I cristiani adottarono per l’Onnipotente nomi precristiani: così latini e greci hanno il loro “Dio”; le popolazioni di ceppo germanico il loro “God/Gott”; gli slavi il loro “Bog”.
    Anche l’islamismo non fa differenza di razze e popoli, in teoria. Perché il suo universalismo deriva da quello cristiano. Ma poi, somma contraddizione, fa dell’arabo l’unica lingua del Corano e di Allah l’unico nome di Dio. Questo feticismo linguistico è il segnale di una religione – nel senso occidentale del termine, che è quello cristiano – dai nodi irrosolti, il cui spirito non è mai stato informato dalla distinzione tra la Gerusalemme terrena e quella celeste. Il feticismo linguistico non a caso sopravvive accanto alla nozione dell’impurità di alcuni cibi, che Gesù aveva espressamente abolito facendo notare, in un famoso episodio evangelico, che l’impurità vera viene dal cuore, ma che tutti i cibi passano per il ventre e vannoa finire “nella fogna”. Almeno così riportano le traduzioni. Ma ho il sospetto che pure lui – pardon, Lui – quella volta disse “merda”.

    • Tetsuo scrive:

      “Il “nome di Dio” non è mai stato un problema per il Cristianesimo.”

      Forse per il cristianesimo no, ma sicuramente per il cattolicesimo si.

      Infatti dalle bibbie cattoliche è sparito qualsiasi riferimento al nome Javhe o Geova, addirittura il vaticano fece pressioni sulla Rai (con successo) per censurare la parola Javhe nella canzone “Born to be Abramo” di Elio e le storie tese.

      Certo non arriviamo all’integralismo islamico.

    • giul scrive:

      Va be ma questo ragionamento è a pera. a parte che: 1) si deve dire grazie a San Paolo che è lui che ha trasformato il messaggio cristiano in universalista. 2) pensare che l’unica religione che abbia influenzato per l’elemento universalista nell’islam sia il cristianesimo è ridicolo. Tutte le religioni con cui entra in contatto Maometto sono universaliste nel 600, persino l’ebraismo. 3) non è un nodo irrisolto, non è un vezzo, l’arabo è la lingua con cui Dio si è rivelato a Maometto (attraverso l’arcangelo Gabriele). Certo potremmo dare importanza anche all’elemento culturale politico: l’espansione araba, la lingua dei conquistatori, ma io credo sia più giusto inquadrare in questo senso il problema.
      Il fatto è che tutti credono a sta balla: l’islam non ha risolto la divisione stato/religione, quando invece nella sua storia, l’ha sempre fatto. E’ un pregiudizio, un luogo comune stupido, ma duro da scalfire.

  6. un rabbino polemizzò con la canzone

    http://archiviostorico.corriere.it/1997/novembre/23/rabbino_contro_Elio_Gioca_sul_co_0_9711236028.shtml

    i tdg si arrabbiarono perchè la copertina del disco riproduceva una rivista simile alla Svegliatevi

    alcuni cantanti se la presero per via dei diritti d’autore dato che la canzone era un medley di varie canzoni e testi

    insomma tutto nello stile provocatorio tipico del gruppo

    se poi si sia arrabbiata anche la chiesa cattolica non so

    • Rado il Figo scrive:

      A ricordare bene, “Born to be Abramo” ha due versioni, completamente (o quasi) diverse. La prima risalente al secondo album degli EelST e il cui singolo aveva in effetti una copertina simil “svegliatevi”, la seconda sfornata dopo il successo di San Remo (1996) e dove riprende (assai più marcatamente) il motivo di Hernandez.

      La prima, secondo il loro sito ufficiale, fu ritirato per problemi coi testimoni di Geova e per i diritti d’autore
      http://www.elioelestorietese.it/discografia-e-produzioni/?id_media_prodotto=98

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