Il quotidiano dei vescovi attacca la procura per l’arresto di don Massaferro, rinchiuso in carcere a Chiavari con l’accusa di aver molestato una sua chierichetta di 11 anni.
Un attacco alla Procura della Repubblica per l’arresto di don Luciano Massaferro, 44 anni, parroco di Alassio rinchiuso da oltre una settimana rinchiuso in carcere a Chiavari con l’accusa di violenze sessuali su una sua chierichetta, una bambina di 11 anni, è stato portato oggi dalla Diocesi di Albenga/Imperia sulla pagina diocesana domenicale del quotidiano cattolico L’Avvenire.
I FATTI – Il sacerdote era stato arrestato il 29 dicembre dagli agenti della squadra mobile della questura insieme ai colleghi del commissariato di polizia di Alassio, che hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Emilio Fois presso il Tribunale di Savona su richiesta del pubblico ministero Alessandra Coccoli. A far scattare l’inchiesta era stata una segnalazione arrivata dall’ospedale Gaslini di Genova, che aveva sottoposto la bambina, appena undicenne, ad una serie di accertamenti clinici dopo aver denunciato di avere subito le violenze da parte del sacerdote. Le indagini sono durate un mese e mezzo. «La notizia desta molto stupore, perchè le accuse fatte sembrano inverosimili. Don Luciano Massaferro è da ritenersi innocente fino a prova contraria. Infine si esprime la piena fiducia che possa al più presto manifestarsi la propria estraneità… ai fatti di cui accusato» era stata la prima dichiarazione di monsignor Mario Oliveri, vescovo di Albenga-Imperia. La bambina che avrebbe subito gli abusi sessuali
frequentava gli ambienti della parrocchia e che i suoi genitori si erano rivolti al Gaslini per una consulenza psicologica.
L’AVVENIRE - In un articolo nella pagina curata dall’Ufficio diocesano delle comunicazioni sociali si fa riferimento alla detenzione in carcere del prete di Alassio: «in questa triste pagina…tre elementi oggettivi restano fissati, ad oggi, nel cuore e nella mente. Prima di tutto l’arresto di un sacerdote, che sembra essere condannato di un reato infamante, prima ancora che le indagini siano terminate e che un rinvio a giudizio e un processo penale siano stati celebrati sul suo conto». «Ciò nonostante - scrive il quotidiano -, sulle locandine delle edicole, sui quotidiani nazionali e locali, sui siti internet e social network più diffusi sono corsi, in questi giorni, titoli strillati a mò di sentenze con rito accelerato, tanto da suscitare seria preoccupazione e immediate prese di posizione». Nell’articolo si parla anche della presunta vittima: «siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia». La Diocesi critica quindi la Procura della Repubblica «che ha predisposto il fascicolo delle indagini senza aver ascoltato ad oggi neppure una volta chi del sacerdote potesse conoscere, giorno dopo giorno, non solo la sua crescita spirituale ma anche le ragioni della sua vocazione». L’unica vera notizia, «forse antipatica e fastidiosa per qualcuno», secondo la diocesi, sarebbe il fatto che «un’intera comunità cristiana, fatta non solo di sacerdoti e suore ma anche di laici impegnati e ai margini, è uscita fuori forte e determinata nella solidarietà, pronta e disponibile a discernere sempre il bene dal male e che, fino a prova contraria, stando agli elementi emersi, non solo non può condannare il sacerdote ma pure prega con carità cristiana per lui e per il disagio della minore».




Come sono da ritenersi conclusioni sbagliate perchè arbitrarie e preconcette quelle in merito alla colpevolezza del sacerdote accusato di reati infamanti, così sono da considerarsi ugualmente errate, quelle che viceversa lo considerano a priori innocente senza il supporto di alcuna prova,basandosi eclusivamente sul comportamento pubblico che il prete ha tenuto. A nche se Il provvedimento disciplinare preso a carico del sacerdote, non depone certo a suo favore, visto che non siamo nè in un paese islamico nè in uno marxista, ma anzi chi lo ha preso sapeva benissimo che andava a sfidare un perbenismo ed una ipocrisia tipica della mentalità cattolica, e che sarebbe stato oggetto, queste si, di critiche aprioristiche di parte. Ma siccome fra il pontefice ed il nostro presidente del consiglio corre reciproca stima, tanto che sono già dimenticate le dimissioni forzate di Boffo direttore coraggioso ed onesto che qualificava ed onorava degnamente il settimanale cattolico Avvenire,allora tutto si può fare e dire, magari cercando di forzare in un certo modo indagini e successivi procedimenti.E siccome questa non sarebbe la prima volta nemmeno in Italia, mi permetto di dubitare della buona fede di tutti coloro che a spada tratta difendono una persona che ha subito un procedimento restrittivo da parte delle autorità preposte alla difesa delle leggi. Non vorrei per carità di patria, come si dice dalle nostre parti, ricordare le miserie e gli orrori compiuti da centinaia di prelati nella cattolicissima Irlanda, taciuti da altissime autorità ecclesiastiche, complici per decenni di atti innominabili su bambini in tenera età. Quindi cittadini cattolici, se siete appartenenti onesti ad entrambe le categorie, attendete con serenità il giudizio di che è preposto a darlo. GIANCARLO
Ho paura della “”Chiesa”", questa Chiesa che E’ LA MIA CHIESA, non vorrei avere dubbi sull’integrità dei sacerdoti, ed eventualmente, sulla GIUSTIZIA delle Istituzioni Ecclesiastiche.
E invece, dalla mia conoscenza della “”Chiesa”" Latinoamericana a quella Romana che “”Ospita”" IN UNA sua Struttura Sacra il corpo di un DELINQUENTE, i dubbi si accumulano costantemente.
“[...] pronta e disponibile a discernere sempre il bene dal male [...]”
Auguri.
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