Quella che vi racconto è una storia di paura e di fiducia, di disperazione e di speranza, un viaggio andata e ritorno verso la pazzia.
Eppure se mi guardaste nella mia divisa ordinata e autorevole, precisa e diretta, tutto potreste immaginare tranne i miei pensieri. Perché io sono un ufficiale di polizia, il comandante di una sezione provinciale della stradale nel nostro amato e martoriato SUD. Il nostro lavoro è ingrato: ci presentano come coloro che vigilano sulla sicurezza delle strade ma i nostri limitati mezzi ci permettono di raccogliere solo quel che resta di coloro per cui la sicurezza non è stata abbastanza. Siamo lì,
insieme ai vigili del fuoco, a cercare una vita in un ammasso di lamiere, di curare coloro per cui, per fortuna, non è ancora arrivato il momento, di piangere gli ignoti che non torneranno da quella ultima gita. Ma se i vigili del fuoco vanno a casa con le immagini dell’orrore negli occhi a noi spetta un compito peggiore: avvisare i parenti. Io ho sempre creduto che un capo debba assumersi le sue responsabilità e quindi non ho mai demandato a nessuno questo compito. E quando busso alle case dei malcapitati mi sento come il medico che diagnostica la malattia incurabile o peggio come un killer con un pistola in mano da cui è impossibile scappare: perché in realtà il colpo è già partito.
Credevo di essere forte e invece tutto questo dolore, di coloro che se ne vanno sotto i nostri occhi, e di chi li ha persi e si rende conto, dalle nostre labbra, che la loro vita se non finisce cambierà per sempre, mi è entrato dentro, si è accumulato da qualche parte fino a quando è esploso nella mia testa rendendomi la vita impossibile. Tutto partì due mesi prima che mio figlio compisse i 16 anni. Mia moglie mi chiese, una sera prima di andare a letto, se avevo intenzione di comprargli il motorino. Sapevamo entrambi benissimo che lui era appassionato ed io stesso, fin da piccolo, gli avevo fatto vedere le nostre splendide Moto Guzzi di ordinanza, ma incredibilmente mai prima di ora mi era venuto in mente che lui potesse avere l’età per guidare le moto. I ragazzi crescono molto in fretta e 15 anni sembrano un tempo troppo breve, per chi ne ha 50, per passare dai primi incerti passi all’età per portare moto da 200 km/h. Lei mi disse che aveva paura ma sapeva come la pensavo io e se io mi fidavo di mio figlio avrebbe acconsentito a comprargliela. Avrei dovuto dirle che non mi fidavo affatto perché ho visto troppa gente esperta spazzata via dalla distrazione degli altri e su una moto si è vulnerabili, troppo vulnerabili. Avrei dovuto ed invece mi sono accucciato nella maschera che mi aveva messo addosso ed ho detto che era un ragazzo in gamba e quindi avrebbe avuto la sua moto.
Quel semplice scatto di orgoglio l’ho pagato caro: il primo obolo fu quella notte che passai in bianco ascoltando il sereno e lieve russare di mia moglie, rassicurata dalle mie parole, mentre pensavo a tutte le possibili conseguenze del mio gesto. Ma quando la moto arrivò e cominciò ad uscire da solo la mia testa cominciò a non seguirmi ed entrai in un lungo ininterrotto stato di paura. In realtà quando sapevo che era a scuola, da qualche parte con mia moglie, a letto con l’influenza (quanto d
esideravo ogni volta che continuasse ancora qualche giorno) insomma quando era lontano dalla moto non ci pensavo ed ero il solito capo allegro e compagnone che amava raccontare storie e ridere con gli altri. Quando invece lui era in giro mi si seccava la gola: rispondevo a monosillabi a qualunque richiesta e mi trinceravo nell’ufficio in modo che non si vedesse che non riuscivo a combinare niente. Ero per lo più depresso, apatico ma la situazione cambiava quando ricevevamo una chiamata: allora il mio cuore cominciava a battere all’impazzata e la sudorazione mi pareva partire dalla nuca. Spesso il terrore durava poco perché mi davano riferimenti di una strada dove lui non poteva essere o di una dinamica di incidente senza moto; in altri i particolari erano così sfocati che mandavo tutti a quel paese fino a quando non mi dicevano qualcosa in più. Poi, consumata l’ansia, la paura e i brutti pensieri sparivano ritirandosi nelle caverne da dove erano venuti.



… 3 figli… non oso pensare che tra 7 anni il più grande avrà l’età per il motorino…….