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pubblicato il 9 gennaio 2010 alle 12:26 dallo stesso autore - torna alla home

Il direttore del Giornale stupisce tutti con un editoriale nel quale prende le difese degli immigrati nei fatti di Rosarno. Ma il pezzo non viene messo di prima mattina nell’edizione on line del quotidiano.

Questa volta ha ragione Vittorio Feltri. Il direttore del Giornale nell’edizione di oggi firma un editoriale davvero politically correct sui fatti di Rosarno, significativamente intitolato “Ma questa volta hanno ragione 4259192574 a17e74b431 o Feltri: Questa volta hanno ragione i negri. O quasii negri”, che farà sicuramente fare un salto sulla sedia al lettore medio del quotidiano che fu di Indro Montanelli.

NEL MERITO – Il pezzo si apre con un attacco che ricorda le dichiarazioni del sindaco della cittadina calabra: “Certe cose non si fanno. E se si fanno, poi non bisogna stupirsi di quanto succede. Sparare sia pure con carabine ad aria compressa su immigrati che lavorano – sfruttati – per 25 euro al dì, significa giustificare una rivolta violenta con conseguenze anche molto gravi. In questo caso la reazione degli africani di colore va sì condannata senza indugi, ma non si può sorvolare sulle cause che l’hanno provocata. E sono cause complesse, nutrite da molti fattori di cui va tenuto conto per non liquidare l’accaduto come un episodio isolato. Isolato per adesso, forse. In realtà è un segnale allarmante, il sintomo di un malessere che abbiamo sottovalutato e che pertanto è via via cresciuto fino a esplodere nei fatti di Rosarno, provincia di Reggio Calabria“. Insomma, un Feltri davvero inedito, che dimostra una non comune attenzione sociologica rispetto alle sparate di qualche tempo fa. Ma per fortuna, dopo qualche riga si torna più o meno alla normalità: “Il ministro dell’Interno Roberto Maroni dimostra di aver capito. Per anni e anni abbiamo trascurato l’immigrazione clandestina. Tollerata se non addirittura incoraggiata dai progressisti predicatori del multiculturalismo e dall’ala cattolica pi permissivista in nome del diritto dei popoli alla libera migrazione. Un diritto innegabile che tuttavia va disciplinato affinché non si trasformi in licenza di invadere un Paese, il nostro, che non dispone di risorse illimitate per ospitare chiunque, indiscriminatamente. Solo grazie a questo governo si è cominciato tra mille difficoltà ad affrontare il problema“.

UNA BRUSCA VIRATA E ALCUNI DETTAGLI – Ma verso la fine ecco la virata del direttore, che dopo un po’ individua il vero responsabile dei fatti di Rosarno: il buonismo della sinistra: “In Calabriagli africani irregolari sono numerosie per campare si assoggettano a una vera e propria schiavit : lavorano nell’agricoltura e percepiscono 25 euro al giorno, 5 dei quali da versare alla criminalità organizzata. La pena per chi sgarra è la disoccupazione (quindi la fame) o l’assorbimento nelle attivitàillegali. Se a tutto questo si aggiunge la rabbia di vari calabresi contro i neri randagi, il quadro sociale si completa e spiega le tensioni che in questi giorni sono sfociate in guerriglia: sparatorie, gambizzazioni, risse implacabili. Perché diciamo nel titolo che stavolta inegri hanno ragione? E assurdo pretendere di aprire le porte agli stranieri e poi profittare della loro debolezza (dovuta alla condizione di clandestini) per soggiogarli, remunerarli assai meno del lecito, maltrattarli e prenderli a schioppettate perché sono abbrutiti dalla miseria, vestiti di stracci e non conoscono il galateo. Se questo è il prodotto del buonismo – venite venite nel Bel Paese che c’è posto per tutti – meglio il rigore di chi, combattendo la clandestinità, combatte anche i delinquenti che ne fanno un business disumano“. Insomma, possiamo tranquillizzarci: il Valium che Fini gli ha regalato per Natale ancora non ha fatto completamente effetto. Ma un passo avanti, dopo la ritirata mascherata sul presidente della Camera, comincia a compierlo, il diretùr. Una curiosità: sul sito del Giornale il pezzo non è ancora comparso. Comprensibile: forse il titolone avrebbe dato adito a qualche fraintendimento. In compenso sono presenti un significativo Renato Farina d’annata (“Quel Sud messo in ginocchio dal vizio di non voler faticare”), e l’onnipresente Ida Magli (“Dovevamo aiutarli a casa loro”). Per fortuna: cominciava ad essere preoccupante.

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