di Carlo Cipiciani (Comicomix)
postato alle 09:27 del 1 Maggio 2008 in EconomiaTorna alla home

Quanto costa la guerra in Iraq? Ormai tutti a parte il presidente Bush ammettono che sia un disastro umanitario. Sì, perché a dispetto delle bombe intelligenti, in guerra si muore, e molto: civili e bambini, ma anche i soldati. Fino ad ora oltre 4000 soldati USA. Ma, facendo finta che non ce ne importi nulla, ci sono anche gli altri costi. Quelli economici.

A fare un calcolo su quanto costa all’America la guerra in Iraq ci ha pensato un premio nobel per l’economia, Joseph Stiglitz , nel suo “The Three Trillion Dollar War: the True Cost of the Iraq Conflict”, scritto assieme a Linda J. Bilmes, la maggiore esperta americana in materia di bilanci, pubblici e societari. E se ne leggono delle belle. Bush aveva giurato e spergiurato che tutta l’operazione sarebbe costata, chiavi in mano (caduta di Saddam, pacificazione, creazione di un governo “amico”) “appena” dai 50 ai 60 miliardi di dollari. Oggi il Pentagono parla già di oltre 600 miliardi. Ed il Congressional Budget Office, l’ufficio indipendente del Congresso, stima un costo più realistico che oscillerebbe tra 1.000 e 2.000 miliardi di dollari. Una piccola sottostima, Mr. President!

IL COSTO DELLA GUERRA - Ma il libro di Stiglitz e Bilmes va oltre: la guerra in Iraq è costata fino a d ora almeno 3.000 miliardi di dollari. Ecco le cifre: i soli costi operativi, la conduzione quotidiana, della guerra in Iraq arrivano a 12,5 miliardi di dollari al mese (circa 5 mila dollari al secondo). Mettendoci anche l’Afganistan si arriva a 16 miliardi di dollari al mese. Il bilancio dell’ONU in un anno, 4 volte le risorse dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il triplo degli aiuti americani all’Africa e 2 anni di finanziamento della campagna mondiale contro l’analfabetismo. La guerra più costosa dopo la seconda guerra mondiale. Bush non è riuscito di battere quel record. Peccato, Mr. President! Ma oltre ai costi operativi, c’è da considerare il “risettaggio” dell’esercito, cioè gli investimenti per riportare le condizioni delle truppe USA a prima della guerra. E poi vanno presi in conto i costi delle cure ai feriti, ai traumatizzati, in qualche caso anche i soldi per aiutare orfani e vedove. Sono le fantasie di un vecchio democratico astioso? Non si direbbe: la prima guerra del Golfo, quella del 1991 costò agli USA, secondo i dati ufficiali, “solo” 147 morti e 235 feriti. Ma poi, ci sono stati il 45% dei 700.000 reduci coinvolti, non solo nelle operazioni al fronte ma anche, in quelle logistiche che chiesero (ed ottennero quasi tutti) risarcimenti da tribunali militari e civili. Nel bilancio USA di quest’anno solo questa voce è costata 4,3 miliardi di dollari. E questi sono fatti. Capito, Mr. President?

I COSTI CHE VERRANNO - E infatti, tornando a questa guerra, già adesso, sono oltre 52 mila i veterani tornati dal fronte ai quali è stata diagnosticata la sindrome da stress post-traumatico. L´America dovrà risarcire e pagare per decenni assegni di invalidità a circa il 40 per cento dei 1,65 milioni di soldati che sono stati mandati in Iraq. Se si fa un antipatico rapporto tra i 4 mila morti americani, e i circa 60 mila feriti, si contano circa 15 feriti per ogni soldato caduto. In Vietnam, per ogni morto i feriti erano “solo” 2,6. Come mai? Forse perché l´Amministrazione ha ordinato i veicoli corazzati e blindati - che avrebbero mitigato le perdite dovute ad attentati perpetrati con ordigni collocati ai bordi della strada - soltanto a distanza di anni dall’inizio della guerra? O forse perché non si è voluto far ricorso alla leva obbligatoria per una guerra impopolare, e così i soldati in Iraq sono stati costretti a 2, 3, perfino 4 stressanti turni? Che ne dice, Mr. President?

UNA GUERRA CON I DEBITI - E qui veniamo ad un’altra questione. Questa è la prima guerra che non chiede “sacrifici” ai cittadini. La famosa scelta tra “burro e cannoni”, non c’è stata. Anzi, Bush quando ha dato inizio alla guerra ha addirittura tagliato le tasse (ai ricchi), finanziando le operazioni militari con il deficit, che era già enorme. Facendo così ricadere l’intero fardello delle spese sulle spalle delle prossime generazioni. Perché il finanziamento delle spese militari con i debiti dà l’illusione agli americani che si possano avere contemporaneamente burro e cannoni, ma non è così: i costi della guerra restano, anche se sono stati scaricati sulle generazioni future. E il bello è che - per la prima volta dalla Guerra di indipendenza americana di due secoli fa - buona parte di questi debiti gli USA li ha fatti con paesi esteri, essendo pari a zero il risparmio delle famiglie americane. Il 40% del debito estero, ad esempio è in mano a Giappone e Cina. Minando anche la forza di persuasione e l’autorevolezza degli USA e dell’occidente contro insidie vecchie e nuove nello scacchiere mondiale. Complimenti, Mr. President! La Corte dei Conti USA ha lanciato l’allarme per il debito pubblico fuori controllo. Esso è aumentato, in 8 anni, del 50 per cento, e quasi 1.000 miliardi di dollari sono da imputarsi alla guerra. E si tratta di una cifra destinata probabilmente a più che raddoppiare nei prossimi 10 anni. Intanto, Bush continua a non mettere da parte neanche un centesimo per pagare quel che dovrà pagare a famiglie delle vittime, feriti e reduci; non investe a mantenere e modernizzare i sistemi che dovranno amministrarne la gestione; non paga neppure, il rinnovo dei costosi sistemi d’arma e di protezione (corpetti corazzati efficienti ad esempio) che i soldati al fronte chiedono disperatamente. E nel frattempo, i nodi vengono al pettine, la crisi dei mutui subprime si comincia a far sentire, le famiglie non riescono più a pagare i debiti. Chi avrebbe mai creduto che una amministrazione potesse fare un tale danno tanto rapidamente? Gli Stati Uniti, e il mondo, pagheranno per rimediare a questi danni per qualche decennio. Thanks a lot, Mr. President!

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