Si sa già come finirà la cosa di Balotelli e la città di Romeo e Giulietta. Si dirà che il Chievo fa simpatia, la squadra di un quartierino senza furbetti che piazza, Befana, risotto in tribuna e pandorini per gli altri settori dopo le abbuffate di Natale deve pur farla. Si dirà che quelli del Chievo che male volete che facciano, accettano da anni ed anni le angherie delle grandi. Li retrocedi e manco protestano, li deridi e loro sorridono, sono i Gandhi del calcio italiano, la parte che dico la particina che dico il parterre che dico la particella sana di una città razzista, son vecchi Geppetto affettuosi che se gli dai un buffo loro ti danno l’abecedario sull’altra guancia. Taceranno sul fatto che se vanno su e giù è perché sono ospiti fissi di ogni caso scommesse e benché Romeo Balotelli sia andato a trovarla a casa con un amico negheranno persino che Giulietta è ‘na zoccola.
The final Ricchiuti
The Final Ricchiuti #411
8 gennaio 2010


Sulla vicenda Balotelli-Verona mi sembra che troppe persone abbiano parlato senza conoscere i fatti, limitandosi ad amplificare una dichiarazione “a caldo” rilasciata dal giocatore, a fine partita a un cronista di Sky, che si sposava benissimo con la nomea di città razzista che si è guadagnata la città scaligera (sul campo, peraltro).
In realtà durante la partita Chievo – Inter il comportamento di pubblico e giocatore/i è rimasto sempre nei limiti di quello che avviene domenicalmente in ogni campo di calcio.
In particolare i fischi a Balotelli (e non i buu razzisti come riportato falsamente) sono sempre stati legati a precisi episodi avvenuti in campo: il gol segnato dal neroazzurro mentre i giocatori, ma soprattutto i tifosi del Chievo, protestavano per un rigore non concesso; un paio di “scaramucce” tra Balotelli e Mantovani (proprio davanti alla panchina) finite con le proteste dell’interista rivolte all’arbitro (prima fallo non fischiato e poi richiesta di ammonire Mantovani stesso); il gesto plateale costato l’ammonizione a Balotelli, quel pallone calciato in tribuna dopo che l’arbitro aveva fermato l’azione per fuorigioco; la sostituzione e l’uscita dal campo del giocatore.
In questo contesto lo stesso applauso rivolto dal giocatore ai tifosi rientra in questa sorta di “dialettica calcistica” ed è stato un gesto molto meno plateale e provocatorio di tanti altri.
Poi possiamo discutere se ciò a cui abbiamo assistito (e assistiamo domenicalmente in molti stadi) sia vero tifo; se i tifosi debbano attenersi a una deontologia o più semplicemente al buon senso; se gli stadi siano davvero una zona franca extra-legem; se il calcio sia solo business (e scommesse, e malversazione, e calciopoli etc.etc.etc.); se la città di Verona sia davvero abitata solo da beceri razzisti etc. etc. etc.
Ma tutto questo affrontiamolo senza prendere a pretesto il “(non)caso-Balotelli”.
Claudio (presente allo stadio Bentegodi nè come tifoso di una delle due squadre nè come razzista veronese)
Verona è una città ambigua mi piace per il Pandoro, per le curve e gli sguardi in tre quarti della bella Lory Del Santo di Drive In, per il Vin Italy dei brilli per le strade, per l’Arena con Dylan. Si, anche perchè William vi ambientò la tragedia d’amore contrastato più importante della letteratura di ogni tempo insieme a quella manzoniana. Ma nel contempo è un isola non defascistizzata, dove si uccide perchè neghi una siga al volo. Dove vieni picchiato nella curva dell’Hellas se estrai uno spino e ti riveli poco duro e soprattutto poco nero. Perchè son verdi nel fazzoletto e nazi nell’animo. E già è così veneziani gran signori, padovani gran dottori, vicentini magnagatti veronesi tutti matti.
No,non è vero che la maggior parte della popolazione veronese sia fascista:a conferma di questa affermazione è sufficiente guardare gli occhi invetriati di sangue di quel signore che ha eletto liberamente sindaco.
Toso? Non sia mai. Lui si che è al di sopra di ogni sospetto. Una vera stella, che brilla nel cielo del pensiero politico moderato . Il resto è tutto un nascondersi dietro un dito, certamente. Sguardo compreso. Come giustamente scrivi. Sembra il lupo travestito da vecchina della fiaba di Cappuccetto Rosso. Rosso si fa per dire, ovviamente.
Ciao
Questi signori esprimono una tale carica di odio e di violenza,cioè di sofferenza,che andrebbero studiati prevalentemente come casi clinici relativi alla psicopatologia del comportamento, piuttosto che come soggetti politici.Vale.