Il Messaggero pubblica un articolo che celebra la morte di un “nonno blogger” e il lutto della blogosfera. Ma dimentica un piccolo particolare.
Una notizia è qualcosa che i giornali ritengono una notizia, si dice un po’ tautologicamente per far ridere gli allievi nei corsi di comunicazione
all’università. E non c’è dubbio: il Messaggero ha applicato alla lettera il concetto: “Addio a nonno blogger, la blogosfera ricorda l’ultranovantenne amante del web”, si dice nell’edizione on line del quotidiano romano in un articolo a firma Laura Bogliolo, che nel sommario ricorda la storia di Sebastiano Spadaro, pensionato nato a Messina e residente in provincia di Genova, portato via da una malattia a 93 anni.
UNA STORIA TOCCANTE - “Aveva conosciuto il principe Umberto di Savoia, incontrato Italo Balbo e sorseggiato con sospetto nel ‘43 quel liquido nero chiamato Coca Cola. A quasi novant’anni aveva scoperto il web e usato i blog per raccontare la sua storia, conoscere nuovi amici e coltivare la sua grande passione: la matematica“, scrive il Messaggero. “Su www.wlamatematica.splinder.com pubblicava emozioni, ricordi, ma anche equazioni, calcoli e aiutava i giovanissimi a capire a cosa servissero le funzioni. In lui l’incanto dello stupore di un bimbo quando scoprì che il diario online che curava poteva trasformarsi in una piazza dove condividere musica, «una specie di juke-box online »come amava definirlo“. La storia è raccontata con dovizia di particolari, dai primi passi di Sebastiano nella rete, con la scoperta dell’email, fino ai saluti della nipote.
DIMENTICATO QUALCOSA? - L’unico, trascurabile particolare taciuto è che l’ultimo post quello in cui si dà notizia della morte del gestore del blog, risale al 17 marzo 2009. L’articolo del Messaggero, invece, è del 7 gennaio 2010. Insomma, la morte di “nonno web”, nomignolo coniato giusto per farci il titolo dell’articolo, probabilmente nel frattempo era stata già bella e metabolizzata dalle persone che lo conoscevano. Purtroppo, non da chi aveva bisogno di un articolo per forza. Cose che capitano.






















