Dalla Russia con repressione

di - Le Pussy Riot sono solo l'esempio più conosciuto delle gesta "democratiche" del regime di Putin

Dalla Russia con repressione
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In questi giorni molti hanno negato la “patente” di oppositrici politiche alla Pussy Riot, mancando però di notare l’estensione e la brutalità della repressione putiniana.

ATTIVISMO POLITICO GENUINO - “Le Pussy Riot sono il nostro tipo di ragazze, attiviste femministe mascherate che danno problemi” hanno scritto Kathe Kollwitz e Frida Kahlo storiche Guerrilla Girls, ma, hanno aggiunto, “noi viviamo in una cultura molto diversa nella quale l’arte non è pericolosa e possiamo fare più o meno quello che vogliamo”. Una precisazione necessaria, che andrebbe ricordata ai tanti che hanno commentato le gesta delle ragazze concludendo che si tratta di sgallettate che anche in Occidente sarebbero finite male comportandosi nello stesso modo.

I MODI DEL REGIME - La Russia di oggi è un posto nel quale in nell’appartamento di una tranquilla signora come Maria Baronova  può accadere che facciano irruzione otto omoni mascherati e armati Kalashnikov buttando già la porta. Maria non era a casa per fortuna, ma gli omoni le portarono via i computer, le foto di famiglia e persino alcuni nastri bianchi, che in quei giorni l’opposizione di piazza si legava al braccio manifestando e persino le ecografie di quando era incinta del figlio. Maria non è stata arrestata in quell’occasione, ma sono centinaia ormai quest’anno i dissidenti arrestati e imprigionati con scuse e pretesti e a volte senza neppure spiegare perché. Tutto il mondo ha potuto assistere all’arresto di Gary Kasparov, ex campione del mondo di scacchi e orgoglio dell’Unione Sovietica che ora è diventato un attivista anti-Putin. La sua colpa era quella di stazionare di fronte al tribunale che doveva pronunciare la sentenza contro le Pussy Riot, è stato arrestato e malmenato e poi  hanno detto che è stato lui a mordere un  poliziotto.

 

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LE MANIFESTAZIONI DEL 6 MAGGIO - Baronova è tra la ventina di persone accusate per la dimostrazione del 6 maggio scorso, l’unica diventata davvero violenta in un panorama nel quale gli attivisti sono soliti sfilare compiti per non dare pretesti ai poliziotti, sempre presente massicciamente anche quando si radunano quattro gatti. Gli scontri scoppiarono quando a migliaia di manifestanti fu impedito di raggiungere il luogo accordato per la manifestazione. Nei giorni successivi i poliziotti feriti incassarono encomi e premi, mentre quelli come Baronova, che non ha preso parte alle vilenze, rischiano una condanna a due anni di campi di lavoro, come quella comminata alle Pussy Riot. Da allora passa il suo tempo consultandosi con i suoi avvocati, e le è andata bene. A lei è stato proibito di lasciare Mosca, i suoi compagni sono da allora in centri di pre-detenzione e non sanno quando saranno processati.

LE INTIMIDAZIONI - A fine giugno ha ricevuto la visita dei servizi sociali, che hanno detto di aver ricevuto una denuncia su come alleva il figlio di cinque anni. Hanno perquisito l’appartamento, le hanno chiesto ragione del possesso di libri in inglese e della presenza di sigarette sul tavolo della cucina e si sono fermati a considerare se il suo violino non costituisse un rischi sanitario. Un avvertimento, perché se avessero voluto niente avrebbe impedito loro di separarla dal figlio.

NON MOLLANO - Anche Baronova come le Pussy Riot ha rifiutato di farsi intimidire e ha continuato a protestare, una decisione che potrebbe complicare la sua posizione processuale. Molti attivisti invece hanno avuto paura persino di denunciare gli atti di repressione di cui sono stati oggetto, altri come Alexey Navalny, un attivist che ha esordito battendosi contro la diffusa corruzione, rispondono invece colpo su colpo, Navalny non ha esitato a denunciare la scoperta di microspie in casa. La settimana successiva è stato accusato di truffa, secondo l’accusa nel 2009 aveva organizzato un piano per rubare legname a un’azienda controllata dal governo. Se riconosciuto colpevole rischia 10 anni.

I PRIMI DELLA LISTA - Baronova e Navalny, ormai il leader de-facto dell’opposizione, sono secondo numerosi osservatori i prossimi che seguiranno il destino delle Pussy Riot e di quanti le hanno recedute, ma fuori dall’aula dove si temeva l’udienza che ha attirato giornalisti stranieri coe mosche al miele, non hanno ricevuto attenzione. Dopo il 6 maggio oltre 400 persone sarebbero sparite nei meandri del sistema penale russo, per lo più accusati di reati comuni, mentre da allora il governo ha stabilito multe stratosferiche per gli organizzatori di manifestazioni non autorizzate e bandito le ONG straniere o che hanno contatti con l’estero. (foto Getty Images)

 

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1 Commento

  1. paolo dinucci scrive:

    ma perché l’unione europea non fà lo stesso? e magari con maniere più “delicate” (secondo loro) ma le nazioni dell’unione europea uccidono rapiscono rubano alla stregua delle peggiori dittature mondiali. putin in confronto dei cleptocrati delle nazioni dell’unione europea dovrebbe essere fatto santo subito.

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