La crisi nera del Pd e il caso Lorenzetti

07/01/2010 - L’Umbria, una regione rossa, dove una volta uno su due votava comunista. Una regione che potrebbe anche finire al centrodestra, senza neppure bisogno di Berlusconi. Non è la Puglia: è peggio C’era una volta una regione piccola, dove la sinistra

     
 

di

L’Umbria, una regione rossa, dove una volta uno su due votava comunista. Una regione che potrebbe anche finire al centrodestra, senza neppure bisogno di Berlusconi. Non è la Puglia: è peggio

C’era una volta una regione piccola, dove la sinistra prendeva il 65% dei voti, dove in molte amministrazioni comunali la scelta del Sindaco era tra Pds e Rifondazione comunista. Negli ultimi tempi c’è stato un calo di consensi. Ma invece di trovare una soluzione unitaria, si è scatenata una guerra tra bande di capi e capetti locali sul candidato alle future elezioni regionali. In cui, manco a dirlo, s’inserisce anche la guerra D’Alema-Veltroni.

VIA LA LORENZETTI! – Il caso Umbria meriterebbe un’analisi un po’ più approfondita di quelle caricature che talvolta ne fanno alcuni che da queste parti forse non sono mai neppure venuti in gita. La crisi dei consensi della sinistra tradizionale degli ultimi anni ha molte ragioni, ma come ogni regola ha le sue eccezioni. La più grande è la grande popolarità e fiducia di cui gode l’attuale Presidente della Regione, Maria Rita Lorenzetti.Lo dicono tutti i sondaggi: anche dopo la batosta del Pd alle ultime elezioni europee, l’Istituto Piepoli dava comunque per le regionali il centro sinistra al 54%, e soprattutto indicava che la Lorenzetti aveva la fiducia del 63% degli umbri. Insomma è una che sfonda anche nel centro destra. Una così, direbbe Veltroni, la devi candidare subito, senza se e senza ma. E invece, da mesi il Pd Umbro è agitato attorno ad un’unica questione: impedire alla Lorenzetti di candidarsi, dopo 10 anni di governo alla Regione.

IL NODO DEL TERZO MANDATO – Lo statuto del Pd prevede che dopo due mandati elettivi un politico debba passare la mano. Regola sacrosanta: andrebbe applicata a tutti i parlamentari, ex presidenti del consiglio, ex segretari di partito. Ma se così fosse, Veltroni da tempo avrebbe dovuto dedicarsi a scrivere libri, D’Alema alle regate, Fassino alla bagna cauda. Invece c’è la “scappatoia”: può essere concessa la deroga. Per ottenerla, serve il “permesso” dei due terzi dell’assemblea regionale, pari al 66% dei componenti del “parlamento” regionale. Vista la situazione dell’Umbria, dove la Lorenzetti è sicura vincitrice, la soluzione sembrerebbe scontata. Un po’ comìè accaduto a Vasco Errani, Presidente dell’Emilia Romagna e ricandidato per il “terzo mandato”. Invece in Umbria, subito dopo le elezioni europee, è esplosa una guerra tra bande in piena regola. Non sui programmi, non sulla linea politica. Nessuno dice che la Lorenzetti ha governato male, anche se non mancano le questioni irrisolte, dall’eccesso di enti ed agenzie pubbliche, alle relazioni con la lobby del cemento, in Umbria molto potente. Ma sono cose che in un’altra regione (Lombardia, tanto per dirne una) farebbero sorridere.

PERCHE’ ? – Invece, è iniziata una guerra che vede contrapposti gli amministratori locali, tutti schierati sotto il cappello di Bersani-D’Alema, e i deputati umbri di ispirazione Veltroni-Franceschini. Un logoramento basato sul concetto: l’Umbria non è messa malissimo, ma si poteva fare di più, non siamo riusciti a “decollare”. Concetto vero, ma solo una classe dirigente provinciale può pensare che un trend negativo e di declino come quello Italiano, possa essere sovvertito “autarchicamente” da una regione di 900 mila abitanti, brulicante di microimprese (specie in provincia di Perugia) ma priva di centri decisionali “forti” e con un’Università di antiche tradizioni ma tra le più stantie d’Italia. Il fatto è che il problema non è sui contenuti e i programmi. Ma sulla persona.

GUERRA SENZA QUARTIERE – Molti esponenti del Pd sanno benissimo che per molto tempo a Roma non c’è trippa per gatti. Infatti, più d’uno interessato alla poltrona di presidente della regione è da tempo a Roma: Mauro Agostini, ex viceministro ed ex tesoriere del Pd, Marina Sereni, ex capogruppo e Vicepresidente del partito, Giampiero Bocci, ex democristiano. La guerra vede come condottiero Alberto Stramaccioni, segretario provinciale e “franceschiniano”, ex segretario regionale del PDS ed ex deputato. Uno che, prima del disastro delle europee del 2009, rivendicava orgogliosamente nelle interviste sui quotidiani locali di aver “evitato le primarie per la scelta dei sindaci”, infischiandosene del fatto che il Pd ha le primarie nello Statuto, e che la sua corrente fa delle primarie il punto fermo. La guerra amministratori-deputati, o se preferite D’Alema Veltroni, finisce con le primarie per l’elezione a Segretario regionale del Pd: Lamberto Bottini, Assessore regionale all’Ambiente, corrente Bersani-D’Alema-Lorenzetti ottiene il 49% dei consensi, Stramaccioni-Franceschini-Agostini il 41%, e il candidato della mozione di Ignazio Marino il 10%.

CARTE IN TAVOLA – Franceschiniani e mariniani sono da subito contrari all’ipotesi di un terzo mandato Lorenzetti, ma all’inizio non esprimono né candidati né un progetto politico “alternativo”. Per mesi il candidato del centro sinistra alla Presidenza della regione è Mister (o Mrs) X, perché l’unico punto programmatico è “No alla Lorenzetti”. Poi, pochi giorni fa, Mauro Agostini esce allo scoperto, si candida alle primarie, con l’ambizione di essere candidato unitario, e raccoglie le firme necessarie per partecipare. Gli esponenti della mozione Bersani-Lorenzetti tacciono. L’altro ieri sera la situazione è kafkiana: il candidato “unitario” ha l’appoggio solo del 41% del partito, mentre l’attuale Presidente della Regione, candidata “di fatto” della mozione maggioritaria in Umbria non può presentarsi per via della deroga. Fare le primarie con un candidato unico sembrerebbe una presa in giro a chiunque, ma in casa Pd ci sono evidentemente abituati. Poi la mossa che spariglia le carte: Maria Rita Lorenzetti presenta la sua candidatura alle primarie, sottoscritta da 130 componenti dell’assemblea regionale del Pd (su 250, cioè una maggioranza del 52%, più dei voti dei soli Bersaniani). E’ uno “strappo” regolamentare, perché non è stata chiesta la “deroga” prevista dallo Statuto. Ma che mette in chiaro che di unitario in Umbria non c’è nulla. Ora tutto è rinviato all’8 gennaio, nella speranza che si trovi una soluzione (un terzo incomodo, magari l’umbro Guglielmo Epifani in scadenza alla Cgil, come alcuni dicono a mezza bocca?).

PICCOLA RIFLESSIONE – Il caso Umbria, anche se i media se ne sono accorti solo ora, è emblematico, ha accenti tragi-comici ed è peggio di quello pugliese. Dietro lo schermo di una norma “neutra” – la deroga per il terzo mandato – ci sono lotte politiche e personali:  ed è difficile invocare le regole quando si è i primi a disprezzarle. Il caso invece è semplice: c’è una Presidente che governa da 10 anni,  un tempo ragionevole per chiederle di passare la mano. Però,  piaccia o meno, è un candidato vincente in una regione che potrebbe essere a rischio. Ma questo sembra non contare, anzi qualcuno sostiene che “l’unico sondaggio che vale è il 41% dei voti delle primarie alla mozione Franceschini”. A parte che nessuno parla di programmi, c’è davvero gente nel Pd che pensa sia più importante avere i voti sufficienti per condizionare la maggioranza alle “primarie” anziché vincere le “secondarie”, cioè le elezioni regionali? Primarie che tra l’altro, dovrebbero riguardare una coalizione: il Pd in Umbria è forte, ma raccoglie – come le Europee dovrebbero ricordare a tutti i contendenti – meno voti del PdL, e vince solo se si allea con IdV, Rifondazione, al limite l’UDC. Il candidato non dovrebbe essere deciso da tutti, in base ad un progetto politico? Oppure per gli esponenti del Pd, il partito delle primarie, quello che conta sono solo i pacchetti di voti – non si sa quanto “manovrabili” – degli “iscritti” e “simpatizzanti”?

     
 

1 Commento

  1. L'informazione giusta scrive:

    Cari tutti,
    di tutti i film mai visti questo è il più tragico… perchè si tratta della realtà.

    la realtà che (non) conosciamo.
    L’informazione è tenuta sotto controllo ma internet è libero ed è per questo che siamo riusciti a conoscere

    un documentario alla portata di tutti che descrive la nostra società senza censurare quelle verità che ci allontanerebbero dal nostro essere ingenui.

    Trovate un paio d’ore per guardarlo. E’ importante conoscerne i contenuti per non essere soggiogati, schiavizzati dal sistema.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie