Preso il capo di Al Qaeda in Yemen. Delle volte, il caso…
06/01/2010 - CENTRALE OPERATIVA – Il ruolo dello Yemen come un rifugio per i gruppi terroristici transnazionali potrebbe facilmente continuare a crescere. A maggior ragione dopo le dichiarazioni di Obama circa la sua intenzione di lavorare con i governi di Afghanistan e
CENTRALE OPERATIVA – Il ruolo dello Yemen come un rifugio per i gruppi terroristici transnazionali potrebbe facilmente continuare a crescere. A maggior ragione dopo le dichiarazioni di Obama circa la sua intenzione di lavorare con i governi di Afghanistan e Pakistan per far uscire questi due paesi dal novero dei paradisi “logistici” dei fanatici del tritolo. Ciò potrebbe rendere lo
Yemen un luogo ancora più attraente per aspiranti terroristi. Le recenti offensive arabe contro i ribelli nello Yemen del Nord, insieme con al blocco navale saudita della costa yemenita, dimostrano con quanta serietà di altri paesi della penisola arabica stiano prendendo la minaccia che l’instabilità in Yemen potrebbe irradiare verso l’esterno. E gli Stati Uniti che fanno? Al momento poco o niente per tirare fuori dai pasticci l’unico governo repubblicano dell’area, per mitigare il rischio per il resto della penisola e per aumentarne la stabilità interna. Non che sia un compito facile, che si possa completare con rapidità e spendendo poco. Tuttavia, l’uso della sola forza quando la situazione sarà diventata irrecuperabile non sarà sufficiente. Ogni efficace strategia deve combinare l’assistenza in sicurezza con gli sforzi di mediazione, lo sviluppo, l’impegno regionale e un approccio di comunicazione efficace. Dal 2001, invece, la politica americana si è concentrata prevalentemente sulla lotta al terrorismo.
PIANO B – Dato che la minaccia non è rappresentata solo dal terrorismo, ma dal potenziale di instabilità a livello nazionale, gli Stati Uniti dovrebbero cominciare a pensare a promuovere un rapporto più ampio con lo Yemen, ancora fortemente incentrato sulla lotta al terrorismo, ma anche sullo sviluppo economico e una migliore governance. Magari proponendosi come perno di coordinamento di una serie di interventi di sostegno economico che, fino ad oggi, sono arrivati a pioggia (da Europa, Stati del Golfo Persico, Giordania e Giappone) e senza essere inseriti in un piano più vasto e coerente. Durante il fine settimana, Obama ha promesso di raddoppiare gli aiuti allo Yemen, ma spendere senza criterio non risolverà il problema. O meglio, non risolverà il problema investire solo sull’antiterrorismo dimenticandosi del resto. Una sfida fondamentale sarà incoraggiare governo dello Yemen a confrontarsi più direttamente e più efficacemente con Al Qaeda, e non solo con le armi. L’obiettivo dovrebbe essere quello di far uscire dallo stallo l’intero paese contribuendo a migliorarne il funzionamento degli organi di governo, provando a contenere l’altissimo tasso di corruzione, finalizzando e controllo seriamente programmi di investimento economico. Volendo, Obama strumenti di pressione ne avrebbe: bisogna capire se ha intenzione di usarli e se vale davvero il Nobel che gli hanno dato sulla fiducia. Il tempo delle chiacchiere è finito.













La questione palestinese. Se non risolve lì è(siamo) spacciati
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