La polemica fra D’Avanzo e Travaglio dopo l’uscita di quest’ultimo su Schifani ricomincia. Marco tira fuori le ricevute del pagamento della vacanza che gli sarebbe stata offerta da un mafioso e stende il collega. Oppure no. Anche perché non era questo il punto. Ma non ditelo ai commentatori-fanboy di Voglio Scendere.
Riassunto delle precedenti puntate. Giusto qualche mese fa, Travaglio, ospite sui divani di Fazio, oltre a dare della muffa e del lombrico a Schifani, insinua (sostanzialmente) anche la sua contiguità a Cosa Nostra, buttando là un superficiale “era amico di mafiosi“.
Un’uscita per nulla circostanziata e che non rende giustizia alla scrupolosità con la quale sembrerebbe redigere i suoi numerosissimi, vendutissimi e imprescindibilissimi mattoni telefonici. Intendiamoci, giusto, sacrosanto che ci sia qualcuno che - tra un’Isola dei famosi e uno Studio Aperto - osi insinuare nella casalinga media il dubbio che Schifani (o chi per lui) non sia poi il santo dipinto quotidianamente da Tele Arcore. Peccato che dare (sostanzialmente) del contiguo alla mafia in tivvù, senza aggiungere il perché, il per come, senza sciorinare contestualmente i “leggerissimi” e non ignorabili (se veramente si vogliono riportare questi benedetti fatti… decentemente, intendo) particolari avversi alla tesi che si sostiene, non sia proprio come dare del “birichino” a qualcuno. Così gli fa notare anche Giuseppe D’Avanzo, portando ad esempio l’amicizia di Travaglio con Pippo Ciuro, maresciallo della Direzione Antimafia di Palermo poi condannato per favoreggiamento. E’ di questi giorni l’ultimo atto della vicenda, ovvero una lunga lettera del giornalista torinese (riassumibile in “Troppo spesso, in Italia, “si guarda al dito anziché alla luna”) con annessa risposta di D’Avanzo (Ciuro che tacerò.)
INFORMARE FACENDO OPPOSIZIONE. MISSIONE POSSIBILE? - Insomma, non un fare informazione o un “neutrale” tirar fuori accadimenti. Ma un banale svestire i panni del giornalista imparziale, o che comunque che si prefigga di inseguire e ricercare l’obiettività. Abbandonando quindi quel tipo di approccio teso alla sincerità e alla precisione, e del quale parlava Bernard Williams, che lo stesso termine “fatti” - detto e ripetuto fino alla nausea con il furbo scopo di ammaestrare i fan e guadagnarsi autorevolezza - sottintende.
Per partecipare all’agone politico lanciando merda, in pratica. Atteggiamento che si vorrebbe giustificato dal solito refrain, ormai divenuto un mantra più ossessivo della colonna sonora di Profondo Rosso: “Eh, ma sono tutti ladri, sono troppo potenti, non c’è altro mezzo per combatterli, sono tutti ugual… Zzzzzz“. Purtroppo invece questo atteggiamento - a parte il maleodorante eccesso di qualunquismo in esso contenuto, che qualcuno potrebbe trovare insopportabile - è utile solo alla causa personale del novello aspirante martire. Ma non a quella generale, in quanto, come si è visto (basta prendere un sondaggio qualunque per averne la conferma) la massaia di cui sopra continua a pensare che Schifani sia un galantuomo perseguitato per chissà quali oscuri motivi.
CHI URLA PIÙ FORTE VINCE. MA A CHE SERVE? - È una questione di logica, tutto sta nella potenza dell’amplificazione: mille blogghini che ripetono a pappagallo “Schifani mafioso gnè gnè” vengono semplicemente spazzati via dal gigantesco Marshall da un trilione di gigawatt che a ogni edizione del tiggì sussurra “vergognosi attacchi di Travaglio alla seconda carica dello Stato gnè gnè” (in tutto ciò, notare, nessuno fa informazione: si urla soltanto). Alla trasmissione di Fazio seguono un po’ di reazioni eccessive. Da una parte vari politici che fanno vomitevolmente scudo attorno all’altissima, eccellentissima e immacolatissima istituzione orribilmente vilipesa e che,
poverina, può esercitare il diritto di replica attraverso soltanto sei/sette reti e qualche decina di giornali. Dall’altra i fanboy che - armati di occhiali made in San Daniele del Friuli - si scagliano istericamente (anche) contro il giornalista D’Avanzo, reo di aver lanciato un’intelligente e utile (ma a mio avviso un po’ troppo forte) provocazione dalle colonne de La Repubblica , prendendo di mira il metodo “non molto giornalistico” utilizzato dal Bavaglio nazionale nell’attaccare Schifani (soprattutto perché più in generale indice di un modo di procedere a volte un po’ troppo “giustizialista” e “disinvolto” nel fare collegamenti ed emettere verdetti; non così rigoroso e distaccato come si vorrebbe far credere, quindi).










quella vignetta è un capolavoro, ho riso come una scema per un’ora
faccio presente che questo continuo chiamare a raccolta, da parte di Travaglio, i suoi fans allo scopo di intimidire D’Avanzo è robbba da cretini. Infatti la fa sempre anche Grillo.
Ma anche:Schifani e Castelli l’hanno poi querelato a Travaglio?
Ho riso anch’io per la vignetta, e’ si che e’ orrida!
E te pareva che Gregorio non dava del cretino o a Grillo o a Travaglio, che bello sto odio spassionato che nutri! Proprio quando pensi a sti due ti si chiude la vena.
Rilassate un po’.
E pensate al fatto che di articoli imparziali e che raccontano i fatti su giornalettismo ce ne saranno meno della metà.
Quindi? Quindi niente.
Schifani fa schifo! Ora il livello informativo di giornalettismo sarà alle stelle, preparati Ezio M, hai le ore contate!
Gateo: è bella proprio per quello X°D
a te invece piace che qualcuno dica: “m’ha offeso, annateje a mena’”?
Premessa… adoro questo sito e lo divoro tutti i giorni… siete da paura!
Alcune uscite e conclusioni di Travaglio sono decisamente esagerate e forzate, altre invece sono ficcanti e fanno riflettere… basta avere la propria obbiettività per poter fare dei distinguo.
Questo non lo ha fatto D’Avanzo che ha puntato solo a screditare il collega ed a fare credere (od a dare la sponda alla destra) che il Travaglio sia una persona inattendibile e falsa.
Fare il paragone tra la vicenda di schifani e quella di travaglio, non è da D’Avanzo (forse Facci fà ste cose), visto che fare affari, società, consulenze e ben diverso da farsi consigliare un posto di villeggiatura.
Ma D’avanzo (e l’articolista di questo pezzo) sembrano non notare le differenze.
Qui è l’errore di D’Avanzo e la mia incazzatura per un bravo giornalista che scrive un pezzo cose se a dettarlo fosse stato Gasparri (sempre che gasparri sappia dettare).
Non dico che D’Avanzo doveva scrivede un editoriale a favore di Travaglio, ma neanche screditarlo in questa maniera (senza quindi entrare nel merito delle dichiarazioni di Travaglio)… sorge il dubbio che abbia voluto far capire chi è più bravo come giornalista.
Tetsuo, per come io vedo il mondo l’uscita di Travaglio a Che Tempo che fa è stata esagerata e tecnicamente sbagliata, come giornalista. non si dà del verme o del muffa a qualcuno a gratis; non si dà dell’”amico dei mafiosi” aggratis. Non lo si dà, soprattutto, quando stai presentando un tuo libro, altrimenti alla gente scafata regali l’impressione di averlo fatto al puro e precipuo scopo di farti pubblicità. (E preciso che io quel libro l’ho comprato e letto, come faccio per molti dei libri di Trav.)
Il discorso che fa D’Avanzo è di metodo, ancora prima che di merito. E spiega che, avulsi dal contesto, i fatti non valgono nulla. Travaglio risponde ignorando l’argomento (che va al di là dell’esempio di D’Avanzo), e invitando la gente a dirgliene quattro a D’Avanzo.
Mi spieghi, in tutto ciò, dove sarebbe la forzatura?
Tetsuo, mi sembra di averlo notato:
“Questo significa che Travaglio è da porre “moralmente” sullo stesso livello di gente come Schifani? Assolutamente no”.
Come detto, è un discorso più generale di metodo (e se vogliamo anche l’esistenza di società e consulenze non significa molto e non porta molto lontano, a parte il permettere di lanciare qualche insinuazione destinata però ad avere breve vita… a meno che non si indossino occhiali giustizialisti e si pensi che viga la presunzione di colpevolezza, e non quella d’innocenza).
Concordo che l’uscita di Travaglio era gratuita ed avrei preferito che D’Avanzo spingesse su questo, invece a spinto sul fatto che Travaglio come giornalista non vale nulla.
Concordo con lui che i fatti fuori dal contesto non valgono nulla, ma l’esempio non era atto solo a dimostrare questo… ma a screditare Travaglio in maniera molto bassa.
Inoltre, nello specifico e mi ripeto, non mi sembrano simili le situazioni di Schifani e di Travaglio e volerle equiparare non rende onore all’acume giornalistico di D’Avanzo.
Qui sta la forzatura di D’avanzo, nel voler inventare un uguaglianza tra travaglio e schifani, per smontare il primo e salvare il secondo.
Inoltre non sapevo di questa chiamata alle armi di Travaglio contro D’avanzo e la trovo di pessimo gusto (per non dire di peggio).
Prostata io mi riferivo a questo:
“1) Travaglio ha avuto rapporti significativi e di amicizia con gente rivelatasi poi mafiosa? Sì.”
Non credo che Travaglio abbia avuto rapporti significativi o se vogliamo farsi consigliare un posto per lke vacanze è decisamente meno significativi di fare una società.
Per il resto io non voglio difendere Travaglio ed i suoi metodi (già di mio odio chi non riesce a fare una discussione, ma fà solo il monologo), ma trovo che le basi di D’Avanzo non reggano per criticare il metodo, ne l’esempio sia congeniale… tutto qui
Tetsuo,
Ciuro non era solo uno che gli ha consigliato le vacanze, ma una sua “fonte”.
(questo non è assolutamente un richiamo a Travaglio, è normale che i giornalisti parlino con tutti, e lui non sapeva delle sue altre “frequentazioni”. Anche io parlo con un tizio che ha ammazzato due persone ogni tanto, per lavoro)
Travaglio? è uno schifoso bastardo! fara’ la fine che si merita
Ma quindi sto D’Avanzo ha fatto un attacco a Travaglio non perchè facesse piacere a qualcuno screditare Travaglio, bensì per amore del giornalismo, per evidenziare gli errori formali di un collega che sbaglia. Che uomo coraggioso, coraggiosissimo, poi con tutti quei fans di Travaglio che ormai lo vogliono uccidere…gliel’hanno messa la scorta? Proporrei un appello per fargliela avere, poverino, lui si che è uno che rischia, altro che Travaglio, protetto com’è da tutti qui fans.
Rispondere a un commento (rectius: a un pezzo e ad un commento) nel merito è così difficile?
Allora cari i miei malconci vi racconto una storiella:
Era una notte buia e tempestosa…e sotto un bombardamento il generale ordina di contrattaccare il nemico con un lancio di fiori, musica a tutto volume e donnine in quantità.
Il tenente dice: “generale, se mi permette questa è una minchiata! Sarebbe il caso che lei si togliesse dalle palle anche perchè lei, come dicono i magistrati, ha avuto a che fare in passato con il nostro nemico e quindi è già strano che lei ci comandi ora.”
Il generale indignato ribatte:” pezzoe’mmerddaa ora ti faccio un culo così! che non sei nessuno e qui decido io, sei tutto chiacchiere e distintivo (citazione). I magistrati non hanno trovato niente su di me e quindi io sono pulito, jiarruso!”
Il capitano “coraggioso” in modo fermo ed educato sottolinea:” …mah, secondo me il tenente potrebbe anche (lontanamente) aver ragione, ma credo che sia più una questione di metodo piuttosto che di merito; non credo che il tenente possa affermare ciò che ha detto senza fornirne le prove.
Questa convinzione del tenente - una volta lontana dal rendiconto di un esito processuale - riduce ogni cosa alla coppia amico/nemico, buono/cattivo, bene/male, interno/esterno. Crea le particolari condizioni per cui egli (o chi come lui) ‘può provare tutto ciò che crede e credere a tutto ciò che può provare’ perché [...] confonde la logica formale con il “pensiero” e la coerenza con BBBBUUUUMMMMM!!!!!!………………..
UNA BOMBA ESPLOSE PORTANDOSI CON SE IL TENENTE, IL CAPITANO E TUTTI I SOLDATI DEL CAMPO.
NULLA SI SA INVECE DEL GENERALE CHE POCO PRIMA, APPROFITTANDO DEL FATTO CHE L’ATTENZIONE DI TUTTI FOSSE RIVOLTA VERSO IL CAPITANO CORAGGIOSO, ERA SPARITO, PORTANDOSI VIA LA CASSA COMUNE.
Au revoir
Travaglio era già insopportabile come spalla di Santoro ad Anno Zero. Sembra uscito dalla scuola di Orbilio! Che palle di giornalista!!!
io la penso così.
a me travaglio piace, e molto, e i suoi libri sono davvero ben documentati.
che poi in televisione si dicano delle cose un po’ superficiali senza poterle argomentare in maniera distesa, questo mi sembra intrinseco ai limiti del mezzo televisivo.
e comunque non giudico travaglio da un solo episodio, ma dai suoi numerosi libri, che sono sempre stracolmi di riferimenti e di argomentazione che io reputo ineccepibili.
poi è vero che la locuzione “i fatti” viene usata spesso in modo propagandistico ma è attranto vero che ci sono persone più attente a questi ineffabili fatti e persone che lo sono meno, e travaglio mi sembra che come tendenza, come atteggiamento programmatico, faccia parte della prima categoria.
ciò non toglie che prenderà prima o poi, se non l’ha già preso, qualche granchio, perchè non gli riconosco l’onnipotenza e l’onniscienza.
penso tuttavia che se in italia ci fossero più giornalisti alla travaglio non avremmo bisogno di comprare i libri di travaglio.
Caro Ruffolo, anche tu, scusa sai, all\\\’italiana…. tieni i piedi in due staffe. La posizione di Schifani non può essere paragonata alla posizione di Travaglio! Travaglio è un giornalista e non un giornalaio. Deve conoscere i fatti verificarli e poi con molta attenzione segnalarli a …..chi vuole leggerli. Tu credo dovresti riconoscergli sempre e comunque la limpidezza delle sue ricerche, non per niente ha sempre avuto ragione in tribunale (ti prego non venire a dirmi che una o due volte ha perso, sarebbe puerile). Ed avere ragione su coloro che hanno tutte le redini economiche nelle loro mani credimi che è molto dura! Avere ragione in tribunale su queste persone in un paese anglosassone sarebbe molto facile ma qui in Italia dove al governo vengono eletti Ciarrapico (5 condanne) Previti (corruttore di giudici) e tanti altri, credimi E\\\’ MOLTO DURA!
@ Alessandro,
è un piacere scrivere per chi legge gli articoli.
Quando si dice che Travaglio abbia sbagliato completamente a capire l\’obiettivo del primo articolo di D\’Avanzo si intende che il primo si sia messo ad attaccare (o a difendersi da) il contenuto, ignorando il fatto che D\’Avanzo criticava il metodo. Ma questo non lo vedo uno sbaglio così grande da parte di Travaglio perchè penso che segua un metodo giornalistico d\’inchiesta, che in italia non si vede e a cui infatti non siamo abituati, il quale ha delle sue regole e un suo stile. Ne ho visti di esempi in Spagna e nel Regno Unito dove sembra molto più comune citare una quantità industriale di sentenze, testimonianze, notizie di cronaca per sostenere una tesi (non sono vissuto in altri paesi oltre a quei due, ma credo sia più o meno lo stesso in Grancia, Germania, etc).
Se un politico (persona famosa/industriale/showman…) viene accusato di qualche nefandezza, l\’ufficio stampa di quest\’ultimo risponde dati alla mano al giornalista, chiudendo il discorso o - in caso i dati non siano sufficienti o falsi - amplificandolo fino a farlo diventare caso locale/regionale/nazionale per poi portare molto spesso alle dimissioni. In italia non capisco perchè non succeda così, non lo si è visto con Schifani (perchè non ha contestato i fatti??) ma lo si è visto con Travaglio, il quale non ha capito l\’intenzione dell\’altro giornalista portandogli direttamente prove con l\’obiettivo di screditare la sua tesi.
Morale: D\’Avanzo è un buon giornalista, però se dovessi scegliere tra lui e Travaglio sceglierei il secondo, solo perchè purtroppo di giornalisti come lui in questo paese ne abbiamo pochissimi. Inoltre da D\’Avanzo ancora aspetto un bello scoop contro il centro-sinistra.
Stavo rileggendo gli ultimi post di Travaglio sul suo blog ma non trovo l’incitazione ai suoi sostenitori verso D’Avanzo, dove la trovo? L’ho letti di corsa ma, vista la quantità di articoli che scrive per le varie testate, ho paura che lo debba andare a ricercare in rete!
e questo il beneficio avuto dalla libertà di stampa, possiamo veramente essere felici
“Ma questo non lo vedo uno sbaglio così grande da parte di Travaglio perchè penso che segua un metodo giornalistico d\’inchiesta, che in italia non si vede e a cui infatti non siamo abituati…”
che poi è quello di D’Avanzo.
@ jumbalaya
vedi, se andiamo a sottilizzare, a spaccare il capello, a vedere se è educato dire una cosa piuttosto che un’altra, facciamo solamente il gioco di coloro che non vogliono che la verità emerga. Se tu accusi un politico qualsiasi di ds o di sx, lo stesso non si difende rigettando le accuse dimostrando la sua totale estraneità, no! Il politico confonderà le acque divagando su i più svariati argomenti con l’aiuto (sempre) dei media che in Italia non sono liberi.
@Alessandro
Mi sarò espresso male!
Non ho assolutamente detto questo, non capisco dove emerga, nel mio commento, quello che critichi… di fatto sono completamente d’accordo con te!
@gregorj
È completamente diverso da quello di travaglio, tant’è che da parte di un certo “giornalismo” c’è sempre stato un attaco verso D’Avanzo riguardo alle sue fonti, che alcuni si lamentavano essere nei servizi segreti (come se fosse un male!) visto quello che tirava fuori da chissà dove (prove vere, sottolineo), mentre Travaglio utilizza dati e testi pubblici, in teoria accessibili a qualunque persona capace di sganciare qualche euro per qualche informazione, rielaborando inoltre semplici fatti di cronaca, testimonianze, etc.
Per semplificare, per smentire Travaglio basta una ricerca approfondita, per smentire D’Avanzo ci vuole un tribunale.
Devo ammettere però che verso D’Avanzo ho una leggera ed irrazionale antipatia, solo perchè non l’ho mai visto tirare fuori dal cappello uno scoop verso il csx… ma forse è solo paranoia!
unico piccolo commento: posta la (secondo me) idiozia della questione, se quello che contesta D’Avanzo è il cosiddetto metodo-Travaglio, mi pare che Travaglio stesso, tirando fuori le “prove” contrarie, dimostri che il metodo ha un suo modo di procedere. Ovvero, tu giornalista mi spari in prima pagina delle “accuse”, io ti rispondo facendoti vedere che sono false perchè ne ho le prove. Cioè, mi sembra che la risposta di Travaglio sia proprio nel merito della questione sollevata (ovvero, sul “suo” metodo di fare giornalismo, anche se non ne fa cenno diretto). No?
@Alessandro, mi pare che Tetsuo abbia già posto un’obiezione simile e gli ho risposto sopra.
@Konx, ho scritto che la “provocazione” di D’Avanzo era secondo me troppo dura (e ho aggiunto che Bavaglio mette a segno un punto sulle ricevute, quindi sottintendendo che lì la “lezione” era fuori fuoco).
Travaglio si fissa (anche giustamente) sulla questione delle ricevute. Ma il punto è che per il tipo di giornalismo che fa sembra essere una colpa o comunque una macchia sulla carriera anche semplicemente aver “intrattenuto rapporti con futuri mafiosi” non ancora riconosciuti dalla Giustizia come tali (ma bisogna avere fiducia nella Giustizia, oppure no, o farlo solo a intermittenza, quando piace farlo? No, perché in questo caso allora è difficile poi criticare certi approcci del Berlusca al tema…).
Se Tizio (non necessariamente Schifani) ha una macchia anche solo perché ha frequentato uno che poi si scoprirà che è un mafioso, allora ce l’ha anche Travaglio (per i minus habens: non penso che Travaglio abbia legami con la mafia): ecco perché il metodo di quest’ultimo è criticabile.
Le obiezioni “ma Tizio ha fatto anche affari” o “ma Tizio ricopre un’importante carica” per me valgono poco: nel primo caso vige come detto la presunzione d’innocenza costituzionalmente garantita dall’art. 27 (oppure la Costituzione va difesa solo quando vuole calpestarla il Berlusca?).
Per cui se io vado in vacanza, uso come fonte, faccio una società o faccio sesso anale con uno che poi dieci anni dopo verrà condannato per mafia SONO SEMPRE INNOCENTE, POSSO RICOPRIRE LEGITTIMAMENTE QUALSIASI CARICA (perché la Costituzione me lo permette e perché sennò far fuori avversari politici, gente eletta democraticamente dal popolo, così sarebbe troppo facile, la storia insegna) e posso liquidare qualsiasi insinuazione con una facilità disarmante. Perché la Giustizia, tanto amata da Travaglio & C., è dalla mia parte (o perlomeno non è, ancora, contro di me).
Si, nessuno mette in dubbio che tu possa ricoprire qualunque carica, in fondo hai solo avuto la sfortuna di essere stato socio di un boss mafioso e consulente urbanistico di un comune ad altissima penetrazione mafiosa. Non sono sarcastico, sto veramente supponendo che sia stata sfortuna! Però in ogni caso, quando decidi di entrare in politica, e soprattutto di diventare una tra le 5 più alte cariche dello stato, devi accettare e permettere che gettino ogni tipo di ombra sul tuo conto, perchè sono questi gli anticorpi di una democrazia!
Ma infatti siamo (quasi) tutti d’accordo che la levata di scudi di politici e media in difesa del povero diritto di replica di Schifani sia ridicola.
Per quanto diceva vertigoz: la televisione non è il mezzo ideale, d’accordo, ma fornire versioni sintetiche e sufficientemente equilibrate di un qualunque fatto non è un’utopia…
@ jmbalaya: d’avanzo nessuno attaccò sul centrosx? Ricordi male: la questione pollari-pompa scoppiò regnante prodi, e d’avanzo accusò all’epoca il governo di aver messo il segreto di stato per salvare il generale riguardo abu omar
@ konx: vedo che a distanza di mesi ancora non è chiara, la questione: le fatture di travaglio sono un dettaglio, la storia è questa. Travaglio accusa schifani di dover chiarire i suoi rapporti con la mafia perchè ha avuto rapporti con uno che poi è stato condannato per mafia. Questo, secondo travaglio, basta per definirlo così. D’avanzo fa sapere che anche travaglio ha avuto rapporti con ciuro, uno poi condannato per mafia. E dice: questo basta per definire travaglio uno che ha rapporti con la mafia? No. E se vale per travaglio, vale anche per schifani. A prescindere da qualunque giudizio sulla questione.
Spero che sia l’ultima volta che devo rispiegarlo
Ma Travaglio non é persona seria. Ogni tanto vado a leggere su voglioscendere ed ho constatato l’adorazione cieca dei suoi lettori. Talmente cieca che quando il loro Dio raccontando le sue vacanze insulta la gente ordinaria che frequenta le nostre spiagge, gente come quella che lo legge, sono tutti costernati che non abbia gradito.
Si prega di leggere il post dove parla delle sue vacanze con i grassoni e i bambini maleducati che gli davano sui nervi.
In un altro post di un po’ di tempo fa, si faceva compatire perché il cattivone Schifani gli ha fatto causa e gli ha chiesto un bel po’ di soldi.
Ma come, a lui? Ad un povero giornalista?
Come se sputare in continuazione in faccia alla gente, in televisione, con un pubblico enorme, fosse una cosetta che chiunque puo’ permettersi senza doverne pagare le conseguenze.
Travaglio é l’equivalente dello spione di quartiere messo dal Duce buonanima.
E quello che c’é scritto qui, a proposito delle accuse di D’Avanzo, dimostra in effetti che ha la coda di paglia.
Saluti.
Sui grassoni che gli danno sui nervi, mi fo una chiamata in correità.
(D\’altronde si sa che a Travaglio solo una categoria in Italia non dia sui nervi, i magri, di sesso femminile, e senza testa)
“magri, di sesso femminile, e senza testa”
Confermo!
Se Travaglio non è persona seria e quant’altro volete, Berlusconi che candida un Ciarrapico 5 volte (DICO 5 VOLTE) condannato in via definitiva E….. POTREI FARE ALTRI 30 NOMI, COME LO DEFINITE?
\”uh! Com\’è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore\”
1. Giuseppe è un bravo giornalista. Marco, oltre ad essere un bravo giornalista è uno showman di grido. Giuseppe lo conosciamo nella sua veste professionale, di Marco conosciamo anche aspetti personali (per esempio, grazie ai post sulle sue vacanze). E di certo è un tipo alquanto suscettibile, anzichenò. Uno che non te la manda a dire. Se lo sappiamo noi, lo sa anche Giuseppe, e il modo in cui gli ha fatto sapere la sua opinione sul modo di fare giornalismo era pari a dargli un pugno secco sui denti. Per carità, ci si può rialzare da terra, rispolverare il bavero, pulire il sangue e dire \”fignore, lo fa che non fi fa cofì?\” (la \”s\” con qualche dente rotto non suona proprio perfetta). A tutto vantaggio dei caimani, come Castelli, che la settimana dopo il fattaccio chiedevano a Marco (ad AnnoZero) di rendere conto del pagamento delle vacanze sicule. Non dimentichiamo che la questione va inserita (purtroppo) in un ben preciso contesto politico.
2. La querelle metodo-merito, fatti-verità, illazioni-accuse è falsata (non falsa!) e secondaria. Falsata perchè si è sfruttata una occasione precisa (una \”sfortunata\” intervista ad un varietà televisivo) per colpire l\’intero lavoro di un giornalista (che non necessariamente deve ritenersi costruito sullo stesso modus operandi dell\’intervista); e secondaria perchè -nonstante pare che nessuno lo ricordi- il tema non era schifani-lombrico-mafioso, ma \”la stampa di regime (bipartisan, diceva quella sera Marco) non pubblica ciò che le è sgradito\”.
3. Giuseppe (già irritato dagli strilli grileschi) non ha gradito proprio questo attacco. Ma come, io che mi sveno a raccontare le verità nascoste (e lo fa, o quantomeno sembra che lo faccia quando può-vuole-gli fa comodo) devo stare qui rinchiuso dietro le colonne del mio giornale a farmi raccontare da lui come si fa il mio mestiere? Mo tte faccio vedè..
4. Mi sfugge un parte del pensiero d\’elite dei giornalettisti. Travaglio è brutto e cattivo; con il suo comportamento fa più danni che bene; la gggente (fanboy compresi) si fa abbindolare da narrazioni non sempre precise e complete perchè vuole leggere quello che già presume di sapere. Ok. Ma il punto della libertà di informazione esiste. Si certo, non siamo in un regime, D\’Avanzo, Travaglio, Grillo e la Guzzanti sono ancora lì e non marciscono in una prigione segreta (o sottoterra come la Politkovskaya). Ma siamo (titolo del post) in un paese di lecchini imperanti, dove si perpetra la mistificazione della verità. E qui nasce la necessità di un Travaglio che avanzi.
Allora la domanda è: se Travaglio fosse più D’Avanzo sareste meno travagliati?
P.S. @Prostata: Ottimo su Fazio.
Ma insomma… ce ne fossero tanti di Travaglio, il fatto è che non ce n’è tanti, tutti intenti come soldatini a leccare il culo ai direttori delle testate e dei media in generale pilotati dalla casta, altrimenti perdono il posto.
Ce ne fossero altre di voci come Travaglio: è l’unico ad avere coraggio a pubblicare la verità, non la sua verità, ma la “verità”.
Le accuse di D’Avanzo a Travaglio sono pesanti, troppo pesanti.
In sostanza lo accusa di “vivere di colpe altrui” quindi “a spese altrui”: di ridurre tutto alla categoria “buoni/cattivi, bianco/nero” ecc.; di distorcere, omettere, sottintendere, selezionare solo quello che serve a lui, tacendo tutto il resto, prendendo in giro i lettori, depistandoli, facendo spesso l’arruffapopolo, l’aizzatore di masse.
Se vogliamo sintetizzare, credo non estremisticamente, secondo D’Avanzo, Travaglio è un cialtrone, disonesto, sciacallo, parassita.
Inoltre, nel mirino, D’Avanzo non ha solo Travaglio: nel suo ultimo pezzo, infila apparentemente del tutto gratuitamente Michele Santoro (”sono quisquilie, direbbe Michele Santoro”), mentre in passato non ha fatto mistero di detestare tutti quelli che attualmente svolgono un ruolo che lui chiama delle “agenzie del risentimento”.
Che sarebbero composte dai suddetti i quali non si rassegnerebbero alla leadership di Berlusconi e se ne stanno lì in trincea a sparare addosso al premier e ai suoi, sempre e comunque qualsiasi cosa questi possano fare o non fare o tentare di fare.
Si potrebbe osservare, anzitutto che questa tesi delle “agenzie” è pari pari la tesi di quasi tutto il PD, nella sua accezione riformista, per cui fino a quando i suddetti, assieme a Di Pietro, godranno di così ampio ascolto, se non consenso, il PD non vincerà mai.
Curiosa la posizione di D’Avanzo: accusa travaglio di ridurre tutto alla categoria bianco/nero, giusto/sbagliato e poi se ne esce riducendo a categoria, caricaturizzandola, l’attività di un gruppo di giornalisti dei quali non si dicute tanto il merito (hai scritto, ad esempio, falsità qui qui e qui), ma il “metodo” per cui qualsiasi cosa Travaglio e gli altri potranno scrivere, non ha importanza: saranno sempre e soltanto quelli delle “agenzie del risentimento”, forse una specie di Associazione per la diffamazione aggravata e continuata.
Per far quadrare la critica, a favore di un giornalismo civile e occidentale il D’Avanzo Furioso se ne esce con un “metodo” un po’ discutibile.
Prima raccatta una storiella che gli spiffera qualcuno in alto loco, presumibilmente già depotenziata a puro gossip - a meno di non dover considerare un’operetta le indagini coperte di un gruppo di investigatori che indagano su un finanziere all’epoca sospetto e non si prendono la briga di controllare se un mafioso paga le ferie ad un giornalista attraverso un finanziare corrotto - oltretutto ipocritamente premettendo che certo lui non crede a queste maligne dicerie però magari se il collega produce le ricevute è meglio.
Poi va sul facile con la lunghissima prolusione sulla devastante potenza, indegna di un paese occidentale e civile, della battuta sulle muffe e i lombrichi, estrapolandola dal contesto e trasformando la battuta - magari infelice ma di cui Travaglio sarà chiamato a risponderne a Schifani direttamente, visto che lo ha citato per due milioni di euro di danni - in una dimostrazione di inciviltà umana, prima che giornalistica ai danni del povero Schifani.
Mi pare che nella lezione di D’Avanzo manchino alcuni elementi, necessari in tema di giornalismo civle, ruolo della libera stampa, indipendenza del giudizio, diritto di critica:
In un paese civile, forse il presidente del Senato dovrebbe sentirsi lui per primo in dovere di spiegare, chiarire, dissipare ogni dubbio cu cosa ci faceva lui, per anni e in societò assieme con futuri mafiosi.
Però lui nulla dice e il nostro panorama giornalistico niente chiede, annota, deduce. Slenzio. Eppure potrebbe essere un buon argomento, che assicurerebbe ascolti record, a programmi come Matrix o Porta a Porta, ma chissà perché, non si riesce a fare.
Forse in un paese civile un giornalista civile apprezzerebbe prima il “fatto” di un giornalista che va in televisione a raccontare un suo libro, affermando cose raccontate precedentemente solo in un altro libro del meno famoso Lirio Abbate e che non si odono mai da nessuna altra parte (io infatti non ne sapevo niente, prima di Che tempo che fa) con la non trascurabile conseguenza di esporsi a reazioni che possono essere molto violente da parte del Potere che, oltre alla via giudiziaria, ha tanti modi per fartela pagare; e magari solo in seconda battuta criticare l’infelicità più o meno grave di una frase sulle muffe e senza drammatizzarla oltre qualsiasi misura.
Forse in un paese civile un giornalista civile - a meno di non essere travolto da un astio la cui origine forse andrebbe motivate chiaramente - non mette sullo stesso piano dei periodi di ferie di un privato cittadino con anni di frequentazioni societarie di un presidente del senato con futuri mafiosi, tralasciando completamente di annotare l’anormalità assoluta di questo paese i cui massimi dirigenti possono permettersi di non spiegare alcunché perché tanto nessuno gliene chiede conto. E se poi c’è qualcuno che lo fa, la spiegazione risiede nel fatto che stiamo parlando delle note “agenzie del risentimento”.
Seguendo il “metodo D’Avanzo” verrebbe da concludere che in Italia oltre alle note “agenzie del risentimento” ci sono anche e in gran numero le “agenzie del tralasciamento” quelle per cui si dovrebbe dare per acquisito che una intera classe dirigente non si sente e non si sentirà in dovere di chiarire qualsivoglia episodio oscuro passato e presente.
In quale paese civile, moderno e occidentale, può albergare un simile giornalismo?
Complimenti a “vocidipopolo”, aggiungo che se il PD nell’anno in cui ha governato, invece di litigare continuamente fra alleati, avesse fatto la legge sul conflitto di interessi, forse oggi non saremmo qui a domandarci come mai gli Italiani se le bevono tutte!
A me Travaglio fa ridere quando cita gli Stati Uniti e altri Paesi piu’ avanzati dell’Italia. Dice un sacco di palle gigantesche, tanto li’ per li’, la gente non sa e si impressiona, é giornalista quello?
Siccome io conosco bene la situazione nordamericana, vedo i salti mortali che fa per appoggiare le sue tesi.
E uno che dice che il tale é un verme, che é?
Bah!
@ vocidipopolo
E si ricomincia!
“Le accuse di D’Avanzo a Travaglio sono pesanti, troppo pesanti. In sostanza lo accusa di “vivere di colpe altrui” quindi “a spese altrui”: di ridurre tutto alla categoria “buoni/cattivi, bianco/nero” ecc.; di distorcere, omettere, sottintendere, selezionare solo quello che serve a lui, tacendo tutto il resto, prendendo in giro i lettori, depistandoli, facendo spesso l’arruffapopolo, l’aizzatore di masse”
Uhm, ci può stare
“Se vogliamo sintetizzare, credo non estremisticamente, secondo D’Avanzo, Travaglio è un cialtrone, disonesto, sciacallo, parassita.”
se vogliamo dire cazzate, sì. Se invece vogliamo essere onesti, dobbiamo ammettere che nessuno di questi aggettivi è uscito dalla bocca di D’Avanzo.
“Inoltre, nel mirino, D’Avanzo non ha solo Travaglio: nel suo ultimo pezzo, infila apparentemente del tutto gratuitamente Michele Santoro (”sono quisquilie, direbbe Michele Santoro”), mentre in passato non ha fatto mistero di detestare tutti quelli che attualmente svolgono un ruolo che lui chiama delle “agenzie del risentimento”. Che sarebbero composte dai suddetti i quali non si rassegnerebbero alla leadership di Berlusconi e se ne stanno lì in trincea a sparare addosso al premier e ai suoi, sempre e comunque qualsiasi cosa questi possano fare o non fare o tentare di fare.”
Questa frase è degna del miglior complottista sull’11 settembre o sugli alieni che starebbero invadendo il mondo. Le “agenzie del risentimento”, secondo D’Avanzo, non operano soltanto nella direzione berlusconica, ma anche verso PD et similia. E infatti il commento riprende questo flatus vocis complottista andando addirittura a pescare un collateralismo con quanto succede nel PD
“Si potrebbe osservare, anzitutto che questa tesi delle “agenzie” è pari pari la tesi di quasi tutto il PD, nella sua accezione riformista, per cui fino a quando i suddetti, assieme a Di Pietro, godranno di così ampio ascolto, se non consenso, il PD non vincerà mai”.
…senza che questo sia mai stato in alcun modo esplicitato dal D’Avanzo stesso, che parla sempre e comunque di giornalismo e mai di politica. Poi cominciamo a ridere:
“Curiosa la posizione di D’Avanzo: accusa travaglio di ridurre tutto alla categoria bianco/nero, giusto/sbagliato e poi se ne esce riducendo a categoria, caricaturizzandola, l’attività di un gruppo di giornalisti dei quali non si dicute tanto il merito (hai scritto, ad esempio, falsità qui qui e qui), ma il “metodo” per cui qualsiasi cosa Travaglio e gli altri potranno scrivere, non ha importanza: saranno sempre e soltanto quelli delle “agenzie del risentimento”, forse una specie di Associazione per la diffamazione aggravata e continuata.”
Questo è proprio l’esatto contrario di quello che ha scritto D’Avanzo. Il quale ha enucleato il metodo in questi termini (li ho scritti sopra, li copincollo perché mi sono rotto di riscriverli: Travaglio accusa schifani di dover chiarire i suoi rapporti con la mafia perchè ha avuto rapporti con uno che poi è stato condannato per mafia. Questo, secondo travaglio, basta per definirlo così. D’avanzo fa sapere che anche travaglio ha avuto rapporti con ciuro, uno poi condannato per mafia. E dice: questo basta per definire travaglio uno che ha rapporti con la mafia? No. E se vale per travaglio, vale anche per schifani. A prescindere da qualunque giudizio sulla questione. Ma questo tu, Gianni, non lo hai capito, altrimenti non scriveresti quello che hai scritto più sotto, ovvero:
“Prima raccatta una storiella che gli spiffera qualcuno in alto loco, presumibilmente già depotenziata a puro gossip - a meno di non dover considerare un’operetta le indagini coperte di un gruppo di investigatori che indagano su un finanziere all’epoca sospetto e non si prendono la briga di controllare se un mafioso paga le ferie ad un giornalista attraverso un finanziare corrotto - oltretutto ipocritamente premettendo che certo lui non crede a queste maligne dicerie però magari se il collega produce le ricevute è meglio.”
E’ andata così la storia? Certo che no. Come ho scritto sopra, D’Avanzo dice che ad “avere rapporti con uno condannato per mafia” è stato anche Travaglio: lo ha fatto per la propria professione ma anche per piacere (tanto è vero che lo ha frequentato in occasione di una sua vacanza in Sicilia). Questo fa di Travaglio un mafioso? Certo che no, ripete D’Avanzo dalla prima all’ultima riga di ogni suo scritto. E a maggior ragione non deve valere per Schifani, che non si può accusare della stessa cosa in base a così fragili prove durante tre minuti di apparizioni televisive (e dopo avergli dato del “muffa), mentre si sta presentando il proprio libro e al precipuo scopo di far scoppiare un caso.
“Poi va sul facile con la lunghissima prolusione sulla devastante potenza, indegna di un paese occidentale e civile, della battuta sulle muffe e i lombrichi, estrapolandola dal contesto e trasformando la battuta - magari infelice ma di cui Travaglio sarà chiamato a risponderne a Schifani direttamente, visto che lo ha citato per due milioni di euro di danni - in una dimostrazione di inciviltà umana, prima che giornalistica ai danni del povero Schifani”.
E infatti lo è: quando fai giornalismo non ti metti a chiamare “muffa” qualcuno, ma spieghi nei dettagli i fatti. Cosa che Travaglio non ha fatto, buttando là una frase al precipuo scopo di fare polemica e parlare di sé.
“Mi pare che nella lezione di D’Avanzo manchino alcuni elementi, necessari in tema di giornalismo civle, ruolo della libera stampa, indipendenza del giudizio, diritto di critica:”
Ricordiamoci che stiamo parlando di uno, D’Avanzo, che ha scoperchiato un centinaio di vasi di pandora di notizie poi utilizzate da Travaglio per scrivere libri e articoli. D’Avanzo scopre, Travaglio ricicla e i fessi dicono: quanto è bravo Marco.
“In un paese civile, forse il presidente del Senato dovrebbe sentirsi lui per primo in dovere di spiegare, chiarire, dissipare ogni dubbio cu cosa ci faceva lui, per anni e in societò assieme con futuri mafiosi.”
E quindi anche Travaglio dovrebbe spiegare perché era amico di Ciuro?
“Forse in un paese civile un giornalista civile apprezzerebbe prima il “fatto” di un giornalista che va in televisione a raccontare un suo libro, affermando cose raccontate precedentemente solo in un altro libro del meno famoso Lirio Abbate…”
…e che però lui non cita. Insomma, Travaglio si becca l’applauso mentre Abbate ha fatto il lavoro sporco e per questo è minacciato di morte dalla mafia. Quanto sei eroe, marco!
“Forse in un paese civile un giornalista civile - a meno di non essere travolto da un astio la cui origine forse andrebbe motivate chiaramente - non mette sullo stesso piano dei periodi di ferie di un privato cittadino”
CAZZATA. E mi sarei aspettato che avreste smesso di ripeterla, perché questo non è il metodo Travaglio, ma il metodo Bondi o Fede applicato a Travaglio. Non si parla di periodi di ferie ma dei rapporti di Travaglio con un “futuro” mafioso secondo i tribunali. Evidentemente vi piace mistificare per minimizzare le responsabilità (che non ha) del vostro piccolo berluschino, esattamente come fanno al Giornale e su Panorama.
“Seguendo il “metodo D’Avanzo” verrebbe da concludere che in Italia oltre alle note “agenzie del risentimento” ci sono anche e in gran numero le “agenzie del tralasciamento” quelle per cui si dovrebbe dare per acquisito che una intera classe dirigente non si sente e non si sentirà in dovere di chiarire qualsivoglia episodio oscuro passato e presente”.
E delle quali D’Avanzo NON FA PARTE perché ha scoperto la metà delle notizie bomba uscite in Italia in questi anni, mentre voi diventavate appassionati guardoni dei casellari giudiziari altrui. Ma voi di questo non vi accorgete. Preferite scodinzolare sotto il tavolo di Travaglio. Or che bravi siete stati, gli andate a fare anche il bucato?
Ciao Greg. Non ho rotto minimamente il cazzo sul pezzo che avete pubblicato e questo è il risultato? Figuriamoci il contrario…
Andando per punti, cercando di non scrivere enciclopedie:
- gli aggettivi sono miei, ma le decrizioni da cui li evinco no. Tu come lo chiameresti uno che “vive di colpe altrui che è come vivere a spese altrui”?. Anche per le altre definizioni se non trovi le descrizioni dimmelo che te le invio in provato per non annoiare. Se l’avesse detto di me, lo sarei andato ad aspettare sotto casa.
“Le agenzie”, se vogliamo chiarire, sarebbero oltre a Travaglio, Santoro, Flores D’Arcais, Gomez, Lillo, oltre ai non giornalisti ma pari rompicazzo Grillo, Luttazzi, Guzzanti et similia e in politica Di Pietro. Ed è vero che sparano anche e soprattutto addosso al PD. Resta il fatto che vengono da D’Avanzo considerati categoria e non individui, non per ciò che dicono nel merito, ma per cosa rappresentano. Per il PD sono una gran rottura di coglioni. Non posso non constatatare che D’Avanzo è d’accordo. Non lo dice, ma non ci vuole un veggente per capirlo. Se poi a te le cose te le devono dichiarare e sottoscrivere se no non esistono, vedremo se D’Avanzo ti fa il favore…
- Ti farà inorridire ma per me Travaglio e Schifani non sono uguali. Sai, io credo che in politica non basti il certificato penale (certo, aiuta molto) ma anche cosette come l’etica, la morale, il senso dell’opportunità e del pudore, e il dovere di dare risposte anche a quesiti che normalmente non si pongono ai privati cittadini. Le considero talmente importanti che le inserirei nella busta paga di ogni rappresentante delle istituzioni come voci fisse dello stupendio. Per me un rappresentante delle istituzioni deve essere al di sopra di ogni sospetto e non al di sotto, anche se capisco che dire certe cose oggi può risultare esilarante. Travaglio, fino a quando non si candida e viene eletto, può frequentare pure jack lo squartatore. Schifani invece deve spiegare e mi deve pure convincere, oppure si dimette da tutto e allora siamo d’accordo. “La moglie di Cesare”, Greg. Capisco che è un concetto oggi più che desueto, forse ammuffito, ma io sono un nostalgico, amante dell’etica nelle istituzioni, anche se oggi si dice “forcaiolo”, “giustizialista”, “amante delle manette”, “lettore di faldoni giudiziari”. che ci vuoi fare?
- Travaglio citò Abbate in trasmissione.
- Lo capisco, il discorso di D’Avanzo: ma come tu chiami mafioso uno che ha avuto dei rapporti con gente che SOLO DOPO è stata condannata per mafia? Anche senza citare Davigo (”se invito a casa mia uno e questo mi ruba l’argenteria, non aspetto la condanna penale definitiva come ladro per non invitarlo più a casa mia”), è l’episodio che D’avanzo usa che non è convincente. Non lo è perché NON si tratta delle stesse frequentazioni, in qualità e quantità, e NON si tratta di casi simili, perché uno è un giornalista che svolge un rulo pubblico ma non è rappresentante del popolo, l’altro sì ed è perfino la seconda carica dello Stato, uno che dovrei rispettare sempre e in cui dovrei riconoscermi in quanto cittadino democratico di questo paese. L’afferri la leggera differenza?
- I meriti di D’Avanzo li conosco pure io e infatti questa polemica mi duole assai. Davvero credo che ci sia dell’altro, in questo astio manifesto, che non sia stato detto. D’Avanzo mi scade molto quando tralascia di marcare la differenza tra Travaglio e Schifani.
- Ti invito a non ragionare per categorie. A me Travaglio piace per quello che scrive, per le responsabilità che si assume, per il coraggio di assumersele, per le battaglie di civiltà che ispirano il suo lavoro, che dovrebbe essere quello di un giornalista davvero libero e indipendente, merce rarissima in questo perido. Gli posso anche andare a fare il bucato, ma se ha scritto o detto cazzate, glielo dico mentre stendo i panni. Se ho argomenti. Quelli di D’Avanzo mi paiono deboli e molto sorvolanti. Certo Filippo Facci avrebbe datro un braccio per scrivere un pezzo così, ma D’Avanzo non è Facci. Spero non stia studiando per diventarlo.
Peccato, la battuta mi è venuta dopo: D’avanzo non è Facci. Spero non stia disimparando per diventarlo. Così è perfetto!
“Ciao Greg. Non ho rotto minimamente il cazzo sul pezzo che avete pubblicato e questo è il risultato? Figuriamoci il contrario…”
Guarda che a me non dispiace dibattere e non ritengo il non essere d’accordo con quanto pubblicato su Giornalettismo un delitto. Non ancora, almeno: spero di farlo diventare reato entro il 2009.
- gli aggettivi sono miei, ma le decrizioni da cui li evinco no.
Ok, abbiamo appurato che sono descrizioni soggettive. E in quanto tali, opinabili. A me sembrano l’esatto contrario: guarda un po’ quanto è strano il mondo!
““Le agenzie”, se vogliamo chiarire, sarebbero oltre a Travaglio, Santoro, Flores D’Arcais, Gomez, Lillo, oltre ai non giornalisti ma pari rompicazzo Grillo, Luttazzi, Guzzanti et similia e in politica Di Pietro. ”
Tra quelli che hai citato, per motivi ben più che ovvi, non ce ne sono che due in grado di far impensierire D’Avanzo (Santoro e Travaglio). Il resto è frutto di una tua deduzione logica, a sua volta opinabile. Oppure dimostrami che D’Avanzo ha un motivo per avercela con la Guzzanti. E non tirar fuori la politica, perché ti smentisco subito: non ce n’è uno meno disinteressato di Giuseppe, alla questione. Tanto è vero che ha trascinato, con le sue notizie, spesso il proprio giornale in polemica anche con cosiddetti amici (Prodi e compagni). E quindi, l’argomento cade miseramente.
“Ed è vero che sparano anche e soprattutto addosso al PD. Resta il fatto che vengono da D’Avanzo considerati categoria e non individui, non per ciò che dicono nel merito, ma per cosa rappresentano. Per il PD sono una gran rottura di coglioni. Non posso non constatatare che D’Avanzo è d’accordo. Non lo dice, ma non ci vuole un veggente per capirlo. Se poi a te le cose te le devono dichiarare e sottoscrivere se no non esistono, vedremo se D’Avanzo ti fa il favore…”
A questa obiezione degna delle veline geopolitiche che scrivono al Sismi, ho già risposto sopra: non sussiste come fattualità, altrimenti se ne dimostri il contrario con oggettività. Con i fatti, come direbbe Travaglio.
“Ti farà inorridire ma per me Travaglio e Schifani non sono uguali. ”
Ti farà inorridire ma io la penso come te. Non mi piace Schifani, trovo inquietante il suo dichiarazionismo, non apprezzo il suo atteggiamento nei confronti della politica, né come è arrivato dove è arrivato. Opinioni. Quello che è un fatto, è un altro: a Travaglio e a Schifani sono successe cose simili (ognuno dei due ha avuto rapporti con gente poi risultata mafiosa). Perché dovrei, a priori e senza uno straccio di prova, pensare obbligatoriamente bene dell’uno e male dell’altro? Qui la logica del No One is Innocent non l’ho messa in giro io. E chi lo ha fatto si puppi gli oneri, oltre agli onori.
“- Travaglio citò Abbate in trasmissione.”
MI risulta che dovesse presentare il suo libro, non fare il simpatico satiro delle muffe altrui o citare frasi altrui per attirare l’attenzione su di sé.
- Lo capisco, il discorso di D’Avanzo: ma come tu chiami mafioso uno che ha avuto dei rapporti con gente che SOLO DOPO è stata condannata per mafia?
No, è l’esatto contrario. Io non chiamo mafioso nessuno. E’ un altro che ce l’ha chiamato. Senza spiegare perché. Durante una trasmissione televisiva. Con una velina pronta a intervenire per dare la pubblicità. E’ professionale questo?
“Certo Filippo Facci avrebbe datro un braccio per scrivere un pezzo così, ma D’Avanzo non è Facci. Spero non stia studiando per diventarlo”.
Se soltanto lo volesse, non gli servirebbe studiare. Indipercui, non è così.
Povero Gragorj, ma potremmo scrivere una intera enciclopedia ma tu non vedrai mai la differenza tra uno Schifani (politico) ed un Travaglio (giornalista).
Greg, certe volte mi fai sorridere (sempre in senso buono, eh!)
Io non devo dimostrare nulla. Se D’Avanzo se ne esce con le “agenzie” e numerosi esponenti del PD (lo leggi ogni tanto il Riformista?) dicono praticamente la stessa cosa su Santoro Grillo, Guzzanti & C, io che devo dimostrare? Constato che parlano lo stesso linguaggio e adoperano gli stessi concetti, poi magari sulla ricetta degli spaghetti alle vongole la pensano diversamente, è possibile, ma io che c’entro?.
Vedi Greg, tu ti incazzi, giustamente anche, per la facilità con cui si è dato del mafioso a schifani in una trasmissione tra l’altro del servizio pubblico (di quello che ne rimane, precisamente), in un contesto molto poco giornalistico, senza precisare, chiarire, dire esattamente come stanno le cose.
Però siamo in uno stato di diritto (quello che ne rimane, precisamente), per cui cosa succede e in effetti è successo? Che Schifani ha citato Travaglio(attenzione: in sede civile e non penale quindi mirando ai soldi e confidando su una procedura non molto adatta a sviscerare una vicenda di questo genere, dimostrando così di non voler prima passare per una procedura, quella penale dove, tanto per fare un esempio, uno si può difendere molto meglio, citando testimoni per dirne una).
Se travaglio ha sbagliato (la velina onestamente non mi sembra una sua responsabilità), pagherà, Greg, pagherà di suo, come è giusto che sia. E in un paese in cui gli avvocati di determinati personaggi assomigliano sempre più, come pericolosità, ai commando della Delta Force americana, se fossi nei panni di Travaglio, scriverei molti meno libri e andrei molto meno in trasmissioni tv.
Cosa voglio dire con questo? Che l’onorabilità di Schifani, come quella di chiunque, in questo paese (quel che ne rimane, precisamente), può essere ampiamente tutelata, e anche valutata ed eventualmente liquidata, in milioni di euro.
E perciò non riesco proprio a vedere l’urgente necessità di un Giuseppe D’Avanzo che dall’alto del suo pulpito di grande giornalista si metta a fare lezioni di giornalismo teorico, a strologare sui massimi sistemi, a citare la Pravda del 1936, e soprattutto usando esempi sbagliatissimi raccattando squallidi gossip con l’unico, almeno apparente, scopo di mandare affanculo un validissimo collega che in tutta evidenza gli sta sul cazzo, ancora non ho capito per quale motivo, oltretutto dando una grande mano all’avvocato di Schifani che, incredulo, non gli sarà parso vero di fare il copia e incolla del pezzo per motivare ulteriormente i due milioni di euro che pretende.
Onestamente, non riesco a non vedere, in questa polemica, la storia del dito e della luna.
ciuro che non te lo spiego più. (A. D’A.)
Sapevo che l’avresti detto! Alla prossima, allora.
marco travaglio è un patrimonio nazionale, gira per l’itaGlia senza scorta con l’ingenua convinzione che questo non sia un paese del terzo mondo
Direi che alla fine D’Avanzo ha schiacciato e calpestato Travaglio, impartendogli una sonora lezione di giornalismo, ma purtroppo siamo in Italia, e nessuno capirà, perché come scritto nel post, l’importante è urlare, e Travaglio&friends(&enemies) in quello sono particolarmente bravi.
D’Avanzo ha scritto un articolo di cronaca, dicendo di avere usato lo “stile Travaglio”, e per rafforzare la provocazione ha preso proprio Travaglio come vittima. L’intento era quello di dimostrare che, con quello stile, è facile far passare per amico di mafiosi, e quindi mafioso, più o meno chiunque. Travaglio si è limitato a smentire il “regalo” della vacanza pagata, senza capire che quello che doveva contestare è che il suo modo di scrivere articoli e libri sia proprio quello che D’Avanzo ha usato per dargli del mafioso. Ora, le possibilità sono due: o Travaglio non è troppo sveglio, e non ha capito il senso dell’articolo, e quindi non vale granché come giornalista; oppure, ha capito in pieno, ma non smentisce perché non può negare che quello sia il suo metodo giornalistico, nel qual caso D’Avanzo gli ha dimostrato che è un metodo sbagliato. In ambedue i casi, non è che Travaglio ci faccia una gran figura…
@manu
“Ce ne fossero altre di voci come Travaglio: è l’unico ad avere coraggio a pubblicare la verità, non la sua verità, ma la “verità”.”
Sì, e di recente è stato anche visto camminare sulle acque…
“1) Travaglio ha avuto rapporti significativi e di amicizia con gente rivelatasi poi mafiosa? Sì.”
La risposta e’ No.
Non “forse”, o “si ma poco poco”, oppure “si ma non lo sapeva”. La risposta e’ “NO”.
Ciuro non solo non e’ mafioso, non e’ stato neppure condannato o indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (che e’ un’altra cosa), ma solo per aver rivelato segreti di ufficio (ad Aiello, che e’ stato condannato per mafia). Ciuro ha lavorato anche con Falcone ed Ingroia. Ed anche con Ingroia andava in vacanza assieme. Che facciamo diciamo che anche loro hanno avuto rapporti di amicizia con mafiosi?
(^o^)
e ricominciaaaamo!
“ma solo per aver rivelato segreti di ufficio (ad Aiello, che e’ stato condannato per mafia).”
Un pubblico ufficiale ha rivelato segreti di ufficio a uno che stava nella mafia. Non so se ci rendiamo conto della gravità della questione. Eppure, nessuno dice che Travaglio ha fatto male a conoscerlo, se non altro perché tutto ciò è accaduto DOPO. Esattamente quello che è capitato a Schifani.
“Che facciamo diciamo che anche loro hanno avuto rapporti di amicizia con mafiosi?”
Veramente noi è da circa 46595439494096 articoli che invitiamo a fare il contrario.
Gregorj essere in affari con mafiosi, e conoscere e frequentare un criminale, sono due cose completamente diverse.
E poi date de’ qualunquisti agli altri…
Cavoli ma se non sapete neanche distinguere le cose di cui parlate. Chiedete precisione a Travaglio che parla in tv, e poi anche voi siete imprecisi.
(^o^)
PiccoloKin, “essere in affari con mafiosi, e conoscere e frequentare un criminale, sono due cose completamente diverse.” La condanna per mafia al mafioso di cui si parla a proposito di Schifani è arrivata dopo anni. Come abbiamo scritto e riscritto circa dieci miliardi di volte. Ma tu non sai “neanche distinguere le cose di cui parli. Chiedi precisione a noi qui, e poi anche tu sei impreciso”.
Gregorj considero per lo meno curioso pensare che uno mafioso lo diventi solo quando e’ condannato. Mandala’ era gia’ mafioso allora. Poi che Schifani e La Loggia (perche’ tutti se ne dimenticano, ma c’e’ anche lui di mezzo in questa storia) lo sapessero e’ un fatto che sarebbe interessante chiarire.
Se avessi scritto “fare affari con un condannato per mafia”, allora sarei stato impreciso.
E non distinguere la differenza tra fare affari con “persone discutibili” o con un ufficiale della polizia giudiziaria che lavora all’antimafia, per me e’ anche piu’ di un’imprecisione.
Le cose di cui parlo’ Travaglio sono molto importanti eppure nessuno ne chiede conto a Schifani, anzi, non vengono neppure citate dai giornalisti, che pero’ si ricordano del suo riporto, quando diventa presidente del Senato
http://www.unita.it/view.asp?idContent=75382
“La deposizione finisce qui. In sintesi: l’attuale presidente del Senato ammette di aver fatto parte negli anni 1978-1979 di una società al cui vertice c’era Antonino Mandalà, che solo dopo anni si scoprirà essere un potente boss della mafia di Villabate legato a doppia mandata agli interessi di Bernardo Provenzano. Di quella società facevano parte l’onorevole Enrico La Loggia, Giuseppe Lombardo (che tra le sue molteplici attività rivestiva anche quella di amministratore di alcune società degli esattori Ignazio e Nino Salvo, nel 1987 condannati per mafia), e l’ingegner Benny D’Agostino (condannato due volte per associazione mafiosa e vicinissimo al boss Michele Greco, il Papa). Anche la consulenza sulla delicata materia urbanistica al Comune di Villabate è ammessa dal presidente Schifani («perché il mio ruolo era riconosciutamente scientifico…»). Il pentito Campanella, invece, parla di affari e in una sua deposizione dice che «il prg di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato con La Loggia…Schifani avrebbe cooordinato con il progettista di fiducia tutte le richieste che Mandalà avesse voluto inserire in materia urbanistica». La gola profonda riferisce anche di tangenti, sia l’onorevole La Loggia che il senatore Schifani hanno deciso di querelare Campanella.”
(^o^)
p.s.
Mentre noi stiamo a discutere di Travaglio ecco cosa scrivevano a riguardo in Germania:
http://voglioscendere.ilcannoc.....18078.html
Il vero e proprio scandalo scivola in secondo piano: ossia, l´appena nominato presidente del Senato gestiva la società di brokeraggio assicurativo Sikula Brokers assieme al socio Mandalà, boss mafioso in seguito condannato, e aveva avuto l´incarico di esperto per il consiglio comunale di Villabate, vicino a Palermo, consiglio poi sciolto per infiltrazione mafiosa. È invece Travaglio ad essere additato per averne parlato pubblicamente.
Sara’ forse che io prendo troppo sul serio queste parole:
« L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati. »
(Paolo Borsellino, Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa 26/01/1989)
(^o^)
@ piccolo Kin:
e allora anche “io considero per lo meno curioso pensare che uno che ha aiutato un mafioso non sapesse che lo fosse. Aiello’ era gia’ mafioso allora. Poi che Travaglio e Gomez (perche’ tutti se ne dimenticano, ma c’e’ anche lui di mezzo in questa storia) lo sapessero e’ un fatto che sarebbe interessante chiarire”.
E siccome io sono come Piccolo Kin, do per scontato che i magistrati non abbiano chiarito il rapporto di Schifani con Mandalà, ed escluso la sua mafiosità. Lo so, c’è il segreto istruttorio, ma dotato come sono dell’onniscienza (che viene dopo aver letto i pezzi di travaglio) sono riuscito a scavalcarlo!
Amici, non c’è perggior sordo di chi non vuole sentire. Magari vuole apparire garantista e come D’avanzo cercano il pelo nell’uovo. Mi intendi GREGORJ?
no, perché, è obbligatorio?
Greg, calcolando i tempi di indagine in Italia, e i tempi che una persona impiega a diventare capomandamento mafioso, e considerati gli incarichi ricevuti da Schifani in comuni poi commissariati per mafia, è ben difficile pensare che Schifani non sapesse nulla dell’affiliazione mafiosa dei ragazzi di Sicula Brokers, anche se la condanna (condanna, non iscrizione al registro degli indagati) è arrivata molto dopo. E’ questa la differenza con l’esempio fatto da D’Avan