4 gennaio 2010
L’attività svolta in Rete da Tran Ahn Kim gli è costata otto anni e mezzo di galera. Ha pubblicato articoli contro il governo
Un tribunale vietnamita ha elargito all’attivista per la democrazia Tran Anh Kim 5 anni e mezzo di galera e 3 di arresti domiciliari per “aver condotto attività volte a sovvertire lo Stato”. Kim, sessantenne ex tenente colonnello dell’esercito vietnamita, e’ vice segretario del Partito Democratico vietnamita e leader del gruppo democratico ‘Bloc 8406′ – entrambi fuori legge. Kim era stato arrestato nel luglio scorso con l’accusa di propaganda contro lo stato, in violazione dell’articolo 79 della Costituzione, per aver pubblicato sulla Rete articoli contro il governo.
LA SITUAZIONE PEGGIORA - In seguito, Kim venne accusato di un crimine molto piu’ serio – “condurre attivita’ volte ad abbattere l’amministrazione del popolo” – che puo’ portare anche alla condanna alla pena capitale. Contro Kim e’ stato utilizzato l’articolo 88 del codice penale vietnamita, che vieta “la propaganda ostile, la distorsione dei fatti e la diffamazione nei confronti dell’amministrazione popolare“, “la diffusione della guerra psicologica e la circolazione di notizie false per fomentare la confusione nel popolo” e “la produzione, la conservazione e/o la distribuzione di documentazione e/o prodotti culturali aventi contenuti ostili allo stato“. La ratio di questa legge e’ che la “Rivoluzione” va protetta e che l’individuo va sacrificato, magari anche ingiustamente, per la causa comune. Da tempo, Amnesty International sollecita l’abrogazione di questo articolo. Al processo tenutosi pochi giorni fa a Thai Binh, citta’ del nord vicina alla capitale Hanoi, il giudice Tran Van Loan in sole quattro ore di udienza ha giudicato l’imputato colpevole di “serie violazioni della sicurezza nazionale” e di aver collaborato con “vietnamiti reazionari e forze ostili in esilio”.
LA PAROLA ALLA DIFESA - “Sono entrato a far parte del Partito Democratico del Vietnam e di Bloc 8406 per combattere per la Liberta’ e i Diritti Umani a favore della mia nazione, il Vietnam”, ha detto Kim rivolgendosi alla corte. “E l’ho fatto attraverso il dialogo pacifico e mezzi non-violenti. Se guardiamo ai fatti, dovrei essere ringraziato piuttosto che condannato al carcere”, ha concluso l’imputato. L’ex militare ha inoltre a sua volta accusato la pubblica accusa di aver violato la legge nel costruire l’impianto accusatorio nei suoi confronti. Ma il suo tentativo di rispondere alle accuse è stato interrotto dall’intervento del giudice, che gli ha poi negato la parola. Nei quotidiani vietnamiti, anche quelli in lingua inglese e francese, si legge semplicemente che Tran Anh Kim “ha ammesso di essere colpevole dei crimini a lui imputati” e che “l’imputato ha anche confessato di aver intenzionalmente distorto la situazione politica in Vietnam in numerose interviste rilasciate a media stranieri e di aver instigato elementi estremisti, causando instabilita’ socio-politica.”




Se vogliamo essere onesti, possiamo leggere il codice penale italiano e troviamo lo stesso reato (attività antinazionali = terrorismo)
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Lino Po non ha tutti i torti. Il codice penale italiano e’ ancora quello del 1930, era in cui l’Italia non brillava nel mondo per Liberta’ e Diritti civili.
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