Ryanair, l’Enac e i furbetti dell’aeroplanino
03/01/2010 - Le minacce della compagnia irlandese di chiudere le rotte interne per l’Italia potrebbero essere il frutto di una motivazione diversa da quella raccontata in prima battuta. Più prosaicamente, è una questione di tasse. La storia sembrava essere fatta apposta per
Le minacce della compagnia irlandese di chiudere le rotte interne per l’Italia potrebbero essere il frutto di una motivazione diversa da quella raccontata in prima battuta. Più prosaicamente, è una questione di tasse.
La storia sembrava essere fatta apposta per i giornali italiani: una deputata del PdL, secondo quanto raccontava Sergio Rizzo sul Corrierone, aveva chiesto di essere imbarcata su un aereo della compagnia irlandese con il suo tesserino di parlamentare. Visto il rifiuto di Ryanair, Gabriella Giammanco (sempre secondo il quotidiano di via Solferino) avrebbe sollecitato l’intervento dell’Enac di Vito Riggio, da dove avrebbero confermato le ragioni e i regolamenti italiani – che prevedono l’identificazione per i voli nazionali sempre possibile anche con documenti diversi dalla carta d’identità e il passaporto – come del resto il Tar, presso il quale gli irlandesi hanno promosso il ricorso. Da qui, la decisione di ‘O Leary di chiudere le 23 rotte italiane della low cost per eccellenza, creando un caso che ha visto schierarsi dalla sua parte la gran parte dei liberali, i quali si sono tutti questi se questo non costituisse l’ultimo favore sotto banco a quei furbetti dell’aeroplanino che guidano oggi la Nuova Alitalia.
PERO’ PERO’ – Ma la storia, così come usciva raccontata dalle fonti irlandesi, fa acqua da tutte le parti. Un po’ perché la Giammanco ha insistentemente negato un suo qualsiasi coinvolgimento nella storia, smentendo (anche se con qualche giorno di ritardo) l’articolo del Corriere che la chiamava in causa (in modo molto blando, c’è da dirlo). Un po’ perché ad occhio sembrava proprio un’impuntatura di principio, quella di Ryanair: fare un po’ di casino era logico, visto che la compagnia non ha mai rinunciato alla pubblicità indiretta e a far parlare di sé nel bene e nel male per le sue iniziative originali, ma alla fin fine cambiare un software di identificazione utilizzando quello che viene usato per le rotte internazionali non sembrava costituire uno sforzo insostenibile per le casse di un’azienda che aveva annunciato di essere pronta a diventare, nel 2010, il primo operatore nostrano superando di fatto Alitalia.
GALEOTTA FU LA TASSAZIONE – Basta scavare un pochino la superficie per rendersi conto allora che la realtà potrebbe essere un pochino più complessa di come ce la raccontano. E potrebbe essere invece collegata a questioni meramente di portafoglio, o meglio fiscali. L’Agenzia delle entrate sta indagando su Ryanair, proprio a proposito delle rotte nazionali. Guardacaso. Il problema è che, guardacaso, la compagnia non paghi le tasse per il suo business sul territorio italiano, preferendo utilizzare il regime irlandese, molto più vantaggioso per O’Leary e soci. Ed ecco quindi che la decisione di chiudere le rotte buttando tutta la responsabilità sull’Enac e su Alitalia potrebbe sembrare invece una mossa furbetta proprio in previsione dell’eventuale contestazione del Fisco e delle cartelle esattoriali e delle multe in arrivo. Ryanair, insomma, non sembra una vittima dei furbetti dell’aeroplanino nostrani, ma semplicemente sta tentando anch’essa di iscriversi al club. Insomma, forse tutta questa mobilitazione non s’ha da fare. Né per Ryanair, né per Alitalia. Le furberie, sia in salsa italica che in salsa irlandese, vanno combattute sempre.














Bene, entra pure in scena l’agenzia delle entrate, ma guarda un po’. Il dispetto più grande che lo stato italiota potrebbe fare a Ryanair sarebbe una maggiore liberalizzazione dei cieli per creargli più concorrenza proprio nel settore low cost. Però questo vorrebbe dire la morte di Alitalia e gli ipocriti politicanti non lo possono permettere.
http://www.ihateryanair.co.uk/
date un’occhiata qui!
fa pensare vero?
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