Tanto per renderci un po’ più ridicoli, ecco qua l’indagine per vilipendio contro il Papa a carico di Sabina Guzzanti, per quanto detto qualche mese fa a piazza Navona: “La procura di Roma chiederà al ministro della Giustizia di procedere contro l’attrice per le parole su Benedetto XVI pronunciate l’8 luglio scorso”, distinguendo la sua posizione da quella di Beppe Grillo, le cui affermazioni sul presidente della
Repubblica (in effetti, totalmente “innocue” invece rientravano nell’alveo del diritto di critica e di satira. Significativo che all’epoca l’articolo di Repubblica che raccontava del fatto, titolasse invece su quanto detto a proposito di Mara Carfagna, e non sul Papa. La parte che riguardava il pontefice è così riportata: “Il governo è caduto in buona parte anche grazie a Ratzinger, con quella porcheria della negata partecipazione a La Sapienza. La menzogna della censura a Ratzinger è stata sostenuta da tutti i media e i politici, salvo le solite, rilevanti eccezioni. Questo significa avere il controllo dei media, inventare una polemica che non sta né in cielo né in terra, perché non c’è motivo al mondo - urla l’attrice - per cui Ratzinger debba inaugurare l’anno accademico delle nostre università. Il Papa all’inferno, dove deve stare. Grazie alla legge Moratti - dice Guzzanti - fra vent’anni gli insegnanti saranno scelti dal Vaticano, ma fra vent’anni Ratzinger sarà dove deve stare, cioè all’inferno, tormentato da diavoloni frocioni attivissimi, e non passivissimi. Non come i gay che hanno accettato di spostare il Gay Pride a Bologna perché a Roma, a San Giovanni, c’era un coro di preti. E ’sti cazzi, si direbbe in una repubblica democratica“.
Sentire che queste parole configurerebbero “vilipendio contro il Papa” fa un po’ impressione. L’articolo 278 del Codice Penale recita: “Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni. Articolo cosi’ modificato dalla L. 11 novembre 1947, n. 1317″, e si estende alle offese rivolte al Pontefice sulla base del Trattato Lateranense. Ma, a ben vedere, se le parole di Grillo su ‘Morfeo’ Napolitano rientrano nell’alveo del diritto di satira e di critica, anche quelle che ha detto la Guzzanti ci rientrano. L’attrice romana dice che il governo Prodi è caduto grazie anche a Ratzinger, e questa, fino a prova contraria, è un’ipotesi politica legittima (io non ci credo, ma non importa). Poi, si definisce “menzogna” quella della censura a Ratzinger alla Sapienza, e anche qui siamo nel campo delle opinioni (per quel che vale, concordo con lei). Si dice che il Papa non deve inaugurare l’anno accademico dell’Università, e anche qui si può dissentire o concordare, anche ferocemente, ma è tutto qui. Infine, si parla di una legge Moratti in base alla quale il Vaticano sceglierà gli insegnanti - non mi risulta, perlomeno in questi termini - e si dice che Ratzinger (cioé, non la carica del Papa, ma la persona) brucerà all’inferno. In che modo si vilipende - con un’affermazione palesemente satirica - l’onore e il decoro di una carica dicendo una cosa chiaramente mutuata dal messaggio metaforico (visto che dell’esistenza dell’inferno la Procura non ha certezza, trattandosi di cose extraterrene, indipercui si spera ancora fuori dalla legislazione dei magistrati romani)? Pesante quanto si vuole, poco condivisibile quanto si vuole, ma non si tratta di “manifestare pubblicamente disprezzo verso persone, istituzioni o cose espressamente tutelate dalla legge”, ma semplicemente di esprimere una critica mediante un’immagine metaforica.
Sempre riguardo la libertà di parola, è singolare che invece se si fischia il ministro Gelmini si rischia di meno: “L’episodio accade al liceo Newton, in mattinata. Dopo aver ascoltato in silenzio le parole della Gelmini, che difendeva la sua riforma e accusava il Pd di fare “campagna elettorale”, i contestatori partono con i fischi e qualche urlo “Vergogna!”, e coprono gli applausi di una parte della platea. A quel punto alcuni agenti in borghese si avvicinano ai contestatori, e dopo un timido tentativo di ridurli al silenzio o di convincerli ad allontanarsi, li identificano uno per uno chiedendo loro i documenti”. Gli agenti in borghese - curioso espediente giornalistico per non dire la parola Digos - hanno chiesto i documenti, con il chiaro scopo di intimidirli, a dei cittadini che esprimevano un dissenso. E che erano talmente tanti da coprire gli applausi di una platea, quindi non si trattava di un gruppo sparuto di provocatori, ma di persone che esprimevano un sentimento in qualche modo comune. Sembra di ricordare, poi, che all’epoca in cui c’era un altro governo, qualche buontempone organizzasse delle “caccie al ministro” recandosi ad ogni impegno pubblico per contestare i membri dell’esecutivo Prodi, allo scopo di beccare un titolo sui giornali. Qualche volta è successo che erano le stesse persone, che si davano appuntamento per “colpire” in quella che sembrava una strategia mediatica ben delineata (e legittima). Però, non risulta che questi siano stati identificati dalla Digos. E spiace anche che il fatto non sia stato molto sottolineato dai media.
Saltando di palo in frasca, splendida l’analisi di Mario Seminerio sul caso Alitalia e la situazione italiana. Phastidio prende spunto dall’incontro di Alemanno con i Benetton riguardante Aeroporti di Roma, la holding che controlla Fiumicino. Il sindaco di Roma dichiara subito dopo che gli azionisti “presenteranno a febbraio il nuovo piano non solo di ampliamento ma di totale ricostruzione dell’Aeroporto di Fiumicino, che sarà raddoppiato”. Da questo Seminerio inferisce: “Ecco compiuta una perfetta operazione di integrazione verticale, ottenuta attraverso il duplice ruolo dei Benetton (azionisti di peso di CAI ed azionisti di riferimento di ADR). Abbiamo creato un sistema-paese che ruota intorno alle figure di concessionari pubblici che assumono anche il ruolo di salvatori della Patria. Naturalmente il conto di questa partita di giro lo pagheranno i contribuenti italiani e gli utenti della nuova Alitalia, ma certamente si tratta di dettagli trascurabili rispetto all’evento epocale rappresentato dalla definitiva uscita dal perimetro pubblico di una delle principali idrovore di denaro dei contribuenti. Almeno questa è la tesi del ministro dell’Economia. Se non è più tempo di mercatismo, e qualche acuto osservatore riesce a leggere il salvataggio dei centauri Fannie Mae e Freddie Mac come “la giornata nera del liberismo” (che non ci azzecca nulla, ma fa tanto trendy), possiamo annunciare che, dopo quello renano, è nato il modello di capitalismo italiano: quello dei concessionari pubblici a socialità (e redditività) garantita”. Perfetto. Viene soltanto da chiosare dando un’informazione in più: Aeroporti di Roma ha fatto sapere che, come Sea, sta pensando di portare in giudizio lo Stato italiano (la definizione è colpevolmente generica, me ne scuso, ma è difficile determinare esattamente l’interlocutore in una situazione come questa) se Alitalia non restituirà fino all’ultimo centesimo gli euro che deve ad Adr. E infatti un’agenzia di ieri recitava: “Se la compagnia di bandiera sceglierà Fiumicino, saremo contenti perchè avremo più traffico e sviluppo, se non dovesse essere così non faremo polemiche, ma terremo conto di queste scelte”. Lo ha detto il presidente di Aeroporti di Roma, Fabrizio Palenzona, che stamattina ha firmato l’accordo propedeutico con l’Enac, per la concessione della gestione dell’aeroporto di Viterbo. “È stato comunque un errore che le società di gestione non siano state coinvolte nelle scelte dell’hub”, ha aggiunto Palenzona chiarendo che il debito di Alitalia nei confronti di Adr è di qualche decina di milione di euro”. Quando uno dice “ne terremo conto”, intende qualcosa di ben preciso; e quando ci si lamenta sulle scelte dell’Hub (detto da Palenzona, il cui aeroporto - quello di Roma - è uno dei principali anche nel piano Fenice), sembra una sponda a Malpensa. O le compagnie riceveranno tutto il dovuto, o si trova un accordo in extremis con una contropartita (altri voli), oppure si va in causa. Insomma, mi sa che il piano industriale di Alitalia ha bisogno di qualche modifica. Citofonare Passera.
E a proposito di passera, ricordiamo urbi et orbi che questo è un sito aperto alle collaborazioni esterne. Chiunque può segnalare notizie - anche scrivendo alla email - oppure entrare in redazione in pianta stabile, per darci una mano (troviamo qualcosa da fare a tutti, siamo peggio dei piani per la piena occupazione delle dittature), oppure ancora segnalare il suo sito/blog nel Network. Giornalettismo: resistere è futile.
(Vignetta di Artefatti)


























me domando
ma se a Guzzanti vo’ anna’ in televisione e dice che la censurano……nun ce posso anna’ pure io
e se nun me ce mannano……allora me censurano pure a mme ?
perchè se tutti amo diritto…allora anghio ciò lo stesso diritto da Guzzanti….
ma se chiamano li migliori…poesse che la Guzzanti nunn’ è la migliore
(mentre a mme nun m’ hanno capito ancora)
poi quanno mettono in carcere un delinquente noi der popolo diciamo….chisseneimporta se davero ha rubato o ammazzato…..è un fetentone e sconta tutte le fetenzie che ha fatto o che farà……
quanno attaccheno la Guzzanti dicemo….è na fija de Maria (capisciamme) a pijano a carcinculo…..va per tutte le puttanate che racconta e la mancanza de rispetto per ciò che annoi è sacro
e se nun me rispettate perchè so’ maggioranza e nun merito….come pretennete che io maggioranza ve rispetto a voi minoranza envia de estinzione ?
perché qui il concetto non è quello di maggioranza o minoranza, ma di diritto di (libertà di) critica. E questo non è inficiato, e non dipende dal fatto che c’è una maggioranza di persone che la pensa diversamente: alcuni diritti prescindono dalla maggioranza. E’ un discorso simile a quello che si fa per la verità: la verità non è mica democratica.
non si può non concordare
ma non si può neanche lanciare la petrella e nascondere la manella
la critica è legittima…ma la critica ad atti ben individuati della persona da criticare
ma sbeffeggiare per ridicolizzare la persona parlando dell’ inferno, dei diavoli froci (vietato parlare di frociassonismo tranne quando si deve sfottere il Papa), non è più critica, ma attacco sibillino alle posizioni di un’ intera categoria o parte politica non basato su elementi oggettivi e prove provate
sempre per il principio che qua nisciuno è fesso, non pensino i minoritari di essere sensibili figli della purezza costituzionale cui tutto colpisce ed offende, mentre gli “altri” sono i cojoni cui tutto è lecito fare, dire e criticare
ma Ercule, scusami: quando io dico che il Papa brucerà all’inferno inculato da “frocioni attivissimi” non gli imputo un fatto realizzabile certamente: uso un linguaggio metaforico per dire che la pagherà per la sua “politica” sui gay. Ovvero, critico una sua posizione (cosa legittima) utilizzando un linguaggio palesemente metaforico. Perché l’inferno esiste solo per i cristiani (o per chi ci crede), non certo per la legge italiana (che è laica, no?). Indipercui, foss’anche “attacco sibillino alle posizioni di un’intera categoria”, è criticabile da quel punto di vista. Non reato. Da qualunque parte tu voglia guardarlo.
ma io non parlo di reato, non mi interessa l’ esatta posizione giuridica della cosa
dico solo che per noantri popolani, come metaforicamente si critica il Papa, così, anche stavolta “metaforicamente” ci sta bene dare alla Guzzanti un carcio in culo, anche sotto forma di una “metaforica” querela…..
poi se la vedranno i rispettivi legali….
e io invece parlo di reato, e mi interessano i reali termini della cosa. Se io avessi dovuto attaccare il Papa in pubblico, mai avrei utilizzato gli argomenti e la terminologia della Guzzanti. Li trovo deprecabili, non li apprezzo né apprezzo, dell’attrice, il suo tentativo di accreditarsi come grillina e così via. Ma quando escono fuori dal cilindro i reati “d’opinione”, non so perché, m’innervosisco sempre.
a quanto pare la guzzanti ha fatto SCHIFO a tutti
a me personalmente non è piaciuta. Ma sono opinioni, non reati.
NON mi è mai piaciuta la Guzzanti, non per la satira, ma per il suo linguaggio, mi spiego, anche se è satira ormai si tende in televisione a parlare con appellativi tipo “frocio” “puttana” “stronzo” “fesso” ecc.ecc, si possono dire le cose anche come Travaglio, che ti fa fare la figura del pirla in maniera molto elegante
@RITA
”
- Ma insomma, disse Grangola, di tanti forbiculi quale ti parve il migliore?
- Un momento, disse Gargantua, non tarderete a saperne il tu autem. Mi forbii ancora col fieno, la paglia, la stoppa, la borra, la lana, la carta. Ma
Chi con carta il cul deterge,
Sui coglion la merda asperge.
- Che! esclamò Grangola, tu rimi già, ti sei dunque strofinato alla bottiglia, coglioncino mio?
- Certo, mio re, rispose Gargantua, e rimo anche meglio e rimo tanto che spesso nel rimar m’inreumo. Ascoltate un po’ ciò che la vostra latrina canta ai cacatori:
Cacone,
Diarrone,
Petone,
Stercoso,
Il lardo
Ti sfugge,
Si strugge,
Ha in me
Riposo.
Schifoso,
Merdoso,
Goccioso,
Di Sant’Antonio ti bruci il martir,
Se tutti
Gl’impuri
Tuoi buchi
Non turi,
E non forbisci avanti di partir.
Ne volete ancora?
- Sì, per Bacco, rispose Grangola.
- E allora, rispose Gargantua, ecco qua:
RONDÒ.
Cacando l’altro ier comodamente,
La gabella pagai che al culo devo.
Non fu l’odore tal quale credevo,
E ne rimasi tutto puzzolente.
Oh, se m’avesse alcun cortesemente
Condotto la Gentile che attendevo
Cacando.
A lei col mio buon mestolo imbrandito
Il buco dell’urina avrei condito,
Mentr’ella avrebbe col suo roseo dito
Il buco della merda a me forbito,
Cacando.”
[e ora chi glie lo dice a Rabelais che lo faremo tradurre da Paulo Coelho?]
@ Giuspe
Appunto ……………….
Satira e bon-ton sono un pò difficili da conciliare a meno che, nel frattempo, non sia stata varata una legge che impedisce alla prima di occuparsi di politica.
Si lo so che è difficile, ma addesso sembra facciano a gara su chi è il più sboccato…………
Stessa cosa per i giornalisti, cedono al sensazionale, buttandosi a peso morto, mi ricordo che quando vedevo le interviste di Biagi, il giorno dopo ero ancora che ci pensavo (non mi ricordo che abbia mai fatto un intervista con parolacce), dei giornalisti di oggi quando li vedo voglio cambiare immediatamente canale.
Esempio banale e molto ruvido, quando purtroppo si è ucciso il figlio di Gianni Agnelli hanno dato la notizia spiegando l’accaduto senza mai dire la parola suicidio, addesso quando c’è una tragedia del genere senza nessun rispetto si presentano dai familiari (abbastanza provati)gli ficcano il microfono sotto il naso e gli chiedono “come si sente per il tragico suicido di….” MA COME CAVOLO VUOI CHE SI SENTANO ??????
Manca il limite in molte cose, stessa cosa per la Guzzanti, per assurdo la Litizzetto quando parla di questioni sessuali con sua emminenza pur essendo ogni tanto volgare non arriva a certi livelli……………..
@ RITA
…”Appunto ………………” che?!?