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Economiadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 29 dicembre 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Il Presidente dell’Inps Mastrapasqua ha commentato il crollo di quelle di anzianità nel 2009 come la conferma che tutto va bene. Peccato che secondo esperti di destra e di sinistra le cose siano un po’ diverse, e che una riforma a breve sia indispensabile per tenere i conti in equilibrio

pensioners Pensioni, senza riforme il crac non è lontanoSecondo i dati ufficiali diffusi dall’Inps,  nei primi undici mesi del 2009 le pensioni di anzianità si sono dimezzate rispetto all’anno scorso: 91.925 contro le 196.522 dell’intero 2008, un calo del 53%. Un calo molto sensibile soprattutto per i lavoratori dipendenti: l’Inps ha infatti erogato 52.132 nuovi assegni contro i 120.626 che erano stati concessi nel 2008. “Sono i dati migliori dal 2002ha spiegato Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps – le riforme previdenziali introdotte nel nostro Paese hanno funzionato, generando un arretramento delle pensioni d’anzianità. Inoltre si registra una maggiore disponibilità delle persone a rimanere al lavoro”. Un ottimismo che si spinge anche sul versante della stima della chiusura dell’attivo dell’Inps, che sarà tra i 6 e 7 miliardi di euro.

UN OTTIMISMO NON GIUSTIFICATO – La dichiarazione del Presidente dell’Inps, che magnifica i risultati delle riforme e induce a ritenere che non c’è bisogno di ulteriori interventi sul fronte delle pensioni avrà fatto felice il ministro Sacconi.  Per capire meglio cosa è accaduto, basta prendere in considerazione l’impennata che, sempre negli ultimi 11 mesi del 2009, hanno registrato le pensioni di vecchiaia, un aumento del 63% nell’ultimo anno, ovvero si è passati dai 52.132 ai 120.626 pensionati. La spiegazione del dato è quindi “meccanica”, legata cioè all’entrata in vigore delle nuove regole stabilite con l’ultima riforma, quella del 2007, varata dal Governo Prodi. Infatti, per il vicepresidente della Commissione lavoro della Camera, Giuliano Cazzola del Pdl, il paragone con il 2008 è finto: “Il calo è dovuto all’entrata in vigore della riforma delle anzianità che ha corretto lo scalone e ha previsto requisiti più severi. Da luglio 2009 ogni 18 mesi l’età minima cresce di un anno”.

UN SEMPLICE CAMBIO DI REGOLE – Da quella data, quindi, è semplicemente entrata in vigore la nuova età minima di pensionamento e lamastrapasquanuova Pensioni, senza riforme il crac non è lontano cosiddetta quota 95. Per andare in pensione d’anzianità servono almeno 59 anni d’età con 36 anni di contributi, se lavoratori dipendenti, oppure 60 anni con 35 anni di contributi se autonomi. Possono andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica i soli lavoratori che hanno oltre 40 anni di contribuzione. Un criterio che resterà immutato per tutto il 2010, e che poi verrà via via modificato fino al 2013, anno in cui la riforma andrà a regime con la quota 97 (61 anni di età e 36 di contributi o 62 anni e 36 di contributi). Cosa abbia da festeggiare il Presidente dell’Inps (che dovrebbe essere un tecnico) non è molto chiaro. Ad esempio, riguardo all’avanzo dell’Inps.

COSA DETERMINA L’AVANZO INPS – Il Presidente Mastrapasqua non dovrebbe ignorare che il 35% delle entrate dell’Istituto è rappresentato da trasferimenti dallo Stato, cioè trasferimenti dalle tasse pagate dai cittadini a favore dell’ente previdenziale. Senza questa entrata, i soli contributi previdenziali di lavoratori e imprese che rappresentano circa il 63% delle entrate, sarebbero insufficienti a coprire le spese. Ma c’è di più. Giuliano Cazzola dice che se “andiamo a vedere i conti dell’Inps e apparirà chiaro che la situazione non è così rosea.” Perché il bilancio in attivo dell’Inps si deve alla gestione dei parasubordinati, in attivo perché ha molti iscritti e poche pensioni pagate., ed a quella delle prestazioni temporanee cioè gli assegni familiari, la Cig, la disoccupazione, le indennità di maternità e malattia. E, aggiunge Agar Brugiavini, “anche i lavoratori immigrati”. Le gestioni pensionistiche invece hanno un affanno consistente. Tengono i conti della gestione dei lavoratori dipendenti ma, è sempre Cazzola a parlare “Quelle del lavoro autonomo hanno un disavanzo di 10 miliardi di euro. Non si può dire che le cose vanno bene. Il deficit pensionistico è coperto dagli avanzi di altre prestazioni”. Il rapporto NUSVAP afferma, infatti che “il sistema pensionistico pubblico, nonostante i numerosi interventi correttivi, presenta un consistente deficit annuale”. Un deficit di  7,2 miliardi di euro nel 2007, senza contare i 31 miliardi di ulteriori trasferimenti dello Stato per gli interventi Assistenziali.

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