Ciak, ci prendono in giro

29 dicembre 2009

“Lo Stato deve finanziare la scuola, l’università ed i musei; mentre gli spettacoli devono vivere sul mercato, bisogna accantonare quell’equazione che vuole: Cinema = Cultura = Spreco. In nome di quest’equazione si sono prodotti dei mostri che io denuncio”. Parole del ministro per la Pubblica amministrazione e per l’Innovazione, Renato Brunetta che, non senza fondamento, appena qualche mese fa, denunciava lo spreco di denaro pubblico nel cosiddetto Fus, il fondo unico per lo spettacolo: ovvero il fondo che lo Stato mette a disposizione, in modo discrezionale, a quelle opere cinematografiche ritenute degne “d’interesse culturale”.

Sempre Brunetta, in un successivo convegno del Pdl a Gubbio, rincarava ancora la dose sostenendo che: “Esiste in Italia un culturame parassitario vissuto di risorse pubbliche che sputa sentenze contro il proprio Paese ed è quello che si vede in questi giorni alla Mostra del Cinema di Venezia. Bene fai Sandro (il riferimento è al ministro dei Beni ed Attività culturali, Sandro Bondi) a chiudere quel rubinetto del Fus. Registi che hanno ricevuto 30-40 milioni di euro di finanziamenti incassando in tutta la loro vita 3-4 mila euro. Questi stessi autori nobili, con l’aria sofferente, ti spiegano che quest’Italia fa schifo… Solo che loro non hanno mai lavorato per avere un’Italia migliore”. Del Fus e della polemica di Brunetta ce ne siamo occupati già qualche tempo fa, dimostrando come certi sprechi, diciamo così “assistenziali”, non avessero, in realtà, colore politico.

D’allora poco sembra essere cambiato, anzi. Il ministro Bondi non solo non ha chiuso quel rubinetto, ma ha deciso, di suo pugno, di dirottarlo addirittura verso altre “opere cinematografiche” che, con tutta la buona volontà, davvero c’è difficile definire “film d’essai”. Così, si è scoperto che in base alle norme presenti nella cosiddetta “legge italiana sul cinema”, film come “Natale a Beverly Hills”, il “cinepanettone” natalizio che proprio in questi giorni, monopolizzando quasi tutte le sale cinematografiche del paese, sta riscuotendo incassi record, avranno la possibilità di usufruire dei finanziamenti pubblici. In particolare, la pellicola godrà degli stessi crediti d’imposta ed aiuti fiscali in origine pensati per sostenere quegli esercenti più attenti e coraggiosi che si cimentano con le “opere prime”, spesso cortometraggi con cast formati da giovani misconosciuti.

16 commenti a Ciak, ci prendono in giro

  1. ricchiuti

    De Sica ha ragione. Il riferimento all’intellighenzia etc è retorico ma il succo del discorso è oggettivo.

    • sogno un mondo in cui de sica sia d’essai

    • Corsaro rosso

      Si potrebbe anche pensare che De Sica jr. ambisce a confezionarsi il ruolo che fu a suo tempo di Amedeo Nazzari, Gino Cervi e persino del padre (Vittorio) o più recentemente, in America per esempio, di Michael J. Fox. Un attore “manifesto” (o se vi pare di regime).

      Ma il nocciolo a mio avviso è un altro. E’ giusto che film come i cinepanettoni possano accedere a finanziamenti pubblici con l’escamotage di “opera d’interesse culturale”? Innanzi tutto, visto quello che guadagnano, credo non hanno alcun bisogno dell’aiutino di Stato e poi non sarebbe più giusto destinare questi soldi ad opere prime di giovani autori, anche di ambiti culturali non strettamente legati al cinema, come il teatro, la letteratura, l’arte ecc.?

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  3. maria teresa

    Fosse per me De Laurentis non prendeva proprio nulla, mai visto un cinepanettone in vita mia.

  4. In effetti, De Sica ha ragione. Natale a Bevrely Hills è lo specchio dell’Italia, forse non solo di oggi.

    E’ un film dove recitano il figlio di Vittorio De Sica, il figlio di Vittorio Gasmann e il figlio di Ugo Tognazzi. Di un genere che è stato ri-lanciato dai figli di Stefano Vanzina, in arte Steno.
    E probabilmente spulciando nel cast si troverebbero altri figli di qualcuno: montatori, costumisti, operatori, attori di seconda fascia, sceneggiatori, ecc…

    L’Italia non è il paese delle mamme, ma dei figli….di buona donna (e di padre inserito)

    Buon Natale, a casa mia ;-)

    C

  5. Alessandro

    La definizione “culturame parassitario vissuto di risorse pubbliche”, film che poi al botteghino non incassano neppure abbastanza da coprire i costi di produzione (di cui, magari, ben 1.600.000 euro pubblici), mi pare calzi a pennello a “Barbarossa”… Sono certo che se avessero dato il ruolo del Barbarossa a De Sica anziché a Rutger Hauer, questo “capolavoro” avrebbe trovato il successo che meritava…

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