Storia della Coppa del Mondo focalizzata sul cammino di chi è arrivato ad un passo dal titolo, solo sfiorando la gloria eterna, ed è per questo finito spesso nel dimenticatoio.
Paesi Bassi 1978: all’Argentina, dopo molti tentativi, spetta l’organizzazione della Coppa del Mondo 1978. L’occasione è d’oro per cercare di diventare campioni del Mondo per la prima volta: lo sarà ancora di più coll’avvento del regime militare di Videla e degni compari. L’Argentina in effetti vincerà ma con fin troppe ombre e sospetti. I Paesi Bassi tentano di rinverdire i fasti dell’Arancia Meccanica fermatasi in finale davanti ai tedeschi padroni di casa nel 1974. Il girone eliminatorio è quasi una fotocopia di quello dell’edizione precedente, coll’Irlanda del Nord al posto della Norvegia. Questa volta gli olandesi s’impongono senza patemi o differenze reti, con un percorso quasi netto. L’unico mezzo passo falso è nell’esordio casalingo del 13 ottobre 1976 a Rotterdam, proprio coi nordirlandesi: 2-2 cogli ospiti che vanno pure all’intervallo in vantaggio grazie al gol di McGrath. Per il resto solo vittorie, mai roboanti (tutt’al più un 4-1 in casa all’Islanda) anche se la qualificazione matematica arriva solo all’ultima gara, la sfida di
Amsterdam del 26 ottobre 1977 coi vicini belgi, risolta in apertura con un gol di uno dei gemelli Van de Kerkhof (René). Il Belgio è ancora secondo, ma con pochi rimpianti, fermandosi a quasi metà punti (11 a 6). Curiosità: gli olandesi in 6 gare alternano ben 5 portieri (Ruiter, Treijtel, Schrijvers, van Beveren, Jonbloed). Nonostante le sontuose eliminatorie, i Paesi Bassi s’avvicinano alla fase finale colla netta consapevolezza che la generazione d’oro rischia di pensionarsi senza aver vinto nulla: le è pure sfuggito Euro 76, eliminata in semifinale dalla sorprendente Cecoslovacchia poi vincitrice. Insomma: è l’ultima chance di vittoria, ma gli arancioni sono visibilmente inferiori alla formazione della I Coppa FIFA. Addirittura Crujff non parte nemmeno per il Sud America. Argentina 78 ricalca la stessa formula della precedente edizione: vengono introdotti i calci di rigore, possibili solo nella finalina.
FISCHIO D’INIZIO – Per la prima volta, ai fini del sorteggio dei gironi iniziali, si pensa di usare un metodo matematico per definire le fasce, ma l’idea è presto abbandonata: renderebbe impossibili (o quasi) i consueti maneggi. Tanto per dire: i Paesi Bassi diventano testa di serie, pur non essendo mai stati campioni del Mondo (né ovviamente essendo… ospitanti il torneo), la quinta, che s’affianca alle quattro “d’ordinanza”, il tutto per permettere di inserire a tavolino Italia ed Argentina nello stesso girone (e col confronto diretto come ultima gara). Gli olandesi accettano il pateracchio e sono ricompensati dalla fortuna (assai meno gli italiani e gli argentini): pescano infatti Scozia, Perú ed Iran, per un girone, che giocheranno sempre a Mendoza, a priori morbidissimo. Non sarà così però. Si comincia il 3 giugno ed è il preventivato comodo successo sugli esordienti iraniani. Si mette in mostra Rensenbrink con quello che sarà il pezzo forte del suo torneo: il calcio di rigore. Sono infatti due i tiri dal dischetto che l’aiutano a completare la tripletta per il 3-0 finale. Le gioie finiscono qui. Già 4 giorni dopo contro il Perú non si va oltre lo 0-0, ed i sudamericani, già vincitori sugli scozzesi, sono virtualmente qualificati dovendo giocare solo contro l’Iran (regolarmente battuto 4-1, ancora con due rigori contro). Diventa decisiva la sfida contro la Scozia dell’11 giugno. I britannici sono maestri nell’essersi buttati via fra giocatori ubriachi e pizzicati per doping nelle prime due gare, in cui hanno raccolto un solo punto e contro l’Iran. Il “consueto” rigore di Rensenbrink (gol n. 1000 dei Mondiali) pare mettere sui giusti binari la sfida. Ma poco prima dell’intervallo Dalglish pareggia e a 20’ dalla fine una doppietta di Gemmill porta il punteggio sul 3-1. Ovvero: un’altra rete scozzese e gli olandesi tornano a casa. A proposito di buttarsi via: quel golletto poteva già essere stato segnato se Masson non avesse sbagliato un rigore coi peruviani. I brividi durano 3’, il tempo per Rep di accorciare le distanze e far passare il turno per differenza reti. Gli olandesi finiscono così nel girone di semifinale “europeo” (contrapposto a quello “sudamericano” con Argentina, Brasile, Perú e la “straniera” Polonia). L’esordio del 14 giugno coll’Austria sembra datato 1974: un 5-1 che non ammette discussioni. Gli olandesi recuperano così fiducia per la gara contro la Germania, rivincita della finale di Monaco (i tedeschi iniziano a specializzarsi in tale tipo di gara): due volte sotto, due volte pareggiano con Haan e René Van de Kerkhof (sono anche i primi gol che subisce Maier nel torneo). Nanninga entra in campo al 79’ e già all’88’ è espulso. A Buenos Aires il 21 giugno sfida coll’Italia in una situazione di classifica di grande equilibrio.
FINO ALLA FINE - Chi vince va in finale, ma in caso di pareggio potrebbe beffare tutti la Germania, sempre che seppellisca di reti i già eliminati austriaci. Si gioca in contemporanea, per evitare inopportuni vantaggi: non così nell’altro girone dove va in scena la “marmelada peruana” che permette all’Argentina di conquistare la finale ai danni del Brasile. Gli auriverde terminano così un intero Mondiale (eliminatorie e fase finale) senza aver mai perso una gara, nemmeno ai rigori, ma dovendosi accontentare del terzo posto. Torniamo però alla gara coll’Italia, indimenticabile per Brandts. Al 20’ anticipa Bettega, spacca Schrijvers e fa autogol; al 50’ pareggia con un tiro da fuori area mentre sta cadendo. Anche l’1-1 basterebbe realisticamente per la finale ma Haan al 77’, con un altro tiro che oggi chiameremo
prodezza dalla distanza, ma all’epoca definito come errore pacchiano di Zoff, fa 2-1 che manda i Paesi Bassi in finale e gli azzurri a perdere la finale di consolazione, grazie a Krankl che all’87’ segna il 3-2 sui tedeschi. Per la seconda volta consecutiva gli olandesi sono in finale, e sempre contro i padroni di casa. L’Argentina è giunta all’ultimo atto senza mai convincere pienamente e con alcune spinte dovute a decisioni arbitrali favorevoli, oltre alla succitata “marmelada”, il “biscotto” locale. Ovvero il 6-0 rifilato al Perú in una gara da sempre avvinta da insistenti voci di combine decisa a livello politico. La finale tarda ad iniziare. René Van de Kerkhof ha una fasciatura al polso che l’arbitro Gonnella invita a togliersi; gli olandesi per risposta minacciano di non scendere in campo, ma alla fine si opta per un bendaggio meno pericoloso. La finale non lesina colpi duri da ambo le parti (Passarella svelle due denti a Neeskens, rimanendo impunito) ma volge decisamente verso l’Argentina. Quasi naturale il gol di Kempes al 38’, che pare suggellare una vittoria fin troppo “voluta”. Gli olandesi non reagiscono, se non al gioco duro. La gara scivola via ma negli ultimi 9’ per poco non si capovolge: all’81’ Nanninga a sorpresa pareggia, approfittando di un errore di Tarantini e Galvan. Al 90’ Rensenbrink colpisce un palo a Fillol battuto. Ma è un lampo: i supplementari sono l’apoteosi argentina per il 3-1 finale. Gli olandesi non ci stanno e disertano la premiazione. Per l’Argentina inizia un periodo d’oro che varrà 3 finali in 4 edizioni. Per gli olandesi i tristi presagi iniziali si rivelano esatti: ciccheranno le successive due fasi finali, sempre coi belgi di mezzo, ma dieci anni dopo vinceranno gli Europei, unico loro alloro.




ma perché Cruijff non è andato, si è mai capito?
Secondo qualcuno era una protesta – solitaria e personale – contro il regime argentino. Tipo Carrascosa.
questa Olanda con Crujiff la batteva l’Argentina. Io sapevo che non gli andava perché voleva dedicarsi al Barcellona, ma mi è sempre parsa una cazzata. Nessuno glielo ha mai chiesto?
(se no, scriviamogli!!!)
Quella è l’altra versione che ho sentito. Onestamente non saprei quale scegliere (certo la prima è più “onorevole”).
È anche vero che dal 1978/79 Cruyff iniziò a monetizzare i propri ingaggi girovagando per il Mondo (cominciando dai LA Aztecs).
Per l’Argentina: in effetti è uno dei campioni del Mondo meno limpidi e convincenti della storia. Anche se in effetti, come detto, dal 1978 al 1990 arrivò 3 volte in finale su 4.