Al-Qaida è in declino o sta ampliando il suo raggio d’azione?
28/12/2009 - L’organizzazione terroristica con il suo ultimo (fallito) attacco agli Stati Uniti, mostra di aver cambiato strategia. E intanto rapisce gli italiani per punirli per Iraq e Afghanistan. E’ l’inizio della sua decadenza, o una nuova declinazione della guerra all’Occidente? Il
L’organizzazione terroristica con il suo ultimo (fallito) attacco agli Stati Uniti, mostra di aver cambiato strategia. E intanto rapisce gli italiani per punirli per Iraq e Afghanistan. E’ l’inizio della sua decadenza, o una nuova declinazione della guerra all’Occidente?
Il giorno di Natale un attentatore dichiaratosi affiliato ad Al-Qaida, su un
volo di una compagnia americana da Amsterdam destinazione Boston, ha tentato di combinare un esplosivo liquido con un piccolo detonatore; la sua imperizia e – forse – l’intervento dei passeggeri a bordo (qui sarà sempre difficile chiarire quanto di retorica e quanto di effettivo peso nella vicenda hanno avuto “gli eroi del volo 253” ) ha sventato il suo piano. Quello che cercheremo di fare assieme, ora, è di andare al di là della conclusione dell’evento in sé. Non ci interessa sapere cosa sia successo nelle ore successive, o cosa sarebbe successo se Umar Farouk Abdul Mutallab fosse riuscito nel suo compito.
UN ATTACCO DALL’ESTERNO – La prima grande differenza con la pietra miliare del terrorismo del nuovo secolo, l’undici settembre, è che Al Qaida ha lanciato (come nel 2006) attacchi dall’esterno degli Stati Uniti: dal 2001, per nove anni l’organizzazione che si rifà agli insegnamenti di Osama Bin Laden non è più riuscita a superarsi o avvicinarsi al successo avuto. La prima ipotesi, la più ottimista, è che gli anni trascorsi dalla tragedia delle Torri Gemelle, e conseguentemente anche l’invasione dell’Afghanistan, abbia in un modo o nell’altro indebolito l’organizzazione, abbia strangolato la sua rete di comunicazione tra le cellule – rendendola però anche più tentacolare (ognuno fa per sé, o quasi, rendendo più difficile individuarli). La seconda ipotesi, che non esclude la prima ma potrebbe integrarla è che Al Qaida abbia occidentalizzato la sua guerra. Le bombe di Londra del sette luglio 2005 sono l’esempio più evidente. Non esiste più il nemico americano, causa di tutti i mali, ma un indistinto nemico che include il Nord America e l’Europa, ma anche paesi come l’Australia.
NOVELLO OSAMA - Umar Farouk Abdul Mutallab ricorda molto la storia
di Osama Bin Laden, se non fosse che la sua scelta è stata quella di suicidarsi portando a termine un atto di terrorismo contro gli Stati Uniti. Sicuramente la giovane età deve aver influenzato la scelta di calarsi direttamente nei panni dell’attentatore piuttosto che costruirsi un futuro nell’organizzazione, sempre che ad oggi sia ancora possibile. A 23 anni si è più propensi a coprire il ruolo del martire piuttosto che quello del capo, nonostante fosse chiamato “il papa” per la sua eloquenza e capacità di affascinare gli altri suoi amici sulla sua posizione radicale dell’Islam. Mutallab è cresciuto nella ricchezza e ha avuto modo di scegliere di vivere e studiare nelle più prestigiose università. Il padre è stato ministro dell’economia e governatore della prima banca di Nigeria. E’ cresciuto seguendo un’istruzione occidentale, non solo seguendo l’università a Londra. Ma secondo gli esperti non è un’eccezione la sua. La maggior parte dei profili dei terroristi quaedisti sono di persone istruite che hanno abbracciato l’islam radicale non tanto in gioventù ma in età adulta.
MA DAVVERO E’ UNA QUESTIONE DI GLOBALIZZAZIONE? – Un attentatore nigeriano, che ha studiato in Gran Bretagna, addestrato da Al Qaida in Yemen e pronto a colpire gli Stati Uniti. Un cattivo del genere sarebbe stato poco credibile perfino per un film di James Bond. Ma Al Qaida è sempre meno un fenomeno globale. A Londra, nel 2005, gli attentatori erano tutti cittadini inglesi, che avevano vissuto ed erano cresciuti nei quartieri dove le bombe sono esplose. E l’attentato alla discoteca di Bali del 2002 era organizzato da un gruppo etnico al quale quel locale era vietato. Senza contare l’etnicizzazione del conflitto in Afghanistan e in Iraq: tutti i tentativi di internazionalizzare la jihad sono falliti lasciando come opzioni aperte solo quelle di poggiarsi su gruppi etnici precisi, con rivendicazioni nazionali e nazionaliste.
INTANTO L’ITALIA TRATTA CON AL-QAIDA – Quello che sarebbe impossibile altrove, accade in Italia che per liberare due connazionali non ha problemi a trattare con una cellula quaedista del Mali. Sergio Cicala e la moglie della Mauritania occidentale sono stati rapiti il 19 dicembre scorso
da un gruppo affiliato all’organizzazione terroristica di Bin Laden che – in nome dei crimini commessi in Afghanistan e in Iraq – chiedono un lauto riscatto per rilasciare i due ostaggi. Di nuovo si tratta di gruppi locali, che si nascondo dietro a un “internazionale islamica”. Ma probabilmente pochi paesi seguirebbero l’esempio italiano e tratterebbero con i rapitori. Sono molti i paesi africani che dopo il fallimento del post colonialismo, si rifugiano nell’Islam – che fino ad oggi non aveva mai fatto proseliti – come via di fuga dalla povertà e dalla corruzione dei propri governanti. E’proprio questo elemento che probabilmente manca ancora alla lotta contro il terrorismo. La comprensione che la questione non è “globale” o “anti-occidentale”, ma che in fondo è questione di politiche locali, di povertà, di malgoverno. La lotta al terrorismo la si vince mettendo finalmente in condizione questi paesi, prima che siano preda facile dell’integralismo religioso, di solidificare i diritti diventando Stati compiuti da un punto di vista democratico e di indipendenza economica.












