Per Farina il massacro in Iran è colpa di Internet

28 dicembre 2009

Ci ha pensato tutta la notte di Santo Stefano, girandosi e rigirandosi nel letto in preda a dubbi e arrovellamenti. Poi finalmente Renato Farina ha capito che c’era qualcosa che non andava, e l’ha scritto in prima pagina sul Giornale di oggi: “Perché l’Europa per quei ragazzi di Teheran e Tabriz non fa niente? Non ci meraviglia l’Europa delle burocrazie: quella la conosciamo già, e si occupa solo di finanza e regole alimentari. Intendiamo l’Europa dominante, quella di Internet, il famoso popolo democratico che si autoconvoca per il clima a Copenaghen, per la libertà di stampa contro Berlusconi a Roma e nelle piazze del mondo. Semplice, della libertà degli altri non gli importa un fico secco. Onora solo i propri totem: ecologia, libertà vera o supposta del proprio nickname (nome in codice che permette l’anonimato sulla rete)”.

Secondo er Betulla qui la linea delle responsabilità è chiara: “quelli dei blog professionisti perché non ci hanno fatto sapere niente di che cosa si preparava a Teheran? La protesta e la repressione, i video con gli appelli: niente di niente. I signori del www li vediamo nei talk show vantarsi di non avere nessuno dalla loro e poi dal nulla di riuscire a trovarsi in centomila, duecentomila, un milione. Hanno messo su una parata per buttare giù Berlusconi, mobilitandosi in rete – come dicono. Per l’Iran niente”. Insomma, è una vergogna. Bella e buona: quando si tratta di Silvio, tutti sono pronti a mobilitarsi sul web. Quando è il momento di dare la spallata decisiva al dittatore Ahmadinejad con una spallata decisiva su Twitter, questi lavativi marcano visita. ‘Sti scioperati, verrebbe da dire. Nemmeno un gruppo su Facebook, una catena di permalink, un fotomontaggio con Photoshop per salvare capra e cavoli e instaurare la democrazia in Iran. Ma d’altronde, direbbe Farina, la sinistra è amica dei dittatori, quelli veri. Mica come Silvio suo.

12 commenti a Per Farina il massacro in Iran è colpa di Internet

  1. gloriademo

    è che con la neve era difficile muoversi altrimenti saremmo andati a dare una mano. Certo.

    • Michela

      I gruppi di appoggio alla rivoluzione verde ci sono, uno dei tanti we NEDA revolution, i video e le foto su facebook ci sono, basta aver voglia di cercarli. Io stessa ieri ho linkati e condiviso vari video e foto sulla situazione in iran…. ah farì… ma vattelapijà!

  2. A Renatone deve essere saltata l’adsl.

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  5. pietro

    La cosa ridicola è che quando le persone che adesso vengono massacrate erano al governo in Iran (con Khatami), i lacchè del Giornale li denigravano quotidianamente, accusandoli di ambiguità e inaffidabilità e mettendo in guardia contro un eccesiva benevolenza nei confronti di una nazione nemica.
    Hanno veramente la faccia come il didietro!

  6. maria teresa

    Il troppo ozio fa male, chi non è abituato a pensare ci prova, si sforza ed eccoli lì, i risultati.

  7. Nomenklatura

    Sarebbe bello riderci sopra ma questo articolo come le dichiarazioni di certi politici sono tutte finalizzate a criminalizzare la rete come fase preparatoria alla legge speciale che prima o poi arriverà, per tappare l’unico buco da cui esce ormai informazione libera.

  8. rebyjaco

    Quanto meno li appoggiamo meglio stanno. Il nostro appoggio può essere interpretato solo in maniera negativa dal Regime, immagino i Titoli, I Comunisti del Mondo (ci chiameranno così come fa Berlusconi con la Stampa Estera?) Ci attaccano, ci aggrediscono per stravolgere la nostra Rivoluzione. Le stesse invettive che Berlusconi lancia alla Stampa libera nostrana, naturalmente Farina detto o Alias il Betulla. onorevole del parlamento Italiano (del quale sento vergogna) non sa di che si tratta, è stato accupato una “Vita” a raccogliere informazioni per conto del padrone per consentirgli di RICATTARE mezzo mondo, penso che starà godendosi il frutto delle Sue ricerche.

  9. pietro ancona

    Con Ahmanedinejd per la libertà dell’Iran

    Il giorno di Natale tre palestinesi della Striscia di Gaza che cercavano rottami di ferro nei pressi del Muro che Israele ha eretto per tenerli prigionieri sono stati trucidati a colpi di mitraglia dai soldati.Erano in zona “interdetta”. Questa è la parola usata dai massmedia occidentali per spiegare
    la loro uccisione.Che fossero disarmati ed inermi non conta niente. Nello stesso giorno di Natale, in Cisgiordania, altri tre palestinesi sono stati uccisi dentro le loro case sotto gli occhi dei loro figli. La “velina” diramata
    dall’ufficio propaganda dell’esercito israeliano racconta che erano membri del partito AlFatah. A quanto pare è una condizione sufficiente per essere ammazzati. Le agenzie non raccontano se i cadaveri dei sei palestinesi siano rimasti in loco e restituiti alle loro famiglie. Potrebbe anche succedere che i loro organi vengano espiantati per facoltosi israeliani che ne hanno bisogno. Come i tedeschi di Hitler non sciupavano proprio niente dei cadaveri degli ebrei facendone financo sapone
    anche i corpi dei palestinesi sono stati usati (per quanto si è riusciti a sapere)come pezzi di ricambio.Non sappiamo se questa pratica è ancora in vigore.
    Intanto, con la fattiva collaborazione di Obama che sembra particolarmente scodinzolante ed accondiscente con la lobby sionista che lo controlla, l’Egitto sta costruendo un muro di acciaio profondo trenta metri e lungo dieci chilometri, in gran parte sotterraneo, tra il proprio territorio e la striscia di Gaza, per impedire che il milione e mezzo di palestinesi che vi vivono prigionieri, puniti perchè a suo tempo hanno votato per Hamas,
    non possano più scavare cunicoli per procurarsi il cibo l’acqua e le medicine di cui hanno bisogno. Molti di loro sono morti asfissiati dai gas sparsi dagli egiziani e dagli israeliani. Oggi un pulmann di
    testimoni di Pace è stato bloccato e sequestrato. E’ vietato visitare i prigionieri. Gaza come Guantanamo.
    Questa vergogna per l’umanità costituita dalla condizione dei palestinesi nei territori occupati da Israele non conta quasi niente per il sistema massmediatico occidentale. Invece, oggi, tutti i giornali sono pieni da pagine e pagine di articoli con titoli “strillati” che si riferiscono alle grandi proteste per la libertà e la democrazia di Teheran e si domandano per quanto tempo ancora l’Occidente dovrà tollerare (Venturini) un Iran che non obbedisce alle ingiunzioni, che vorrebbe dotarsi di una bomba nucleare, che ha un Presidente la cui elezione è stata una truffa.
    La pressione psicologica e politica sull’Iran dura da molto tempo e si sta intensificando. Gli americani hanno bisogno di nuovi teatri di guerra dopo l’Iraq e l’Afghanistan. Ora si dedicano a parte del Pakistan ed allo Jemen. L’invasione dello Jemen ci è stata preannunziata quando abbiamo letto o sentito che il giovane terrorista dell’aereo su Detroit aveva “subito,subito” dichiarato di appartenere ad AlQaeda e di essere stato addestrato in Jemen. Dal momento che i generali del Pentagono ci considerano imbecilli erano facile dedurre che si voleva attrarre la nostra attenzione sulle attività terroristiche dello Jemen. Stamane abbiamo sentito che da un anno la Cia è presente in loco e che i preparativi per l’invasione sono a buon punto.
    I programmi per l’Iran sono per ora affidati all’opera di destabilizzazione della rivoluzione “verde” colorata secondo il manuale di Gene Harp. Due autorevoli e stagionati membri dell’estambliscement clericale espressione di ceti medio alti, grandi proprietari terrieri, miliardari come Musavi e Rafsaniani,
    con la parola d’ordine ” a morte il dittatore”. guidano una rivolta che sono riusciti a fare diventare endemica negli ultimi sei mesi. I rivoltosi vengono visti da tutta la stampa occidentale come martiri della libertà e della democrazia negata dal Presidente Ahmanedinjed considerato un usurpatore che deve essere scalzato e appunto messo a morte secondo il loro grido di guerra. L’obiettivo, sostenuto dagli americani apertamente per ammissione della Clinton, è portare al governo “i riformisti” cioè gente dello stesso stampo di Karzay e di Al Maliki. Una sorta di Quisling, collaborazionisti in funzione di ascari e di sostenitori degli interessi economici e geostrategici degli USA e dei loro alleati.
    Se la protesta dei riformisti di teheran non diventa guerra civile capace di scalzare dal potere gli attuali governanti, l’Occidente è sempre pronto a fare la sua guerra di aggressione. Certo, non è facile, ma sono anni che Israele si prepara con manovre della sua flotta che ora è dislocata proprio nei mari antistanti l’Iran.
    Molti intellettuali della sinistra europea sostengono i riformisti iraniani. Decontestualizzano la questione dallo scacchiere internazionale e sostengono che non si può spiegare tutto con la geostrategia ma bisogna considerare anche la lotta di classe. Parlano di lotta per i diritti. In sostanza si dice che non si può sostenere un regime come quello di Ahmanedinjed solo perchè è nemico degli USA. Argomento
    fragile dal momento che nella geostrategia mondiale si esprimono gli interessi primari della lotta di classe tra imperialismo e colonialismo ed in secondo luogo perchè i cosidetti riformisti sono portatori di interessi, valori, istanze che sono della borghesia miliardaria e medio alta ansiosa di partecipare al
    buffet dei grandi consumi e di scrollarsi di dosso il grigiore di un regime che dà ai lavoratori ed ai contadini diritti che vengono negati anche nella “libera” America di Obama. Non c’è dubbio che il sistema sanitario iraniano sia migliore e di gran lunga più democratico di quello americano.
    Può darsi che la rivoluzione verde in Iran alla lunga abbia successo come le sue consorelle che si succedono come per fotocopiatrice dal 2000. In dieci anni abbiamo avuto tante rivoluzioni per la libertà e contro la tirannide in Serbia, Giorgia, Bielorussia, Kirghistizan, Ucraina, in Libano, Mongolia… Tutte, come si vede, in cruciali zone di forte interesse per l’espansionistico mondiale degli Usa. Naturalmente, in paesi come la Colombia dove si uccidono ventimila cittadini all’anno perchè sospettati di essere oppositori del regime e nell’Egitto del ferocissimo dittatore Mubarak, non ci sono problemi di rispetto della libertà e della democrazia. Non sono necessarie rivoluzioni “colorate” amenochè non cambi il loro governo.
    Ricordo infine che è dal 1920 che gli anglosassoni stanno addosso all’Iran condannandolo alla sofferenza di crudeltà inaudite. Winston Churchill faceva irrorare i loro villaggi di gas iprite. Il loro primo Ministro, il grande, democratico liberal Mossadeq colpevole di avere nazionalizzato l’industria petrolifera sottraendola alle sette sorelle fu rapito dalla Cia ed ucciso. Al suo posto fu installato un mostro sanguinario come lo Scià. L’attuale regime deve cadere perchè gli americani non tollerano che
    il petrolio dia risorse per una civiltà diversa dalla loro. la millenaria cultura dell’Iran, erede della grande Persia, deve essere cancellata come è stata cancellata quella mesopotamica. Al centro di Bagdad oggi troneggia una base militare USA ed una ambasciata che è grande quanto una citta di trentamila persone. Domani la bandiera a stelle e strisce sventolerà su teheran ed i giovani che oggi gridano la loro voglia di democrazia e libertà avranno le discoteche con la musica americana dell’ultima generazione,
    Pietro Ancona
    http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
    http://www.spazioamico.it

    http://wapedia.mobi/it/Rivoluzioni_colorate
    http://www.questotrentino.it/2003/16/mossadeq.htm

  10. rebyjaco

    Vi sono commenti intelligenti, mediocri o stupidi, questo lo definirei semplicemente assurdo, è lo sfogo di un frustrato politicante che umiliato dal “Fallimento” del Suo ideale, si scaglia a testa bassa contro quello che considera “da sempre” la causa dei mali dell’umanità e della distruzione dell’URSS, gli USA, il demonio nemico dei buoni come gli Ayatollah Iraniani e il LORO mostruoso REGIME. Sento pena per LUI che senza speranza deve soffrire le pene di “”UN Gulag.”" Buon Anno pure a te e che Allah ti faccia trovare la Pace Dei Sensi!

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