Di galera si muore. Anche a Natale

26/12/2009 - Una trans brasiliana si impicca nel Centro di identificazione ed espulsione di Milano.  Scatta la protesta (solitaria) dei centri sociali. E l’Italia intanto si caratterizza come una delle nazioni che trattano peggio i detenuti. Una transessuale brasiliana di 34 anni,

     
 

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Una trans brasiliana si impicca nel Centro di identificazione ed espulsione di Milano.  Scatta la protesta (solitaria) dei centri sociali. E l’Italia intanto si caratterizza come una delle nazioni che trattano peggio i detenuti.

Una transessuale brasiliana di 34 anni, S.C., che si trovava da alcuni giorni nel centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano, si e’ impiccata con un lenzuolo annodato alle sbarre della finestra della cella in cui si trovava, nel giorno di Natale. Un altro detenuto si e’ accorto di lui nel primo pomeriggio di ieri ed ha allertato gli agenti di guardia al centro. La trans, priva di permesso di soggiorno e in attesa di espulsione, era arrivata al centro di via Corelli domenica sera, dopo un controllo anti-immigrazione clandestina effettuato dalla polizia nella zona di piazzale Lagosta, dove si prostituiva. Intorno alle 15,30 è stato trovato morto da un connazionale che era entrato in camera.

LA PROTESTA – E sei giovani dei centri sociali di Milano, insieme ad un settantenne, si sono radunati poco dopo la mezzanotte scorsa davanti al centro di identificazione ed espulsione. I manifestanti, arrivati senza striscioni e megafoni, hanno organizzato un’estemporanea protesta per portare la loro solidarietà agli immigrati trattenuti nel centro. Dopo aver appreso la notizia del suicidio, i giovani dei centri sociali cittadini si sono dati appuntamento in via Corelli per manifestare gridando slogan contro la polizia. Sul posto sono arrivati gli uomini della Digos della Questura di Milano che hanno identificato i manifestanti: alcuni, come il settantenne milanese vicino all’area anarchica, erano già noti agli uffici, mentre tre dei sei giovani erano sconosciuti agli investigatori. Al momento nei confronti del gruppetto dei centri sociali non sarebbe stato preso alcun provvedimento.

L’ITALIA VIOLA I DIRITTI UMANI – Il suicidio ha riportato anche d’attualità il problema delle condizioni dei detenuti nel nostro paese. «L’Italia sta violando i diritti umani nelle carceri senza porsi il problema del rimedio», denuncia Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione ‘Antigone‘ che annuncia come già mille detenuti, da agosto ad oggi, abbiano chiesto il sostegno dell’associazione nella procedura di ricorso alla Corte europea dei diritti umani contro le condizioni di vita che sono costretti a subire negli istituti di pena italiani. «Mille richieste di indennizzo, dunque, contro lo Stato italiano – spiega Gonnella - per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, quello che vieta le torture e le pene inumane o degradanti». E aggiunge Gonnella «i primi ricorsi sono stati già formalmente depositati». «La situazione delle carceri è fuori dalla legalità interna - dice ancora il presidente di Antigone – nonchè della legalità internazionale. Non sono rispettate le leggi nazionali; la quasi totalità delle celle non è a norma rispetto al Regolamento del 2000 approvato dall’allora Presidente della Repubblica Ciampi. Non sono rispettate le norme internazionali. Sono palesemente violati gli standard europei sui metri quadri a disposizione per ogni detenuto”. Per questo a luglio l’Italia è stata condannata a risarcire un detenuto bosniaco di mille euro perché per mesi ha vissuto in meno di 3 metri quadri. Ipotesi configurata dai giudici europei come tortura.

GLI OSPEDALI PEDIATRICO-GIUDIZIARI – Proprio in occasione del Natale ‘Antigone’ ha visitato numerose strutture penitenziarie riscontrando situazioni gravi anche negli ospedali psichiatrico giudiziari(opg). A Napoli, nell’ Ospedale psichiatrico giudiziario, sono 127 gli internati che trascorrono gran parte della loro giornata chiusi all’interno di celle spoglie. È utilizzato il letto di contenzione. «Tra i casi più gravi - racconta Gonnella - quello di un ragazzo immigrato di appena 21 anni, che si trovava seminudo (con solo uno slip e un pullover) in una cella liscia priva di ogni cosa, letto incluso e con il blindato chiuso. La cella era sporca di escrementi. Dal registro ci risulta sia stato legato al letto di coercizione per almeno tre giorni di seguito, appena giunto in OPG, e poi portato in una cella liscia». Ma è il sovraffollamento il primo problema. Nella Casa circondariale di Piacenza ci sono 398 detenuti per una capienza regolamentare di 200 posti (tasso di sovraffollamento del 199%). A Bari i detenuti sono 612, per una capienza regolamentare di 295 posti (tasso di sovraffollamento del 207%). Alla Dozza di Bologna i detenuti sonno 1.177 detenuti in una struttura nata per contenerne 483. «Scandaloso - commenta Gonnella - il numero di 4 educatori, mentre dovrebbero essere almeno 21». Il tasso di sovraffollamento è del 243%. Nell’ opg di Reggio Emilia gli internati sono 295 per una capienza regolamentare di 120 posti (sovraffollamento del 245%). Nella Casa di reclusione di Alessandria San Michele i detenuti sono 384 per una capienza regolamentare di 173 posti (tasso di sovraffollamento del 221%). «Ci auguriamo – conclude Gonnella – che il Governo non risponda a questo gravissimo vulnus allo stato di diritto raccontando per l’ennesima volta le frottole del piano carceri»

     
 

1 Commento

  1. gloriademo scrive:

    la verità oltre le luci di Natale

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