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Internidi Teresa Scherillo (makia)
pubblicato il 30 aprile 2008 alle 08:58 dallo stesso autore - torna alla home

I riflettori sono ancora puntati sull’emergenza spazzatura in Campania. Questa volta è l’Irpinia a ribellarsi, rivendicando il proprio diritto a scegliere da un lato e la necessità che sia anche Napoli a smaltire i propri rifiuti. E il Super commissario De Gennaro? Non pervenuto.

… Si va verso Formicoso. … Il pianoro è di un verde brillante, lucido. Il vento agita il grano ancora basso e le cime degli alberi in una valletta. C´è un gran silenzio. A perdita d´occhio solo montagne e lontano, sui cocuzzoli, paeselli che sembrano presepi, pascoli, boschi, campi di cereali, la bellezza che appassiona dell´«osso» appenninico, maltrattato dalla povertà, dall´emigrazione, dai terremoti. … Il sindaco è in piedi sul bordo del campo. Allunga il braccio verso nord. Dice: «Ecco. Sono questi i cento ettari di terreno dove vorrebbero costruire la “piattaforma plurifunzionale” o come diavolo la chiamano, ma ci può scommettere anche lo stipendio che non ce la faranno perché fare della nostra terra la pattumiera della Campania è illogico, ingiusto, umiliante, folle». ( Giuseppe D’ Avanzo su la Repubblica del 28 Aprile 2008 ).

NUOVE DISCARICHE – Su nelle valli della Cominità Montana dell ‘Ufita, in Alta Irpinia. E’ qui che sialtairpiniarh8 Rifiuti di una società che non è la nostra trova il pianoro del Formicoso, individuato come sito per il “grande buco”, quella piattaforma da tre milioni di tonnellate di “ tale e quale“ di cui tanto si parla oggi in relazione all’annoso problema della “monnezza napoletana”. Ma i duemila cittadini e il sindaco non ci stanno: non sono “quelli del No”, ci tengono a precisarlo, ma non vogliono nemmeno diventare la nuova pattumiera regionale. Tanto più che la situazione irpinate è già delicata: la cittadinanza, che pure non è apriori ostile a poter dare il proprio aiuto nella risoluzione del problema rifiuti, non ha tollerato quelli che chiama “schiaffi” del Super Commissario De Gennaro.Il quale, da parte sua, “si è fatto negare. In altre occasioni ha parlato sin troppo. Ora non parla più. Agisce” come testimonia la presidente della Provincia Alberta De Simone.

EMERGENZA PASSATA, EMERGENZA IN ARRIVO – Si torna al muro contro muro, proprio quella situazione che lo stesso De Gennaro si augurava di non dover più rivivere ma contro la quale, stando alle testimonianze, non ha fatto nulla. Se non ordinare un’invasione di rifiuti ed ecoballe in Irpinia, con tre siti diversi (i tre schiaffi) a Savignano, Pianodardine – oggetto di una contesa sul numero di ecoballe da spazzatura 57de9 Rifiuti di una società che non è la nostrasmaltire – e infine Formicoso. Il tutto per smaltire i rifiuti napoletani, la “monnezza” di centinaia di migliaia di cittadini nel territorio di soli duemila. Quando si dice che la maggioranza vice. Eppure, a Formicoso e in Irpinia, il problema dei rifiuti è sentito: i cittadini sono consapevoli del fatto che se entro luglio non dovesse essere aperta la nuova piattaforma, comincerà un bel countdown verso la catastrofe. Quella prevista per l’estate 2008, quando caldo e afa peseranno maggiormente su una situazione civica e igenica al limite del collasso.

A OGNUNO LA SUA – Ma come si concilieranno le proteste legittime della popolazione con l’attuazione a tutti i costi del piano rifiuti concordato su tutta la linea fra Commissariato e nuovo Premier? Duemila persone conteranno qualcosa contro la voglia di risolvere un problema (così pesantemente utilizzato in campagna elettorale) con una serie di azioni che, sempre stando ai cittadini, sono solo il vecchio piano sempre caro a Berlusconi, solo con un nuovo nome? In più, lamentano le “vittime” di queste azioni unilaterali, è fortemente ingiusto che a pagare per una scriteriata gestione dei rifiuti di Napoli siano solo gli altri. Perchè attualmente è proprio così: abbandonata l’ipotesi di un sito a Terzigno, quindi nell’areaimmagini%5Cnapoli%5Cgolfo Rifiuti di una società che non è la nostra protetta del Parco del Vesuvio, per i rifiuti napoletani ( che sono quelli in assoluto più numerosi ), era stato individuato un sito nelle cave di Chiaiano, immediata periferia di Napoli. Ma per il piano regolatore quella zona era destinata a diventare Parco delle Colline cittadino. Capirete lo stato d’animo degli abitanti già in sit-in da giorni, appoggiati dal geologo Ortolani il quale continua a ripetere che 700mila tonnellate di rifiuti, darebbero sì respiro alla raccolta del solo capoluogo per almeno due anni, ma potrebbero inquinare la falda acquifera dell’intera città.

LA RAGIONE, IL TORTO, LE BARRICATE – Non offrire un sito valido per lo smaltimento dei rifiuti cittadini, in questo momento produce due soli effetti. Entrambi letali. Il netto rifiuto da parte delle altre comunità delle province campane che non cederanno di un millimetro se Napoli non dimostrerà la volontà di farsi carico dei propri rifiuti. E il precipitare verso la catastrofe con le temperature estive alle porte. La politica? Sulle barricate che stanno preparando la difesa di Chiaiano è salito tutto il Pdl locale. Anche loro pronti a morire ?

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