Chi ci difende dalla pubblicità?
10/08/2012 - Nonostante la giungla normativa sia più chiara che in altri ambiti, spesso si ha a che fare con spot che non rispetto a pieno quelle che sono le leggi. L'unica cosa che si può fare è stare attenti e denunciare, ricordando però che certi messaggi hanno il diritto di esistere
Estate, tempo di vacanze, di riposo, di televisione. Molti italiani alle prese con lo spaghetto al sugo, con la pennichella pomeridiana o con la preparazione pre-uscita passano il tempo davanti al televisiore per cercare un sollievo o semplicemente per seguire la propria trasmissione preferita.
MESSAGGI FASTIDIOSI - Peccato che ad un certo punto la magia venga interrotta dal treno degli spot, ovvero la serie di messaggi pubblicitari che bombardano ogni giorno qualsiasi telespettatore. Intendiamoci, le comunicazioni commerciali sono fondamentali per la sopravvivenza e l’indipendenza della televisione sia pubblica sia privata, anche se questa dovrebbe essere sostenuta per lo più dal canone. A volte però capita di avere a che fare con una serie di messaggi che possono anche essere ritenuti fastidiosi, come lo spot che esalta le proprietà di una determinata crema vaginale o di un prodotto che mette a posto le unghie dei piedi. Messaggi che vengono trasmessi anche all’ora di pranzo, quando la famiglia media nonna inclusa è alle prese con le fettuccine.
ED IL VOLUME? - Il tutto poi senza dimenticare l’improvviso aumento di volume di alcuni messaggi, finalizzati ad attirare l’attenzione ed a limitare al massimo le capacità di distrazione. Sarà legale? Il teleutente deve assistere rassegnato alla situazione convincendosi che in effetti non sarebbe poi tanto male regalare quel dentifricio sbiancante che evita lo sputacchio di sangue nel lavandino? Cerchiamo di capirlo analizzando le varie normative che regolano a vario titolo la comunicazione pubblicitaria televisiva nel nostro Paese.
LA PRIMA LEGGE - La prima legge in materia, riportata da Homolaicus, è la cosiddetta Legge Mammì, ovvero la 223 del 1990. Questa legge che regolarizzava il mercato televisivo italiano, per quanto riguarda la pubblicità si ispirava a quelli che erano i dettami della direttiva europea 89/552 del 1989, conosciuta come “Televisione Senza Frontiere”, firmata da Ettore Andenna. L’articolo 8 di tale legge recita che la pubblicità sia radiofonica sia televisiva “non deve evocare discriminazioni di razza, sesso e nazionalità, non deve offendere convinzioni religiose e ideali, non deve indurre a comportamenti pregiudizievoli per la salute, la sicurezza e l’ambiente, non deve arrecare pregiudizio morale o fisico a minorenni, e ne è vietato l’inserimento nei programmi di cartoni animati”. Inoltre la pubblicità deve essere distinta dal resto dei progammi con mezzi ottici e acustici di evidente percezione.













Io odio la pubblicità per le stronzate di jamba…….
Chi è il migliore amico dell’uomo? Cane o gatto?
Digita cane o gatto e vincerai tantissimi premi!
Ma vaffanculo -_-
mara quanti anni hai?
Ho 58 anni, e ben 4 ani.
Ho bisogno che mi sfondino tutta!
Il bambino che si voleva tutelare ora si becca il doppio della pubblicità tra un cartone e l’altro e il meccanismo è sempre lo stesso: ci si rivolge al ragazzino in modo che chieda ai genitori di comprare.La pubblicità non ha mai smesso di essere ingannevole e subliminale, sono solo cambiati gli strumenti manipolatori di comunicazione
In questi giorni ho provato a tratti a seguire le Olimpiadi in tv! ogni 4-5 minuti al massimo di gare ci sono spot o mini-spot…un vero scandalo! ma il Garante che fa?!