In tournee in Italia. Compagnia Mariano Rigillo.
Torino, Teatro Carignano. Serata fredda, anzi freddissima. In scena ‘Romolo il Grande’, opera in 4 atti di Durenmatt. Poca gente. Si vede che, come i membri della corte dell’ultimo imperatore Romano, avranno preferito cercare rifugio in Sicilia e nelle isole. Avranno portato con sè i loro esigui tesori. Magari acquistati in qualche centro commerciale prima di partire. No, non preoccupatevi, qui a Torino non rischiamo l’invasione dei Germani comandati da qualche novello Odoacre, come accade nella riuscitissima commedia storica di Durenmatt. Qui, a dire il vero, con meno sangue e meno violenza, rischiamo molto di più. Di traggediare.
BARBARI OGGI – Daltronde, oggi, l’ironico e cinico Romolo Augusto ultimo imperatore di Roma, dell’impero Romano d’Occidente, colui che decise di farsi imperatore per distruggere dalle fondamenta la Roma che aveva tradito l’umanità scegliendo la violenza e aveva tradito la democrazia scegliendo la tirannide, ha lasciato il posto ad altri cinici ed altri barbari. Mentre Romolo si occupava di polli anzichè di politica, qui ci si occupa di pallone e pollastrelle. Allora, l’indifferenza di Romolo era scelta consapevole, era disinteresse per fare politica, con dinanzi un obiettivo nobile da conseguire attraverso un fare miserevole. Ora, invece, l’attuale imperatore preferisce l’azione all’ozio. Agisce, fa, e quel che è peggio si attornia di fantuttoni. Tutti questi cortigiani, nel loro fare, causa il proprio particulare, conducono l’impero verso un misero, becero, scadente ruinare. Ma badate quando l’impero è avviato alla decadenza morale, alla decadenza dei costumi. Quando la sua storia recente è fatta volutamente passato, quando tanti, troppi moralizzatori decantano di un futuro migliore che non è troppo prossimo, allora il presente deve fare paura. Bisogna diffidare dei generali come Emiliano. Degli oppositori più dei cortigiani. Perchè altri particulari, altri poco nobili obiettivi sono celati. Sono mistificati. Il nemico, le paure, gli allarmismi quotidiani non sono che quei pretesti, di cui non ne possiamo più, per rovesciare lo status quo.
IDEE - In quei momenti tutto è alterato, mal comunicato. Distorto e affabulato. Lo Stato diventa patria. Commilitoni sono eretti a eroi. Corruttori a troppo generosi scialacquatori. Mafiosi a cattive compagnie. Negli stessi momenti un po’ di sana economia domestica diventa ecologia. Un po’ di spicciola carità diventa solidarietà internazionale. I sentimenti retrocedono ad emozioni. Tutto si infiamma perchè a chi comanda e a chi vuole comandare serve un mondo, un sistema politico internazionale che sia una polveriera in cui non è proibito fumare. E fumano le ciminiere delle fabbriche, dei petrolchimici. Fuma la carta virtuale di titoli virtuali. Sperando che tutti i ministri del Tesoro scappino con le casse dell’erario per giustificare le difficoltà finanziarie di un sistema economico tracotante e
traballante. Romolo il Grande non accetta l’aiuto di Cesare Rupf, rampante capitalista fabbricante di calzoni. Si sarebbe potuto salvare Roma. Ma si sarebbe ceduto il primato della politica all’economia. Oggi ahinoi di Cesare Rupf ce ne sono troppi. Non sono buoni politici quelli che accettano gli accordi con quei costruttori di calzoni che, poi, ti costringono a calare le braghe. Dopo tanti, troppi Catilina ci vorrebbe un Nerone. Durenmatt vide il novecento. Noi, che abbiamo visto il seguito, che abbiamo conosciuto imperi meno sanguinari ma non meno violenti, che abbiamo conosciuto cappi moderni con imbottitura di Prada, chiediamo a Durenmatt di, grazie alla sua acuta e pungente ironia, svelare i vizi e le storture del nostro impero e dei nostri piccoli imperatori. Bravi gli attori, tutti. L’opera porta la firma della Compagnia di Mariano Rigillo che è Romolo il Grande.




non posso che concordare: Aesseroma alé!
*pernacchia*