Al posto di salire sulle scale mobili della Thyssenkrupp preferiscono fare lo sciopero dello shopping
Ieri sono andata a fare shopping natalizio, attività a me grandemente invisa in quanto inutile e dispendiosa. Le persone a cui porgerai i doni non ti apprezzeranno comunque e tu avrai il rimpianto di non aver speso il denaro in qualcosa di più sensato e lungimirante, tipo un viaggio senza ritorno per te stesso alle Cayman oppure opere di bene le più varie. La crisi c’è, eccome. Sì, i centri commerciali sono affollati, ma non c’è la nonchalance di prima, nel comprare. Non c’è la classica frenesia del Natale, che è una cosa deficiente ma in fondo ingenua, positiva. No, ci sono agitazione, ansia e una forma di negatività latente, una sorda
aggressività. Si sa, le persone a Natale diventano più cattive, ma intorno c’è anche abbruttimento, e non è un buon segno. Partita con queste premesse, la sottoscritta approda al gigantesco nuovo centro commerciale di Monza, il quale si sviluppa astutamente sottoterra, cosa che avrebbe diminuito l’impatto ambientale, se non fosse che sopra ci hanno piazzato una costruzione mostruosa. Allora tanto valeva fare il centro commerciale fuori. Trattasi di una cripta oscura pressoché derelitta, con pochi clienti antipatici come la morte, che, datasi la labirinticità del sito, essendo rimasti chiusi lì dentro per due mesi si credono che siamo ancora ad Halloween. Uno arriva, scende, lascia la macchina nel parcheggio viola (una tinta solare, che predispone alla spesa) e va al tapis roulant sul quale campeggia enorme il nome dell’azienda produttrice: Thyssenkrupp. Inevitabile che venga in mente l’omonimo rogo del 6 dicembre 2007 in cui morirono sette poveracci.
CHAMPAGNE CHE SA DI TACCO - Mentre cerco i giochi richiesti dai miei figli, trovo parecchi balocchi che mi dicono che se li compro il produttore darà un euro ai bambini poveri, ritenendo ciò un gesto lodevole. A casa mia una cosa di questo genere si chiama ricatto morale, peraltro denotante una certa qual pulciosità. Si scialano in generosità allo scopo di vendere. Chessefà peccampà. Non trovo i giochi. Esauriti. C’è solo in abbondanza la versione più costosa, perché le scatole lusso sono ovunque ampiamente disponibili: i giochi ai bambini Babbo Natale non li nega mai, ma il prezzo quest’anno è costretto a guardarlo. Nel dirigermi alla cassa passo per lo scaffale dei vini. L’anno scorso per festeggiare il nuovo anno avevo comprato delle bottiglie di Veuve Clicquot e una sapeva di tappo. Orrendo, iniziare l’anno nuovo con uno champagne che sa di tappo. Infatti anche il 2009 in generale ha saputo un po’ di tappo. Quest’anno allora ho preso del Ferrari Rosè, sperando che l’Italia non mi tradisca. Più di quanto non abbia già fatto, almeno. Ma soprattutto c’è da dire che il Ferrari costa molto meno. Vago pellegrina nei paesi limitrofi in altri due mega centri commerciali, i quali però si sviluppano come di consueto in altezza. Anche loro indossano scale mobili Thyssenkrupp. Al terzo trovo gli oggetti e anche una cara amica, la quale mi racconta che il marito, insegnante in una scuola privata, da agosto sarà disoccupato perché la scuola chiude per mancanza di alunni. Hanno due figli, uno in classe con uno dei miei. Appresa la buona nuova, vado davanti alla
chiesa ad aspettare mio figlio che ogni pomeriggio partecipa con i suoi amici alla novena di Natale, non chiedetemi perché. Escono tutta una serie di signore con addosso visoni, montoni, agnelli e pelame di animali vari che mi pare il seguito del funerale del gatto.
NO SHOPPING - Hanno l’espressione buona e giusta di chi crede con tutto se stesso che si possa andare in paradiso in pelliccia. Immaginano il regno dei cieli come un grande centro commerciale con scale Thyssen che ascendono gloriose fino alla cima. Devo chiedere al prevosto se cortesemente può mettere una ciotola vomitoria all’ingresso dell’edificio di culto del mio quartiere. E di cosa parlano queste tizie? Di roba da comprare, ovviamente. Ci dicono di non rinunciare alle compere natalizie (ma non ci spiegano con quali soldi pagarle) perché aiuta a far girare l’economia. Sarà. Sapete che vi dico? Io non voglio più salire quelle scale e francamente non ho più voglia di comprare niente. Faccio lo sciopero dello shopping.


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