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pubblicato il 16 dicembre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

Perché non vado ad Anno Zero” è il titolo dell’articolo in cui Antonio Polito, direttore del Riformista, annuncia che non parteciperà alla trasmissione di Michele Santoro a causa della presenza in studio del suo nemico pubblico numero uno, Marco Travaglio. Una scelta che Polito giustifica così: “si tratta di un sedicente combattente per la libertà di informazione che sta facendo una campagna di stampa il cui obiettivo dichiarato è la chiusura di un giornale, quello che dirigo (lui pensa che sia possibile, abrogando solo per noi i contributi all’editoria. Trovo la cosa moralmente ributtante“. Poi accusa il giornalista del Fatto di “recitare nelle fiction” di Anno Zero, non comportandosi così in maniera professionale dal punto di vista della deontologia. Infine, dice Polito, “c’è un problema di civiltà: lui non è una persona civile, vive di insulti come quello che ha rivolto ai giornalisti di Speciale Tg1: ‘chiunque ha avuto lo stomaco di vedere quella trasmissione di merda’. Io non credo, come ha detto ieri Cicchitto a Montecitorio, che Travaglio sia un terrorista mediatico perché paura non ne fa a nessuno. Ma parassita mediatico certamente lo è. E, per dirla con Togliatti, sarebbe bene che nessun destriero offrisse più a questa cimice ospitalità nella sua criniera“.

4188117183 ff1bae9e10 o Polito contro Travaglio: E un parassita mediaticoPolito el drito, insomma, oggi colpisce ancora. Nonostante quello che lui afferma, non risulta che Travaglio abbia mai condotto campagne per la chiusura del Riformista; il giornalista ha invece fatto notare una cosa vera e incontrovertibile: ovvero, che il giornale di via delle Botteghe Oscure sopravvive grazie ai contributi all’editoria, un sussidio che tiene in piedi anche altre iniziative direttamente riconducibili alla corrente dalemiana del Partito Democratico come Red TV. E, dall’alto di un giornale che, comunque la si pensi, è stato un successo dal punto di vista commerciale (Il Fatto), e questa è una rarità nel mortifero panorama editoriale italiano, è normale che si ricordino invece gli insuccessi altrui, all’interno di una polemica politica. D’altronde, le ironie sulla scarsità di lettori del Riformista non sono del tutto ingiustificate, se è vero – come è vero – che il quotidiano ha subito una profonda ristrutturazione dopo l’idea degli Angelucci di farne un giornale romano e allargarne la foliazione, che l’ha portato di nuovo a un formato ridotto. In secondo luogo, scambiare qualche riferimento ironico all’interno di articoli per una “campagna di stampa” è più che altro fantasioso: sembra quasi un tentativo di darsi un’importanza che non si ha.

In ultimo, chiamare ‘trasmissione di merda’ lo Speciale Tg1 nel quale Travaglio è stato fatto a pezzi è di certo pesante e inelegante, ma è difficile farlo passare come un insulto ad altri professionisti: in modo certamente esagerato Travaglio sta criticando pesantemente un prodotto editoriale, non certo chi lo cura. Ma bisogna capirla, la scelta del direttore del quotidiano arancione: questi sono tutti argomenti che probabilmente Polito avrebbe usato durante Anno Zero per attaccare Travaglio; e Travaglio gli avrebbe risposto per le rime dicendo più o meno, magari con maggiore incisività, quanto si sostiene qui. Insomma, il rischio, per il direttore, era che sarebbe finita, come spesso gli capita, piuttosto male. Per l’ennesima volta. Non si tratterà certamente di paura, visto quello che dice Polito, ma di certo è vero che, come diceva Manzoni, uno il coraggio non se lo può dare.

(vignetta di Mauro Biani)

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