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pubblicato il 16 dicembre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

I dati di Banca d’Italia pubblicati nell’ultimo bollettino “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” sono stati variamente commentati. C’è chi ha messo in rilievo che ad ottobre 2009 è stato raggiunto il nuovo record per il debito pubblico, che è arrivato a 1.801,6 miliardi di euro, con un tendenza al rialzo che va avanti da dicembre 2008. Chi invece ha preferito commentare l’inversione di tendenza sul fronte delle entrate tributarie, aumentate a 28,4 miliardi di euro contro i 20,1 di settembre.

Strano che nessuno abbia notato che questi dati hanno una sola ed inequivocabile conseguenza: l’aumento del debito si deve ad un forte incremento della spesa pubblica. Per rispondere basta dare una rapida occhiata al bollettino di Banca d’Italia: la spesa corrente nel mese di ottobre è letteralmente esplosa, passando dai 22 miliardi di settembre ai 70 e passa.

Non si tratta di un caso: prendendo i primi 10 mesi dell’anno, il totale delle entrate è passato dai 299,5 miliardi di euro del 2008 ai 331 del 2009, registrando quindi un aumento. Le sole entrate totali tributarie sono passate dai 309,4 ai 299,6 miliardi di euro, quindi con una riduzione molto contenuta, anche tenendo conto della crisi economica. Le brutte notizie arrivano dal versante delle spese, a dispetto delle dichiarazioni di “messa in sicurezza” dei conti pubblici. La spesa pubblica statale è aumentata in modo enorme, passando dai 358,4 miliardi di euro dei primi 10 mesi del 2008 ai 405 miliardi del 2009. Un aumento spaventoso e poco comprensibile, nell’unico paese che non ha varato manovre anticrisi.  Un aumento preoccupante, perchè interamente dovuto alle spese correnti (+12%), che ha fatto peggiorare in modo drammatico il deficit e il debito.

Quindi, il fatto che sulla testa di ognuno di noi gravi un debito di 30 mila euro, il fatto che il debito sia cresciuto di 137,963 miliardi di euro in soli 10 mesi, un aumento dell’ 8,3%, nonostante questo sia il periodo con tassi di interesse tra i più bassi dal primo dopoguerra non è colpa della crisi economica. E’ colpa di un governo incapace di scegliere una linea di politica economica, incapace di fare interventi sia in favore del rigore dei conti che in favore dello sviluppo.

E’ bene che il paese cominci a rendersene conto. E che qualcuno cominci a prendere dei provvedimenti, prima che sia davvero troppo tardi.

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