Le favole del signoraggio su Il Giornale

15/12/2009 - E’ costume ormai che sulla stampa nazionale ogni tanto appaiano divertenti articoli sulla teoria cospirazionista più nota al mondo. Il quotidiano della famiglia Berlusconi non poteva esimersi. I miei sono assidui lettori de Il Giornale, ma quando torno la sera

     
 

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E’ costume ormai che sulla stampa nazionale ogni tanto appaiano divertenti articoli sulla teoria cospirazionista più nota al mondo. Il quotidiano della famiglia Berlusconi non poteva esimersi.

I miei sono assidui lettori de Il Giornale, ma quando torno la sera lo lascio esattamente dove lo trovo, esattamente come le altre riviste di casa, Panorama e Tempi. Ho quindi corso il rischio di perdermi un articolo molto divertente, interamente basato sulla nota teoria cospirazionista del signoraggio. Questa teoria, i cui difensori sono impermeabili alla logica e ai fatti, è stata più volte trattata su Giornalettismo, in numerosi articoli che dimostrano che la loro comprensione dei fenomeni economici è inversamente proporzionale alla loro pazienza nello scrivere prolissi commenti, e alla loro supponenza nell’esprimere opinioni assurde.

BRUTTA PARTENZA - L’articolo già dal titolo, “Quella sovranità della moneta in mani private”, afferma cose false. La BCE è infatti di proprietà delle banche centrali nazionali, le BCN, e le singole BCN hanno statuti giuridici diversi, che vanno dall’essere pubbliche, come la Bank of England, al far finta di essere private, come Bankitalia (la Fed, invece, non è di nessuno): tutte hanno in comune che i profitti vanno allo Stato e che i governatori li decide il Governo, e se questo non è sufficiente a doverle considerare pubbliche a tutti gli effetti non so cosa possa esserlo. Per qualche notiziola a riguardo, suggerisco questo articolo di William Buiter, che dice cose che non condivido per niente sul piano economico, ma almeno non completamente folli. È vero che gli Stati sono “a rischio di fallimento attraverso i debiti delle banche”, ma siccome nessuno ha costretto gli Stati a comportarsi in maniera cretina, se non i noti problemi studiati dalla teoria delle scelte pubbliche, non si vede cosa questo debba provare. Gli Stati aiutano lobby organizzate a spese della collettività? E che novità! Sindacati, grandi aziende, banche, dipendenti pubblici, la Chiesa, gli agricoltori: tutti i gruppi sociali, nelle moderne democrazie, sono impegnate in una continua battaglia per campare a spese degli altri.

QUISQUILIE - E fin qui, si tratta di quisquiglie. Continuiamo: “non sono gli Stati i padroni del denaro che viene messo in circolazione in quanto hanno delegato pochi privati, azionisti delle banche centrali, a crearlo”. Che senso ha? I profitti del signoraggio vanno interamente al Tesoro in tutti i paesi del mondo. Per continuare con il profluvio delle consuete menzogne: “È così che si è formato il debito pubblico: sono i soldi che ogni cittadino deve alla banca centrale del suo paese per ogni moneta che adopera”. Cominciamo col dire che il debito pubblico è la somma di tutti i deficit pubblici passati più gli interessi (composti) maturati su di essi, quindi il debito non dipende dalle banche, centrali o meno, ma dal bilancio statale. Poi, questo debito è nelle mani di moltissime persone: le banche centrali ma anche quelle private, i risparmiatori privati come i fondi pensione, i fondi di mercato monetario come le assicurazioni. La cosa è totalmente ridicola se si pensa che, se fosse vero (ma è falso) che il debito pubblico è tutto nelle mani della banca centrale, per il fatto che gli interessi monetari sul debito finiscono quasi interamente al Tesoro, il debito monetizzato sarebbe in realtà ad interesse quasi zero per lo Stato. Per questo storicamente molti Stati hanno chiesto alle banche centrali, loro agenti, di monetizzare il debito a comando, cosa che fino agli anni ’70 fu uno dei fattori della stagflazione, e che in Italia fu risolto dal “divorzio” tra Bankitalia e Tesoro del 1981, che rimosse l’obbligo da parte della banca centrale di comprare il debito pubblico invenduto. A voler poi essere proprio pignoli, monetizzare il debito abbassa i tassi di interesse (almeno finché l’inflazione non arriva), e quindi equivale ad uno sconto sul debito pubblico, che alleggerisce le spese dello Stato e ne gonfia le casse.

IL DOLLARO DEL TESORO - Della serie “non so se questi del signoraggio ci credono o fanno finta per ingannare la gente”, mi sono ricordato poi di una cosa divertentissima. In questo articolo sul signoraggio si dice che Kennedy stampò delle fantomatiche “United States Notes” che erano emesse dal Tesoro anziché dalla Federal Reserve, e che la Fed lo uccise per preservare i privilegi dei banchieri. Nell’articolo linkato è fotografata una banconota da un dollaro, dove non si legge “Federal Reserve Note”, in effetti. Volete sapere il trucco? Tutti i dollari, o perlomeno quelli che mi hanno dato quando sono stato negli USA e quello che ho nel portafoglio in questo momento come souvenir, su un lato hanno scritto “The United States of America”, mentre sull’altro hanno scritto “Federal Reserve Note”. Un trucchetto da quattro soldi per ingannare la gente, o ci credono sul serio? Ai posteri l’ardua sentenza. Detto questo, leggere i commenti dei lettori de Il Giornale garantisce dei momenti esilaranti, ed è vivamente consigliato.

     
 

201 Commenti

  1. Christian Caiumi scrive:

    Da quel che leggo da questi articoli dello statuto della Banca d’Italia, non mi pare proprio che i proventi derivanti dall’emissione di moneta vadano tutti allo Stato:
    ART. 39
    Il Consiglio superiore determina gli accantonamenti al fondo di
    riserva ordinaria, fino a concorrenza del 20% degli utili netti conseguiti
    nell’esercizio. Ai partecipanti sono distribuiti dividendi per un
    importo fino al 6% del capitale.
    Col residuo, su proposta del Consiglio superiore, possono essere
    costituiti eventuali fondi speciali e riserve straordinarie mediante utilizzo
    di un importo non superiore al 20% degli utili netti complessivi
    e può essere distribuito ai partecipanti, ad integrazione del dividendo,
    un ulteriore importo non eccedente il 4% del capitale. La restante somma
    è devoluta allo Stato.
    La riserva ordinaria, se diminuita per ammortizzare le perdite o
    per qualsiasi altra ragione, deve, salvo il disposto del successivo art.
    40, essere al più presto interamente reintegrata.
    ART. 40
    Le riserve sono impiegate nei modi e nelle forme stabilite dal
    Consiglio superiore.
    TITOLO V – BILANCIO D’ESERCIZIO E RELAZIONE SULL’ATTIVITÀ 25
    I frutti relativi agli investimenti delle riserve sono destinati in aumento
    delle medesime.
    Dai frutti annualmente percepiti sugli investimenti delle riserve,
    può essere, su proposta del Consiglio superiore e con l’approvazione
    dell’assemblea ordinaria, prelevata e distribuita ai partecipanti, in
    aggiunta a quanto previsto dall’art. 39, una somma non superiore al
    4% dell’importo delle riserve medesime, quali risultano dal bilancio
    dell’esercizio precedente.

    Che ne dite? Avrei altre poche domande:
    1) Mi risulta che esista un signoraggio “secondario” determinato dalla possibilità da parte delle banche commerciali di prestare denaro senza dover cancellare l’importo del prestito dal proprio bilancio nel momento in cui il prestito viene utilizzato per pagare qualcuno e depositato in altra banca (potrebbe anche essere la stessa, che così potrà mettere a bilancio importo doppio…). In questo modo i bilanci delle banche non vengono gonfiati artificialmente? Al momento dell’estinzione del debito da parte del contraente originario tale denaro (creato dal nulla) verrebbe cancellato dal bilancio, ma nel frattempo è stato abbondantemente “frazionato”, cioè riutilizzato nel bilancio di qualche altra banca per essere prestato ad altri ancora e così via.
    2) Perchè la composizione azionaria della Banca d’Italia è privata? Quale vantaggio ne trarrebbe il cittadino?
    3) Perchè lo Stato deve prendere a prestito il denaro dalla banca centrale in cambio di un “pegno” (e cito sempre lo Statuto della Banca d’Italia), cioè deve pagare gli interessi su un servizio di emissione di moneta che lo stato potrebbe svolgere gratis, mettendo a bilancio il semplice costo vivo di produzione e gestione degli oggetti banconote?
    4) Perchè nella storia esistono banconote recanti il nome Repubblica italiana e altre recanti Banca d’Italia?
    5) Come si spiega il fatto che tutti i più grandi fautori dell’emissione pubblica di valuta siano morti nel giro di breve tempo? (Lincoln, Kennedy)

  2. Hires scrive:

    L’art. 39 e 40 dicono esattamente che la parte di utili che vanno ai privati è pari a 15600 euro l’anno + lo 0.5% delle riserve preso dai frutti delle stesse. Se vuoi conferma leggiti il bilancio di un anno qualsiasi.

    Alla tua domanda 1) rispondo: le banche private quando prestano, si privano di liquidità e quindi dei soldi che avevano prima. Non possono più disporre di quei soldi per fare altri prestiti. In cambio ottengono un credito verso chi li ha ricevuti. Non ci sono magie.

    “Perchè la composizione azionaria della Banca d’Italia è privata? Quale vantaggio ne trarrebbe il cittadino?”
    Bankitalia non ha azioni perché non è una SPA. Il cittadino ne ha avuto il vantaggio dei soldi sborsati dagli azionisti di quelle banche private quando quelle sono state collocate a seguito delle privatizzazioni.

    “1) Perchè lo Stato deve prendere a prestito il denaro dalla banca centrale in cambio di un “pegno””
    Lo Stato non chiede prestiti alla banca centrale ma ai privati, collocando i propri titoli all’asta.

    ..”cioè deve pagare gli interessi su un servizio di emissione di moneta ”
    Sbagliato, lo Stato non paga alcun interesse per un “servizio di emissione moneta”, anzi ne incassa i redditi. Ti confondi con gli interessi sui titoli di Stato, quelli SI, pagati ai sottoscrittori dei titoli stessi.

    “5) Come si spiega il fatto che tutti i più grandi fautori dell’emissione pubblica di valuta siano morti nel giro di breve tempo? (Lincoln, Kennedy)”
    Minchiate. Se ti informi meglio capirai che sono bufale.

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