La tentazione di far diventare avversario un malato psichico

14/12/2009

     
 

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La scelta è ampia: ci son diversi modi per etichettare quanto accaduto ieri sera al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, vigliaccamente colpito dal lancio di un pesante oggetto, forse una miniatura del Duomo di Milano, scaraventato con violenza da una distanza ravvicinata: qualcuno lo bollerà come il gesto di una persona che soffre di problemi psichici, qualche altro preferirà considerarlo gesto di un imbecille, qualche altro di un folle. Il responsabile è Massimo Tartaglia: 42enne, residente nell’hinterland milanese, in cura da dieci anni al policlinico, incensurato, Tartaglia non fa parte di alcun partito, né di un centro sociale, e nemmeno di qualsiasi altra organizzazione politica extraparlamentare.

Non si tratta di un terrorista, né di un militante politico: non è considerato vicino ad alcuna specifica categoria di persone ostile al Premier, la cui appartenenza avrebbe, eventualmente, potuto alimentare il sospetto che l’attentato al Cavaliere sia stato mosso dal malcontento di un particolare gruppo politico, sindacale, economico. La violenza fisica recata è riconducibile solo ed esclusivamente alla volontà di un’unica persona, il cui equilibrio psichico, stando a quanto si dice sul suo conto a poche ore dal fatto, non sembra essere del tutto stabile. Tartaglia ha agito da solo e ha premeditato, se ha premeditato, da solo; eppure, la tentazione di farlo passare come un infame avversario politico, provando molto sottilmente a ricondurre la sua azione ad un fantomatico piano anti-Premier, è forte.

Dalle parti del centrodestra berlusconiano sono in molti a cedere a questa tentazione. “I mandanti dell’aggressione di oggi sono da trovare nelle redazioni e in alcune sedi di partito”, ha detto il coordinatore nazionale dei giovani del Pdl Francesco Pasquali, ripetendo grossomodo quanto espresso anche dai leader del suo schieramento: anche gli esponenti del governo, infatti, non si sono sottratti dal giudicare gesto e aggressore in una chiave tutta politica. “Le parole di odio alla lunga si trasformano in fatti – ha fatto sapere, ad esempio, il Ministro Caludio Scajola – Dovrebbero comprenderlo tutti, soprattutto quei moderati che negli ultimi giorni hanno contribuito a demonizzare il presidente Berlusconi”.

Non ci è andato cauto nemmeno il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, che, in diretta durante i Tg, ha parlato di un Berlusconi “profeta”. Secondo il racconto di Bonaiuti il Cavaliere già durante il viaggio in macchina da Arcore a Milano, lamentandosi per il clima di tensione e di odio degli ultimi giorni, avrebbe palesato le sue preoccupazioni sulla manifestazione e sul rischio di disordini: “Speriamo non succeda nulla”, gli avrebbe confidato. “Paolo, ti ricordi cosa ti ho detto in macchina?”, avrebbe invece riferito dopo l’incidente il Cavaliere al suo fedele collaboratore, in ospedale, tra un esame e l’altro. L’assurdo, e fortunatamente isolato, atteggiamento di Tartaglia e gli scontri che hanno caratterizzato il dibattito politico degli ultimi mesi vengono, insomma, abilmente messi nello stesso calderone.

Si tratta di una versione dei fatti che, se strumentalmente affiancata alle contestazioni (quelle sì, politiche) ricevute da Berlusconi durante il discorso dal palco, risulta utile allo scopo di far passare un messaggio falso. Il sangue che scorreva sul volto di Berlusconi – sembra si voglia dimostrare questo – è il frutto di una campagna di lotta messa in campo dall’opposizione e da tutti gli avversari del Premier, quelli di sempre: partiti, stampa, magistratura e organi istituzionali di garanzia tutti diffamatori, calunniatori, illiberali. Insomma, come se il gesto di Tartaglia e le urla dei ragazzi che, mimetizzatisi tra i militanti del Pdl, han provato ad interrompere Berlusconi mentre parlava dal palco, fossero mossi da una identica capacità di intendere e di volere. Se così fosse, l’identikit di Tartaglia, i racconti dei suoi vicini di casa, l’arrivo in Questura della psicologa che lo segue nelle cure, sarebbero solo coincidenze. Chissà che anche questi non vengano liquidati come l’ultimo rivoluzionario trucco di chi ama eliminare gli avversari politici con la lotta di piazza e le inchieste giudiziarie!

Temo che, per quanto il lancio del souvenir costituisca violenza grave, ingiustificata e ingiustificabile, sia tutt’altro che una contestazione politica. Suppongo, cioè, non si tratti né di un “atto di terrorismo”, come lo considera il leader della Lega Nord Umberto Bossi, né un’”aggressione conseguenza dell’impunità assicurata da certa magistratura agli estremisti”, come lo definisce l’eurodeputato leghista Mario Borghezio. Molto più probabile, a mio parere, che si tratti di un pericoloso (indubbiamente da condannare e, ripeto, ingiustificabile) caso di stupidità umana, incoscienza, pazzia. Ma di questo sembra che qualcuno faccia fatica a convincersi.

     
 

15 Commenti

  1. redmail scrive:

    No io sono convintissimo, figurati, nessuna fatica. Anche John Hinckley era un pazzo. Ma è che in Italia( cavolacci che caso) si va a chiedere per chi votava Massimo Tartaglia e poi si dice: ”hai visto, è del PD era scontato”. Domanda: se invece i suoi genitori avessero votato AN, l’allarme per il clima sociale e politico sarebbe scemato? Bisognava forse chiedere per chi votava lui, avrebbe insistito l’inquirente. E magari finiva fuori da un balcone, come un suo più illustre predeccessore ”suicidatosi” durante un ”correttissimo” interrogatorio, nel 1969.
    Gli americani non andarono a chiedergli, questo si vero attentatore, in quanto dicesi le cronache che usò lo schioppo, se era Repubblicano o Democratico. Allo psicopatico che sparò a Ronald Reagan, che voleva sentirsi come il Giovane Holden, non si chiese visto il target e il motivo dell’azione, se era elettore dell’asinello o dell’elefantino. Peccato, la sinistra ha sempre sfiga. Mai che un aggressore del premier, sia uno piscopatico di destra. E dir che ce ne sono e quanti! Alcuni si fanno fare i pompini, addirittura dalle nipoti del loro ispiratore d’azione politica ( tutto in famiglia, non fosse altro).
    Quelli fanno le stragi e non sono in cura per niente, nei consultori psichiatrici. Fanno i depistaggi in Tribunale e sono ascoltatissimi. Prosit

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