Inchiesta

Terremoto e ricostruzione in Abruzzo: così si uccide una regione

L’INESISTENZA DELLA RICOSTRUZIONE – La scelta di moduli provvisori meno “d’effetto” e più concreti, come i container,  utilizzati in ricostruzioni di successo come quella del Friuli prima e dell’Umbria poi, forse sarebbe stata migliore: per il contribuente italiano e per le famiglie terremoto_abruzzo3abruzzesi. Ma c’è un’altra cosa che ci mostrano i dati, ed è confermata dall’erbetta che cresce sulle macerie de L’Aquila: la ricostruzione, è una perfetta sconosciuta. Non è neppure iniziata: sempre prendendo i dati forniti dalla Protezione Civile, sono state fatte 78.289 verifiche di agibilità dall’8 aprile al 3 novembre 2009. 75.949 per edifici privati, di cui il 48,6% è agibile in zona “A” (danni lievisismi) , il 14,2% è classificato nelle zone “B” o “C” (danni medi), mentre il 25,1% è di tipo “E”, cioè è quello assolutamente non agibile. Al 3 novembre 2009, sono state accettate dal Comune dell’Aquila appena 1.400 domande di contributo per riparazioni per immobili di tipo A, per una spesa prevista di 11,2 milioni di euro, 3.900 domande per edifici di tipo B, 528 per edifici di tipo C e di solo 8 domande per edifici di tipo E, quelli totalmente inagibili. Quindi, dopo 8 mesi dal terremoto, la ricostruzione non è neppure iniziata.

POVERO ABRUZZOMolte della ragioni per cui sta avvenendo questo fenomeno le abbiamo già spiegate mesi fa, commentando quello che abbiamo chiamato il decreto abracadabra. Che ora trovano conferma, anche da sito della protezione civile. Vediamo un’interessante spunto sull’effettiva possibilità di rivedere quei cumuli di macerie coperti dall’erbetta tornare ad essere case. Prendiamo questa domanda, tra le cosiddette FAQ sulla ricostruzione.

Sono proprietario di un immobile in un edificio inagibile con esito “E”. Come posso tutelarmi nel caso in cui uno dei comproprietari si rifiuti di svolgere i lavori, mettendo in pericolo anche gli altri condomini?

Se il ripristino dell’agibilità di un edificio dipende da interventi riguardanti singole unità immobiliari, e se il mancato intervento comporta un pericolo per l’incolumità pubblica e privata, l’amministratore – o il comproprietario o il sindaco – deve invitare il proprietario/condomino a provvedere. Nel caso in cui quest’ultimo si rifiuti di eseguire i lavori, il sindaco può agire in sua sostituzione facendosi carico delle spese sostenute.

Se non fosse chiaro: quando un palazzo è andato distrutto, e – come capita spesso in questi casi – uno dei condomini non ha i soldi per rimettere in piedi il suo appartamento o comunque non intende farlo  (perché quella era la sua seconda o terza casa e quindi il contributo dello Stato non sarà integrale ma coprirà al massimo l’80% delle spese), ad esso può eventualmente sostituirsi il sindaco de L’Aquila, terremoto_abruzzo4mettendoci soldi suoi. La domanda è: ma quali soldi, santiiddio?

LA TRISTE E SCOMODA VERITA’ – Il terremoto d’Abruzzo per qualcuno non è stato una tragedia, ma un gran bello show. Adesso che non serve più, che per i media è un emergenza risolta, viene il momento della verità. Una verità che era sotto gli occhi di tutti sin dalla presentazione del Decreto abracadabra, e che tutti hanno voluto far finta di non vedere. E che si continua a nascondere: la ricostruzione della città distrutta il 6 aprile non ci sarà. Perché è stata “fatta” con il Progetto C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili). Un acronimo che già tradiva le vere intenzioni del governo: fu proprio Berlusconi, poche ore dopo il sisma, a parlare di new town. New town né provvisorie né definitive, ma “durevoli”, concepite poche ore dopo il terremoto, quando nessuno sapeva l’entità del danno. Ed ecco che nell’immaginario collettivo degli italiani  i C.A.S.E. diventano quasi subito le case. E, come è scritto qui, “Anche se non piacerà vivere nelle new town, la gente ci resterà. Prima o poi gli verrà proposto un baratto. Ti prendi questa casa e rinunci a quella di prima. (…) Nel frattempo, il centro storico resterà abbandonato. Nemmeno puntellato. Gli edifici saranno sottoposti ad una specie di selezione naturale, anche oltre la scossa demolitrice. Sopravvivranno i migliori. (…) L’Aquila bella si ripopolerà per enclaves determinate dagli interventi di chi potrà e dalle logiche speculative”. E intanto sull”Abruzzo soffia un vento gelido. Su L’Aquila cade la neve. Povero Abruzzo, povera L’Aquila.

Ha collaborato Marisa D’Alfonso

17 commenti a Terremoto e ricostruzione in Abruzzo: così si uccide una regione

  1. Grazie.
    Un articolo chiaro e denso di notizie. Questo è il giornalismo che mi piace.
    Un Sorriso

  2. alessandro

    concordo pienamente con “il più cattivo”

  3. alexia

    da parte mia devo dire che voi aquilani avete baciato i piedi a berlusconi quando è venuto da voi lo avete osannato lo avete amato,lo avete sfamato lo avete votato……e.ora?…..lui vi ricompensa con un bel…..PRENDETELO IN CULO!!!!!!

    • Prima di tutto, io sono umbro e non abruzzese.

      Inoltre, ti suggerirei di fare un giro da quelle parti, ed anzichè guardare solo quello che raccontano i tg “addomesticati” sentire la voce degli abruzzesi. Non crddo troverseti quest’unanime consenso per il premier e per l’azione del governo

      C.

  4. arturo

    L’UNICA COSA VERA CHE HA FATTO IL GOVERNO BERLUSCONI ASSIEME AL SUO (GIA DETTO TUTTO)AMICO CIHHITTO è STATO SVUOTARE LE CASSE DELLA REGIONE DEI SOLDI CHE C’ERANO DOPO LA PASSERELLA MEDIATICA TUTTO è TORNATO NELL’OBLIO.MA INTANTO IL PREMIER SI PERMETTEVA DI REGALARE BRACCIALETTI ALLE SUE TROIE DA 600MILA EURO CAPITO 600MILA EURO!!! CON I VOSTRI SOLDI…ED I SOLDI DEL RESTO DEGLI ITALIANI…..GRANDE LA BANDA BASSOTTI CHE CI GOVERNA……TUTTO FUMO E DENARI SOTTRATTI…….CRAXI ERA UN FIORE RISPETTO A QUESTI QUA……MI RACCOMANDO ALLE REGIONALI RIVOTATELI COSI VE LO METTO IN CULO FINO ALLA GOLA….!

  5. Mauro

    …come al solito, chi non fa nulla, chiacchiera.
    Subito dopo il sisma: NO ALLE TENDOPOLI, NO AI CONTAINER (sinistra in prima fila)
    SUBITO LE CASE.
    Se qualcuno si e’ costruito una casa puo’ sapere quanti mesi (o anni) ci vogliono, costruendo da zero (senza macerie da spostare, senza gestire un’emrgenza, senza dovere programmare una ricostruzione complessa).
    Lamentarsi e’ sempre facile, indipendentemente da chi sia al governo.
    Sapete che Vi dico? Certo “giornalismo” ha stancato, piu’ dei politici tutti messi insieme.
    Se libertà di stampa e di pensiero vuole dire sparare cazzate…beh, sarebbe meglio che partiste per dare una mano ai muratori, visto che siete bravi a costruire castelli saprete sicuramente fare meglio!

    • Sinceramente alcuni commenti che si ripetono nel tempo cominciano a meritare una risposta a tono:

      1. Mi conosci? Sai cosa faccio nella vita? Sai di cosa mi occupo e qual’é il mio lavoro? Sai cosa ho fatto oggi pomeriggio (per la cronaca: io sono umbro)? Visto che la riposta è no, come puoi dire: chi non fa nulla chiacchiera? Tu che fai, oltre che scrivere commenti insultanti?

      2. Se segui i link troverai numerosi articoli di Giornalettismo che CONTESTAVANO sin da subito la gestione dell’emergenza e la decisione di saltare la fase container, perchè – rileggili – avrebbe comportato i problemi che, purtroppo, puntualmente si stanno verificando. Quindi, Giornalettismo segue una linea coerentissima su quest’argomento.

      3. Sempre qui su Giornalettismo, in altri pezzi linkati (ed anche qui è accennato) si è detto che ci sono ricostruzioni “riuscite” (vedi Friuli) che hanno seguito “modelli diversi” sia pe rla fase di emergenza che in quella di ricostruzione. Non si capisce (o meglio, si capisce benissimo) per quale motivo in Abruzzo si è scelta una soluzione diversa

      4. Concordo con te sul fatto che la libertà di pensiero non è la libertà di sparare cazzate. Io cerco di non abusarne, sarebbe bello che tutti cercassero di fare altrettanto, a partire da certi commentatori

      5. Mio nonno era un bravissimo capomastro. Esserne degno mi farebbe onore. E non puoi sapere se continuo (indegnamente) le sue orme…vedi punto numero 1

      Ah la prossima volta, se ne sei capace, prova ad argomentare una replica, anziché limitarti ad insultare gli altri.

      Un sorriso, con un po’ di fatica

      C.

  6. ..Uno che riesce a stare in sella 15 anni..dopo essere stato “sconfitto” 2 volte, nonostante tutte le inchieste subite, le accuse di riciclaggio, di mafia, di corruzione, (tutte ovviamente da provare) come pensate abbia fatto a stare in sella? ..L’ho sempre detto..e’ un genio!..Vedete lui e’ come gli antichi alchimisti..Lui trasforma la merda in oro! Certo non e’ che ci voleva un genio per capire che dopo un sisma cosi’ distruttivo bisognava “muoversi” bene nella prima fase..poi dopo si sa..come vanno le cose, i problemi si accavallano..basta dargli “il giusto” risalto.Poi oggettivamente c’e’ anche da capirlo…tutti contro di Lui, si deve difendere…gli ha dedicato gia’ troppo tempo a L’Aquila..Ora poi ci mancava Tartaglia….Questa non e’ merda da trasformare in oro..questo e’ Oro puro massiccio! Nella disgrazia (perche’ quando ti arriva in faccia un pezzo di duralite o plasticone da un paio di kg con tutte quelle gugliette…capisco che non e’ per nulla piacevole, e non vorrei essere al suo posto) ha avuto culo(politicamente parlando s’intende) …risalira ulteriormente nei sondaggi…gli avversari diventeranno meno aggressivi (solo il “mastino” Di Pietro non gli mollera’ il polpaccio) e Lui in queste situazioni Gongola! come molli la presa…con la Sua astuzia e il Suo genio resta a galla ( ….ohh ..cmq ha sempre i Sui 73 anni il ragazzo) Ciao F

  7. Donato De Sena

    Gran pezzo, Carlo! Complimenti. Donato.

  8. metastasio e metà io

    Nel caso di precedenti eventi quali il sisma umbro – marchigiano del ’97 si è sempre proceduto in quest’ordine: tende, container e poi casette prefabbricate di legno, mentre in contemporanea partivano i lavori di ricostruzione. In questo caso si è voluto percorrere una strada diversa passando direttamente dalle tende e dalle altre sistemazioni provvisorie (alberghi, residence etc.)direttamente alle case in muratura (sia pure prefabbricate con pannelli modulari) installate su piattaforme di cemento da 600 euro ciascuna. Perché si sia voluto seguire questa strada : megalomania, desiderio di coinvolgere nella ricostruzione ditte amiche (per la maggior parte del nord alla faccia del sostegno dell’economia locale) o altri motivi non lo so. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ma viene mascherato dalla cortina fumogena dei mezzi di informazione, circa ventimila persone sono ancora alloggiate in alberghi, il centro storico dell’Aquila e delle frazioni limitrofe è sommerso dalle macerie (non sanno neanche dove portarle) perché i soldi se li sono finiti per finanziare il progetto C.A.S.E., hanno detto che la sistemazione nei nuovi appartamenti prefabbricati sarà provvisoria, ma secondo me durerà decenni.
    Inoltrre quest’orrore architettonico, che assomiglia alle case degli IACP anni ’50, a differenza delle casette di legno che finita l’emergenza vengono smontate, non potrà essere smantellato in quanto installato su piattaforme di cemento armato, lo stesso usato per la costruzione di ponti e dighe (costebbe di più la rimozione che la costruzione). Dicono che saranno riconvertite in alloggi per studenti, ma anche questa è una favola, tra qualche decennio all’Aquila non ci saranno più studenti perché in assenza di centro storico non vi sarà più università.
    Insomma abbiamo assistito, nella disinformazione generale, all’ennesima sceneggiata di regime come nel caso dei rifiuti di Napoli, dove glil stessi sono stati trasferiti dal centro della città a discariche riaperte a forza in periferia. In quest’Italia di poveracci ipnotizzati dalla televisione non importa risolvere i problemi ma solo dare l’impressione di averli risolti.

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  11. Excellent job once again. Thanks a lot=)

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