Economia

La crisi c’è ma non si deve vedere

12 dicembre 2009

“L’Italia va meglio degli altri”. E’ la risposta automatica di ministri ed esponenti della maggioranza a chi chiede lumi sulla nostra situazione economica. Le cose stanno davvero così? Purtroppo no e vi spieghiamo perché.

Diciamoci la verità, quante volte ci è capitato di ascoltare, magari da un esponente del governo o della maggioranza, la seguente affermazione relativamente allo stato della nostra economia: “L’Italia va meglio degli altri”. In sostanza, questo refrain amplificato dai telegiornali e dalla stampa compiacente (al governo, s’intende) continua a sostenere, che l’Italia si trova in una condizione economica migliore degli altri paesi e che il nostro paese ha affrontato la crisi e ha reagito ad essa meglio di altri. Allo stesso tempo, si sostiene che la recessione italiana dipende essenzialmente dal crollo della componente estera della domanda: l’Italia, insieme alla Germania – si dice – è un paese con forte presenza di industria manifatturiera con produzione destinata alla esportazione; il crollo del commercio mondiale, di conseguenza, ha creato ripercussioni negative sui livelli di attività. In conclusione, secondo questo teorema, assurto però per bocca del governo quasi ad assioma, l’Italia è in condizioni di affrontare la ripresa meglio degli altri paesi.

LA SOLITUDINE DEI NUMERI… - Le cose, in realtà, stanno piuttosto diversamente e i motivi di preoccupazione per l’economia italiana sono molto forti. In proposito, basta considerare pochi dati. Consideriamo, per esempio, i tassi di crescita realizzati e previsti per il periodo 2008-2010 in alcuni paesi. Da essi si possono ricavare alcuni interessanti elementi di valutazione. Per prima cosa emerge che nel triennio considerato l’Italia è il paese che subisce maggiormente la crisi, a causa di una riduzione del Pil già nel 2008 (-1%), un calo del –4,8% nel 2009 e nonostante una ripresa “supposta” dell’1,1% nel 2010. Inoltre, sempre dai dati ricavati dagli ultimi outlook dell’Ocse e dal bollettino del Fondo monetario internazionale (Fmi), l’Italia fa peggio del Giappone, della Spagna, del Regno Unito, paesi notoriamente molto colpiti dalla crisi. Tra i grandi paesi europei è quello che ha il risultato peggiore: Regno Unito: -2,9; Francia: -0,6; Germania: -2,5; Spagna: -3,0. Nell’area euro solo l’Irlanda ha un risultato peggiore: –12,8. L’Italia crolla più dei paesi dell’euro: -2,6%, e dei paesi Ocse: -2,2%; nel suo complesso l’Europa fa peggio, molto peggio, degli Stati uniti, che pure sono stati l’epicentro della crisi: +0,4 rispetto a -2,6; indice del fatto che le politiche espansive e di contrasto della crisi poste in atto in America sono state molto più consistenti ed efficaci di quelle europee, non coordinate, insufficienti, o come nel caso italiano del tutto assenti.

UN’ANALISI COME NESSUNO VE LA PRESENTA - Inoltre, contrariamente alla vulgata mediatica fatta circolare artatamente dai dicasteri economici del governo Berlusconi, la caduta del Pil dell’Italia non è per niente dominata dalla caduta della domanda estera, al contrario. Infatti, i dati relativi ai primi 6 mesi del 2009 mostrano che nell’area dell’euro la recessione è dipesa per i due terzi 2/3 (67%) dalla caduta della domanda interna e per un terzo 1/3 dalla riduzione della esportazioni. In Italia, le proporzioni risultano rispettivamente tre quarti 3/4 (75%) dalla caduta della domanda interna e per un solo quarto 1/4 dal calo delle esportazioni. In sostanza, in Italia gli investimenti e soprattutto i consumi sono crollati ben più delle esportazioni. Questo sì che è un motivo di seria preoccupazione, accentuata, se possibile, dal fatto che già nel 2008 l’Italia ha mostrato una diminuzione del Pil di un punto percentuale dovuto per più del 100% (124%, per la precisione) al crollo della domanda interna, dal momento che invece il contributo netto alla crescita della bilancia commerciale è stato positivo. In poche parole, anche in questo periodo di crisi si conferma che i problemi dell’economia italiana sono seri e strutturali, e che ben difficilmente potremo fare affidamento su una ripresa rapida e sostenuta. Al contrario, il tasso potenziale di crescita dell’Italia è ormai prossimo allo zero. Con questa realtà dovremmo fare i conti nei prossimi mesi e forse anche nei prossimi anni. Ma proprio questa realtà imporrebbe scelte serie e, in ogni modo, diverse rispetto a quelle, per esempio, introdotte nella manovra Finanziaria lite 2010, ormai prossima ad essere licenziata (quasi sicuramente con l’ennesimo voto di fiducia) dalla Camera dei deputati.

9 commenti a La crisi c’è ma non si deve vedere

  1. Corsaro rosso

    La solitudine dei numeri… primi ci ha reso ultimi. Ma non facciamolo sapere a Minzolini, per carità. Sarebbe capace di fare un altro editoriale per smentire questo articolo disfattista e, visto che parla di lavoratori, pure un poco comunista. ;-)

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  3. Quest’analisi è come al solito precisa e non fa una grinza.

    C’è un ulteriore elemento di preoccupazione: la progressiva sostituzione delle ore di Cig “ordinaria” (crisi congiunturale e temporanea” con quelle di Cig straordinaria (crisi strutturale e “permanente”). Pur al netto di possibili utilizzi “impropri” della straordinaria, dovuto solo a cause “amministrative”, è un dato che ci dice che per molte imprese la crisi non solo non passa, ma si aggrava.

    UN caro saluto

    Carlo

    • Grazie Carlo. Oggi, se dai uno sguardo ai tg di “regime”, sta andando in onda un’altra bufala mediatica da dare in pasto al popolo – adesso ci vuole – bue. I 100 miliardi rientrati in Italia grazie allo scudo. Bufala, poiché si tratta della cifra inizialmente “pensata” dal governo per raggranellare quei 5 miliardi da mettere in finanziaria (il governo, però, ne ha impegnati solo 3,7) dall’irrisorio 5% di tassa imposta a questi capitali “evasi” al Fisco. La disinformazione “palese” sta nel dire che quei 100 miliardi sono rientrati in Italia, magari pronti ad essere reinvestiti in aziende e società. La stragrande maggioranza di questi soldi (azzardo l’70-80%) è stata solo regolarizzata, vale a dire che continuano a “giacere” all’estero e a godere di regimi fiscali più favorevoli del nostro. In poche parole, siamo davanti ad una colossale operazione di riciclaggio di Stato, fatta in favore di evasori (e forse pure di peggio). Adesso, però, bisogna far credere che questi soldi favoriranno una ripresa che non c’è. In base alle previsioni Ocse, col ritmo di crescita previsto per il nostro paese nel 2010, torneremo ai livelli di Pil che avevamo nel 2007 solo nel 2015. Nessuno faticherà tanto a “rientrare” quanto noi, in Europa. Per di più avremo un fardello ulteriore. Un debito pubblico al 120% del Pil e un deficit al 5,5%. Ma questo, statene certi tu e pure Corsaro, non lo dirà Minzolini. Gli interessi del Capo, come sappiamo, spesso – se non sempre… – non coincidono mai con quelli del popolo (da cui pure si vanta di essere stato unto).

  4. Penelope

    Riguardo alla disoccupazione, direi che la nostra è la situazione più grave d’europa. Perchè? Semplicissimo.
    Noi non abbiamo ammortizzatori sociali universali. Ci sono i figli della gallina bianca, e i figli della gallina nera. Quelli della gallina bianca accedono alla cassaintegrazione (lasciamo perdere di che tipo). Gli altri s’attaccano al tram.
    In base a questo e ad altri dati sulla crisi, l’Italia dovrebbe conteggiare nel computo dei disoccupati pure i cassaintegrati perchè i cassaintegrati sono persone praticamente licenziate o in procinto di esserlo.
    Noi non li conteggiamo e droghiamo in pratica i conti sui VERI disoccupati.
    Anche i cassaintegrati sono disoccupati. Il nostro è un espediente comodo nato nel nostro sistema iniquo. Un licenziato non accede alla cassaintegrazione.
    Ma 300 quasi licenziati si. solo che il primo, che non ha un cazzo se non un sussidio magari pure una tantum perchè cocococodesticazzi, viene conteggiato. Gli altri 300 no.
    Pensateci un attimo.
    Se avessimo degli ammortizzatori sociali universali avremmo un tasso di disoccupazione SPAVENTOSO.
    Altro che cig e ciag e ciug.

  5. Alessandro

    Oggi sono andato ad acquistare un po’ di regali per i parenti, cercando di risparmiare il più possibile. Per la prima volta da che mi ricordi, né l’ho mai sentito dire, ho visto una gioielleria che sotto le feste pratica sconti dal 20% fino al 40%. E no, non sta chiudendo né deve rinnovare i locali.
    Questo per dire che, secondo me, la maggior parte delle persone vede i segni tangibili della crisi ogni giorno della propria vita. Credo siano davvero in pochi a credere ai messaggi ottimistici di questo governo e dei media che lo sostengono a spada tratta e senza più alcun pudore. Forse qualcuno ancora vuol credere, vuol sperare che ala maggioranza per cui ha votato stia effettivamente agendo il meglio possibile per affrontare la crisi. Ma quando ne parlo coi miei conoscenti che ancora appoggiano Berlusconi, la maggior parte ammette che la crisi c’è, eccome. Forse gli basta illudersi che ci sia “un po’ meno che nel resto d’Europa”. Basta un servizio del tg sui problemi economici di Spagna e Grecia, Paesi con maggioranza di “Sinistra”, per rincuorarli.

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