Le mani della mafia italiana sul Kenya

di - 31/07/2012 - La comunità italiana di Malindi, costa del Kenya, Africa Orientale, è una delle più numerose del mondo. La città è da tempo meta prediletta del turismo italiano, ma non solo: anche degli investimenti, dei denari, del mercato immobiliare e delle

Le mani della mafia italiana sul Kenya
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La comunità italiana di Malindi, costa del Kenya, Africa Orientale, è una delle più numerose del mondo. La città è da tempo meta prediletta del turismo italiano, ma non solo: anche degli investimenti, dei denari, del mercato immobiliare e delle costruzioni. E, si apprende, della mafia: ben più. Pare che, secondo le notizie della cronaca locale, la città keniota sia praticamente controllata dalla mafia italiana.

 

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NOTIZIE DELICATE - C’è un giornalista dello Standard, quotidiano del Kenya, che si chiama Paul Gitau e che da qualche tempo segue in maniera ravvicinata e costante l’attività delle mafie italiane sulla costa africana.

“La società legale del Kenya”, ha scritto Gitau, “afferma di avere prove del fatto che la città costiera sia fermamente nella morsa della mafia italiana, che controlla e compromette l’amministrazione della giustizia. (…) Per lungo tempo la mafia italiana ha avuto un’influenza immensa sull’apparato di sicurezza e sul sistema giudiziario di Malindi, permettendo un “clima di impunità”.

LE MINACCE - “Hanno il controllo di Malindi”, dice Mr Mutua della LSK, “della polizia, dei tribunali, della giustizia”, spiega l’uomo della Law Society. Dopo la pubblicazione sullo Standard di questo articolo, l’Atlantic, popolare media americano, ha tracciato il seguito della storia. Gitau è stato contattato da un non meglio identificato “investitore italiano” che al telefono gli ha detto: “Abbiamo formato un comitato e ci siamo incontrati per trattare con l’autore. Domani ci possiamo incontrare e, se coopererà con noi, sarà salvo”. Insomma, una minaccia di morte: “Ha parlato con amici, contattato un avvocato, riportato la questione alla polizia, chiesto protezione, che non ha ricevuto”. La polizia, generalmente molto corrotta, non prende una posizione chiara sull’occupazione della costa keniota da parte della mafia italiana, né ammette di avere sul tavolo il caso di Gitau.

PADRONI DI MALINDI - Insomma, come se niente fosse accaduto. “La stessa persona che dovrebbe proteggermi dice di non sapere nulla della questione. Il che significa che è parte in causa”, dice Gitau. La comunità italiana a Malindi è molto più ricca della media della popolazione: secondo un ex lavoratore maschile dell’industria del sesso, “la maggior parte degli italiani qui sono coinvolti nell’industria della droga o del sesso. E quando se ne vanno da qui, lasciano le loro impronte. Le vite sono rovinate”. La zona sta diventando un hub di primissimo livello per il commercio internazionale di droga, sostituendo l’Africa occidentale nel ruolo di snodo verso l’Europa dal Sud America. Le tradizionali rotte, quelle che passano dalla costa occidentale e dalla Turchia, sono ormai note alle forze dell’ordine e il fronte di Malindi può essere molto interessante: James Kitau è un contractor attivo nel settore immobiliare che dice di poter vantare “contatti” con tutto l’ambiente che conta. “Ho visto case con linee satellitari sicure e tunnel sottomarini che si dirigono in case principesche, e vascelli che entrano nelle proprietà senza essere visti. Hanno navi veloci. Portano la droga dentro e la mescolano con altre merci. La importano dal mare”, spiega Kitau.

POSTI FAMILIARI - Droga. Riciclaggio. Prostituzione: secondo gli esperti dal Kenya gli agenti italiani inviano elementi pronti ad inserirsi nell’industria del sesso europea. Malindi sembra il paradiso della nuova criminalità, e gli italiani la fanno da padrone. “Tradizionalmente gli italiani qui a Malindi sono tanti”, dice Federico Varese, esperto di mafia e docente ad Oxford: “Le reti criminali devono investire in affari profittevoli, spesso altrove. E lo fanno in comunità che conoscono, dove hanno amici e consulenti finanziari oscuri”.

 

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6 Commenti

  1. Tulio scrive:

    Ho vissuto per tredici anni a Malindi, sono rientrato in Italia dieci anni fa, è vero a Malindi la mafia è fortemente presente, ma chi la attua sono gli organi preposti alla sicurezza, i tribunali, gli uffici dell’immigrazione, ricordo bene che i primi anni della mia permanenza a Malindi, il venerdì ci spostavamo in altre città per evitare che la polizia venisse ad arrestarci inserendo prove come valuta estera (a quei tempi i residenti non potevano tenere in casa valuta estera) ed altre cose; lo scopo era portarci in prigione per poi andare il Lunedì in corte, chiaramente chiedevano una tangente per non arrestare i malcapitati. I tribunali…. se un bianco ha una controversia con un nero il bianco perde la causa a meno che non sottosta alle richieste dei magistrati (si parla di tanto denaro), una forma di sfruttamento la praticano i giornalisti menzionati sopra che per aumentare la tiratura e cercare lo scoop invertono la situazione e mentono, la cosa più umiliante per la categoria dei giornalisti è che sanno di mentire ma questo li fa guadagnare.
    probabilmente questa mia testimonianza sara oscurata, ma spero che i giornalisti di questo sito non siano come quelli citati nell’articolo,.
    Chiarisco in una comunità popolosa come quella Italiana c’è qualche mela marcia, forse più di qualche ma la maggioranza è tutta gente onesta in ogni caso non c’ nessuna mafia Italiana.
    Il mio nome Mzee Baridi

  2. nicola tavoni scrive:

    Nicola Tavoni · Liceo Scientifico Villoresi S. Giuseppe
    Gent.mo Sig. Caldarelli,
    chiedo cortesmente se posso diventare anch’io un giornalista. Mi diletto nel copia-incolla dai piu’ svariati siti, specialmente da Suoi colleghi copiaincollini. Anche io non verifico assolutamente le fonti ma mi butto alla grande avendo piena fiducia nel mio copia-incolla. Perchè perdere tempo in verifiche inutili ? Se il collega Paul Gitau dice che a Malindi ci sono i tunnel sottomarini per accedere alle ville di Tony Montana e fare il carico di bamba e robba, perchè non credergli ?
    Mi indichi cortesemente dove inviare il mio curriculum per essere assunto in redazione.
    In attesa di cortese riscontro
    cordiali saluti

    • il moralizzatore scrive:

      Lascia perdere, dai concetti che esprimi sembra che ti basti e ti avanzi continuare a fare il maestro di liceo..

      • nicola tavoni scrive:

        Il maestro di Liceo ?
        Cazzo mi avevano detto che per insegnare al liceo bisognava laurearsi !!
        Grazie della dritta, esimio Professore.

  3. charlie scrive:

    Bella Nicola…approvo…Paul sei triste…
    Cmq per quelli che poi magari a ste cose ci credono anche…io son residente a malindi da anni…evito di vantarmi di ogni tipo di conoscenza,ma purtroppo penso di avere una versione abbastanza ampia del luogo…baloladrirdi e scappati dall’italia tanti…ladri e truffatori abbastanza per rovinare sto posto..

  4. mr c scrive:

    Bella Nicola…approvo…Paul sei triste…
    Cmq per quelli che poi magari a ste cose ci credono anche…io son residente a malindi da anni…evito di vantarmi di ogni tipo di conoscenza,ma purtroppo penso di avere una versione abbastanza ampia del luogo…balordi e scappati dall’italia tanti…ladri e truffatori abbastanza per rovinare sto posto.,cosa strana che qui camminano ancora a testa alta e con le loro gambe,Lol….mafia?ma se qua non c’è onore…ps.c’è tanta brava gente…ps s credo che ormai il kenya non abbia piu senso…

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